A volte la storia del rock nasce da incontri casuali e convivenze improbabili. Nella Los Angeles di fine anni Sessanta, due giovani band in cerca di spazio si ritrovarono sotto lo stesso tetto. Le loro ambizioni si intrecciarono con momenti surreali, vissuti tra palchi psichedelici e cucine piene di cornflakes. Dall’arrivo improvviso dei Pink Floyd a casa degli Alice Cooper alle stranezze di Syd Barrett, ogni giorno portava un nuovo episodio da ricordare. Quello che ne nacque fu una delle storie più peculiari della scena rock dell’epoca.

Oggi ti racconto di come un momento di difficoltà dei Pink Floyd abbia portato a una convivenza incredibile con Alice Cooper...
Pink Floyd Alice Cooper – © Alamy, PA, link, © Kreepin Deth, link, CC BY-SA 3.0

Quando i Pink Floyd bussarono alla porta

Alla fine degli anni Sessanta la formazione britannica dei Pink Floyd era ancora agli esordi. In quel periodo comprendeva Syd Barrett, Richard Wright, Roger Waters e Nick Mason. La band era negli Stati Uniti per promuovere l’album The Piper at the Gates of Dawn con apparizioni in club e allo show televisivo American Bandstand.

Dall’altra parte, gli Alice Cooper, allora conosciuti come Nazz, cercavano ancora la loro identità e non avevano pubblicato un disco. Suonavano rock psichedelico e proprio per questo volevano assistere allo show dei musicisti britannici. L’incontro fu immediato e decisivo, soprattutto quando i Floyd finirono i soldi e andarono a vivere a casa loro.

ANNUNCIO

Le mattine con Syd Barrett

La convivenza rivelò subito la fragilità di Syd Barrett, tra uso di droghe e problemi di salute mentale non ancora diagnosticati. Alice Cooper ricordava di trovarlo seduto davanti a una scatola di cornflakes, intento a fissarla come fosse uno schermo televisivo. Le sue oscillazioni emotive e comportamentali colpirono tutti nella casa.

Anche il chitarrista Glen Buxton ricordava episodi sorprendenti. Raccontò di momenti in cui sembrava di comunicare con Barrett tramite una sorta di telepatia. Una presenza silenziosa e allo stesso tempo intensa, che lasciò segni profondi sui loro ricordi.

Il palco come riflesso del caos

Durante l’esibizione dei Pink Floyd ad American Bandstand, Barrett rimase quasi immobile, distaccato da tutto. Anche lo show al Fillmore Auditorium non andò meglio, con la chitarra scordata apposta e colpi che generavano un rumore irriconoscibile. Era un periodo turbolento che anticipava la sua uscita definitiva dal gruppo.

Brownie… psichedelici e un’audizione memorabile

Paradossalmente, la stessa atmosfera sregolata portò fortuna agli Alice Cooper. Durante il soggiorno dei Floyd, la band americana ottenne un’audizione al locale Gazzarri’s, punto di riferimento della Sunset Strip. I Floyd decisero di accompagnarli e prepararono dei brownie pieni di sostanze stupefacenti. A metà concerto, Alice Cooper perse l’orientamento e cadde dal palco più volte. Il risultato fu inaspettatamente positivo: il locale li ingaggiò.

Nuove amicizie e nuovi inizi

In quel periodo gli Alice Cooper legarono anche con i Doors, e più tardi Robby Krieger suonò un assolo nel brano Black Mamba. Allo stesso tempo la band cercava un chitarrista con la singolarità di Buxton e lo trovò in Gyasi.

ANNUNCIO
Oggi ti racconto di come un momento di difficoltà dei Pink Floyd abbia portato a una convivenza incredibile con Alice Cooper...
Alice Cooper – © Ralph Arvesen, link, CC BY 2.0

Per i Pink Floyd invece l’era Barrett stava terminando. Nel 1968 la band lo sostituì con David Gilmour, segnando l’inizio di una nuova fase artistica. Barrett proseguì brevemente come solista, per poi ritirarsi a vita privata fino alla sua scomparsa nel 2006.

Contenuti correlati:

* Questo post contiene link affiliati e/o widget. Quando acquistate un prodotto tramite un nostro partner affiliato, riceviamo una piccola commissione che ci aiuta a sostenere il nostro lavoro. Non preoccupatevi, pagherete lo stesso prezzo. Grazie per il vostro sostegno!

Giuseppe Ruocco