L’8 aprile 1994 il mondo scopriva della morte di Kurt Cobain, voce e simbolo dei Nirvana, trovato senza vita nella sua casa di Seattle. Da allora, la sua morte è diventata una ferita aperta nella storia del rock. Oggi, a oltre trent’anni di distanza, un nuovo studio forense riporta quel caso al centro dell’attenzione: non con teorie da forum, ma con un’analisi tecnica che contesta alcuni punti chiave dell’inchiesta ufficiale.

Uno studio del 2025 mette in dubbio la versione ufficiale sulla morte di Kurt Cobain, citando incongruenze forensi su arma e tossicologia
Kurt Cobain ai MTV Unplugged – © Mahesh Sridharan, link, CC BY 2.0

Perché si parla di nuovo della morte di Kurt Cobain

Il 5 novembre 2025 la rivista accademica International Journal of Forensic Sciences ha pubblicato uno studio intitolato “A Multidisciplinary Analysis of the Kurt Cobain Death”, guidato dal ricercatore indipendente Bryan R. Burnett insieme a un team internazionale di specialisti forensi.

Secondo gli autori, alcuni elementi tecnici dell’indagine del 1994 meriterebbero una rilettura alla luce di documenti e analisi oggi disponibili, tra cui report originali del Washington State Patrol Crime Laboratory resi pubblici solo negli ultimi anni. Lo studio non equivale a una riapertura ufficiale del caso, ma mette in discussione la conclusione di suicidio formulata all’epoca dal Dipartimento di Polizia di Seattle.

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Cosa contesta lo studio forense

Lo studio affronta quattro punti centrali: arma, tracce ematiche, tossicologia e lettera d’addio. Le osservazioni vengono presentate dagli autori come incongruenze tecniche rispetto alla ricostruzione ufficiale.

Arma e bossolo

Kurt Cobain fu trovato morto con un fucile semiautomatico Remington M11 calibro 20 in mano. Secondo lo studio, la posizione della mano sinistra serrata intorno alla canna avrebbe potuto interferire con il normale funzionamento meccanico dell’arma, in particolare con l’espulsione del bossolo.

Gli autori citano test balistici secondo cui la presenza della mano avrebbe potuto inibire l’azione di rinculo necessaria a espellere il bossolo. Tuttavia, il bossolo fu ritrovato sul pavimento della serra. Per il team di ricerca, questo elemento rappresenterebbe un punto da riesaminare.

Tracce ematiche

Un altro aspetto riguarda il cosiddetto “backspatter”, ovvero lo schizzo ematico di ritorno che, secondo la ricostruzione ufficiale, avrebbe dovuto interessare anche la mano che impugnava l’arma.

Lo studio sostiene che tracce ematiche significative non sarebbero state rilevate sulla mano sinistra, mentre sarebbero presenti sul compensatore del fucile. Inoltre, viene menzionata una macchia di trasferimento sul pollice sinistro, che gli autori interpretano come possibile segno di contatto con la canna già insanguinata dopo l’evento letale. Si tratta di un’interpretazione tecnica che non è stata oggetto di una nuova valutazione ufficiale.

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Tossicologia

Particolare attenzione è dedicata ai livelli di morfina nel sangue, indicati in 1,52 milligrammi per litro. Gli autori richiamano dati dell’International Association of Forensic Toxicologists (TIAFT), secondo cui tale valore sarebbe molto superiore a una dose terapeutica standard e rientrerebbe in un intervallo potenzialmente letale.

Secondo lo studio, un livello così elevato metterebbe in dubbio la capacità della vittima di compiere una serie di azioni complesse subito dopo l’assunzione della sostanza. Anche in questo caso, si tratta di una rilettura critica di dati già presenti nel fascicolo originale.

Lettera d’addio

Infine, lo studio analizza la celebre lettera indirizzata all’amico immaginario “Boddah”. Gli autori evidenziano una differenza stilistica tra la parte iniziale, incentrata sulla disillusione artistica, e le ultime righe, che fanno riferimento diretto alla moglie Courtney Love e alla figlia Frances.

Secondo il team, proprio le ultime frasi meriterebbero un’analisi più approfondita. Lo studio non fornisce però conclusioni definitive sull’autenticità del documento, limitandosi a segnalare presunte incongruenze stilistiche.

Uno studio del 2025 mette in dubbio la versione ufficiale sulla morte di Kurt Cobain, citando incongruenze forensi su arma e tossicologia
© link, CC BY-NC 4.0

Qual è la versione ufficiale

Nel 1994 il Dipartimento di Polizia di Seattle concluse che Kurt Cobain si era tolto la vita con un colpo di fucile esploso all’interno della bocca. Il medico legale stabilì che la morte risaliva al 5 aprile, mentre il corpo fu ritrovato l’8 aprile.

Nel corso degli anni, le autorità hanno più volte ribadito che non vi erano elementi sufficienti per riaprire il caso. Anche dopo la pubblicazione dello studio del 2025, la polizia di Seattle non ha annunciato alcuna nuova indagine.

Morte di Kurt Cobain: il caso resta chiuso, per ora

Lo studio pubblicato nel 2025 rappresenta un contributo accademico che propone una rilettura tecnica di alcune prove. Tuttavia, non costituisce una revisione giudiziaria né comporta automaticamente conseguenze legali.

Senza nuove prove materiali o un’iniziativa ufficiale delle autorità competenti, la morte di Kurt Cobain resta formalmente classificata come suicidio. Il dibattito pubblico può riaccendersi, ma sul piano istituzionale il caso rimane chiuso, almeno per ora.

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Giuseppe Ruocco