Il suono non basta. O forse sì? Nel pieno dell’evoluzione digitale della chitarra, una delle voci più autorevoli del blues-rock rimette al centro una domanda scomoda: il gear moderno può davvero sostituire ciò che ha reso un chitarrista iconico? Nelle ultime ore, Joe Bonamassa è tornato sul tema con una riflessione che chiama in causa direttamente Eddie Van Halen e il ruolo della tecnologia nel definire un’identità musicale. Non è una bocciatura, ma un dubbio che riapre un dibattito sempre più acceso tra chitarristi.

Joe Bonamassa tira in causa Eddie Van Halen e dice la sua nell'infinito dibattito tra digitale e analogico...
Joe Bonamassa su Eddie Van Halen e il digitale – © Dmileson, link, CC BY-SA 4.0 – Immagine della pedaliera generata con IA

Cosa ha detto Joe Bonamassa

Joe Bonamassa interviene nel dibattito sul digitale partendo da un presupposto chiaro: non è una critica diretta alla tecnologia. Il riferimento a sistemi moderni come il Quad Cortex arriva in un contesto più ampio, dove il punto centrale è il rapporto tra suono e identità.

La sua osservazione ruota attorno a una domanda: un chitarrista come Eddie Van Halen sarebbe stato percepito allo stesso modo utilizzando strumenti digitali moderni?

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Il passaggio è rilevante perché non mette in discussione la qualità delle tecnologie attuali, ma il loro impatto nella costruzione di uno stile riconoscibile.

Il riferimento a Eddie Van Halen

Quando Bonamassa cita Eddie Van Halen, lo fa per dare un esempio di unicità sonora costruita anche attraverso limiti, sperimentazione e contesto tecnologico.

Il punto non è stabilire se il digitale sia meglio o peggio, ma sottolineare come il percorso che ha portato a quel suono fosse strettamente legato agli strumenti disponibili all’epoca.

Il dubbio implicito è semplice: cambiando il mezzo, cambia anche il risultato percepito?

Digitale vs analogico: perché il dibattito conta oggi

Il tema della “battaglia” tra digitale e analogico non è nuovo, ma oggi è più centrale che mai. L’evoluzione di modeler e profiler ha reso accessibili suoni prima legati a setup complessi e costosi, oltre ad aver dato la possibilità di avere tutto sempre a disposizione in un’unica piccola pedaliera.

Questo ha portato a due visioni: da un lato chi vede nel digitale una democratizzazione del suono e
dall’altro chi ritiene che l’identità musicale non possa essere separata dal percorso tecnico e creativo.

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Bonamassa si mette esattamente in mezzo a queste due: non rifiuta la tecnologia, ma invita a interrogarsi sul suo ruolo reale.

Perché questa dichiarazione sta facendo discutere

La riflessione tocca un punto sensibile per i chitarristi: cosa rende davvero riconoscibile un musicista?

Non è solo una questione di attrezzatura, ma di approccio, contesto e sviluppo artistico. Ed è proprio questo che rende il tema attuale anche per le nuove generazioni, cresciute con strumenti digitali già avanzati.

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Giuseppe Ruocco