Oggi la scena musicale perde una delle sue voci più originali e influenti. Michael Eugene Archer, noto al mondo come D’Angelo, è morto all’età di 51 anni, dopo una lunga e privata battaglia contro un cancro al pancreas. È stato un artista che ha saputo unire il profondo della tradizione soul con l’innovazione del funk, del jazz e dell’hip-hop, contribuendo a definire il genere neo-soul. Sebbene la sua discografia sia contenuta, ogni album è diventato un punto di riferimento. Il suo impatto si misura non solo nei premi e nel successo commerciale ma nell’ispirazione lasciata a intere generazioni di musicisti e appassionati.

Chi è D’Angelo
D’Angelo è nato il 11 febbraio 1974 a Richmond, in Virginia, negli Stati Uniti. Fin da bambino ha mostrato un talento musicale precoce: iniziò a suonare il pianoforte già a tre anni, in un contesto di musica gospel nella chiesa pentecostale del padre.
Durante l’adolescenza ha partecipato a vari concorsi locali, formando gruppi e affinando le proprie capacità vocali e strumentali.
Una carriera breve ma intensa
Il suo primo album, Brown Sugar, pubblicato nel 1995, lo ha posto all’avanguardia del neo-soul, unendo elementi di R&B classico, hip-hop e funk. Tra i brani più celebri di quel periodo ci sono Lady e Brown Sugar.
Nel 2000 è uscito Voodoo, lavoro acclamato per la profondità espressiva, per le sonorità sperimentali, per le collaborazioni e per il modo in cui ha ridefinito la performance live. Untitled (How Does It Feel) è diventato uno dei suoi pezzi più iconici.
Dopo un lungo periodo lontano dal rilascio di nuovi album, è tornato nel 2014 con Black Messiah, che ha raccolto grandi consensi sia dalla critica sia dal pubblico. Pur non producendo molte opere in tutta la vita, ciascuna delle sue tre uscite principali ha lasciato un segno profondo.
D’Angelo e i suoi musicisti
Una parte fondamentale dell’eredità di D’Angelo è la rete di collaborazioni che ha costruito, spesso in modo molto intimo e creativo, non solo in studio ma anche live.
Il collettivo Soulquarians fu uno spazio creativo centrale: includeva personalità come Questlove, Pino Palladino, Erykah Badu. In questo contesto D’Angelo non solo cantava ma partecipava anche come multi-strumentista, suonando tastiere, basso, e in alcune tracce la chitarra.
The Soultronics fu la band che lo accompagnò in tour durante il periodo di Voodoo. Membri come Chalmers “Spanky” Alford alla chitarra, Pino Palladino al basso, Questlove alla batteria, James Poyser alle tastiere, Roy Hargrove alla tromba furono parte integrante del suono che rese le sue performance così memorabili.
Isaiah Sharkey ha raccontato di aver suonato la chitarra per lui in Black Messiah, usando modelli particolari come la Lucille versione BB King, una Fender Stratocaster modificata.
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