Per anni Paul McCartney ha raccontato quella storia con un misto di ironia, amarezza e incredulità. Un’amicizia artistica nata in studio, tra entusiasmo creativo e rispetto reciproco, che finisce trasformata in una delle operazioni di business più discusse della musica moderna. Non si tratta solo di una questione personale tra due superstar. L’acquisto del catalogo di John Lennon e Paul McCartney da parte di Michael Jackson ha segnato un punto di non ritorno nel modo in cui gli artisti guardano alla proprietà intellettuale, all’editoria musicale e al confine fragile tra affari e lealtà.

Da amici a colleghi a quasi sconosciuti ecco la storia del tradimento di Michael Jackson verso Paul McCartney
Michael Jackson, Paul McCratney – © Francesco, link, CC BY-SA 2.0 – © Raph_PH, link, CC BY 2.0

L’incontro tra Paul McCartney e Michael Jackson

Quando Michael Jackson chiama Paul McCartney per la prima volta, siamo all’inizio degli anni Ottanta. Jackson ha appena pubblicato Off The Wall ed è affamato di crescita artistica. McCartney è già una leggenda vivente, reduce dai The Beatles e da una carriera solista consolidata.

L’incontro avviene in Inghilterra, in un clima informale. I due scrivono insieme, registrano, girano video. Nasce una collaborazione reale e anche un’amicizia. McCartney descrive Jackson come entusiasta, curioso, estremamente concentrato sulla musica.

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La collaborazione artistica e il clima di fiducia tra Jackson e McCartney

Durante quelle sessioni brevi ma intense, McCartney scrive due canzoni con Jackson. Il rapporto è paritario, basato su stima e divertimento. Non c’è alcuna percezione di rivalità o sospetto.

In quel periodo McCartney parla apertamente a Jackson di business musicale. Gli spiega quanto sia importante possedere i diritti, entrare nell’editoria musicale, controllare il proprio catalogo. È un consiglio dato con l’esperienza di chi, da giovane, aveva firmato accordi senza comprenderne le conseguenze.

Il nodo dei diritti Lennon McCartney

McCartney racconta un punto cruciale. Lui e John Lennon non avevano capito davvero cosa significasse possedere una canzone. Pensavano che la musica fosse di tutti. Questa ingenuità li porta a perdere il controllo del catalogo Northern Songs, che finisce progressivamente nelle mani di altri.

Quando a McCartney viene offerta la possibilità di ricomprare quelle canzoni, prova disagio. Non vuole possedere solo se stesso. Contatta Yoko Ono, ma il prezzo sale rapidamente. Intanto i proventi enormi di Thriller rendono Jackson uno degli uomini più forti dell’industria.

“Comprerò le tue canzoni”: da battuta a realtà

Michael Jackson inizia a scherzare, dice a Paul McCartney che comprerà le sue canzoni. Lo ripete più volte. McCartney ride, pensa sia una battuta. Non lo prende sul serio.

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Poche settimane dopo arriva la telefonata. “Michael Jackson ha comprato le tue canzoni”. Non è più una battuta. È un fatto compiuto.

Qui nasce il senso di tradimento. Non tanto per l’operazione in sé, quanto per il contesto. McCartney aveva appena spiegato a Jackson quanto fosse importante l’editoria musicale. Jackson ascolta, impara e agisce.

Arte contro business: due visioni inconciliabili

Negli anni successivi, McCartney prova a parlare con Jackson. Il nodo non è solo economico. È etico. McCartney non accetta l’uso commerciale delle canzoni dei Beatles per pubblicità e campagne di brand.

Per lui brani come Revolution non sono prodotti. Rappresentano idee, posizioni, una relazione con il pubblico. Jackson risponde sempre allo stesso modo. “Sono solo affari, Paul“.

Da quel momento il rapporto cambia. Non esplode, ma si raffredda. Due visioni opposte della musica convivono senza più incontrarsi.

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Ulteriori informazioni

Perché questa storia è ancora rilevante oggi

Oggi gli artisti parlano continuamente di cataloghi, diritti, vendite milionarie a fondi di investimento. Quella vicenda è uno dei primi grandi casi in cui il valore del catalogo supera il valore dell’opera in sé.

McCartney rappresenta l’artista che difende il significato culturale della musica. Jackson incarna l’artista imprenditore che capisce prima degli altri quanto valgano quei diritti nel lungo periodo.

Il presunto tradimento di Michael Jackson non è una pugnalata alle spalle, ma uno scontro tra due modi di intendere la musica. Paul McCartney perde una battaglia simbolica, ma contribuisce a cambiare per sempre la consapevolezza degli artisti sui propri diritti.

Oggi quella storia suona meno come un dramma personale e più come un manuale non scritto dell’industria musicale moderna.

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Giuseppe Ruocco