Essere una leggenda della chitarra non ti mette al riparo dalle polemiche, anche se ti chiami Steve Lukather e stai tenendo un seminario gratuito davanti a una platea di studenti della Berklee. Il chitarrista dei Toto ha raccontato di non essere mai più tornato a tenere clinic in quell’accademia dopo una battuta fatta durante un incontro dedicato alla tecnica chitarristica. Un episodio che, al di là della provocazione, riapre una discussione più ampia su linguaggio, contesto e cultura nelle scuole di musica professionali.

Steve Lukather racconta perché non sarebbe più tornato a Berklee
Secondo il racconto di Steve Lukather, tutto è accaduto durante un seminario tenuto gratuitamente alla Berklee College of Music, una delle istituzioni musicali più note al mondo.
Il chitarrista dei Toto ha spiegato che, mentre rispondeva a una domanda sulla tecnica chitarristica e sull’uso degli eccessi virtuosistici nelle sessioni professionali, fece una battuta volutamente provocatoria per rendere il concetto più diretto al pubblico.
Nel ricordare l’episodio, Lukather ha raccontato di essersi poi sentito dire che una persona presente in sala si era lamentata del commento, aggiungendo che da quel momento non sarebbe più stato invitato a tornare.
Va precisato che il racconto è riportato esclusivamente dalla versione di Luke e non risultano conferme pubbliche indipendenti su un eventuale ban formale da parte dell’istituto.
La battuta durante il seminario e il contesto tecnico del discorso
Nel suo racconto, Steve Lukather ha raccontato che la battuta arrivò mentre stava parlando ai ragazzi della Berklee di tecnica “estrema” e del rischio di trasformare il virtuosismo in un esercizio fine a sé stesso. Per citare Luke, la battuta fu:
“È come avere un c***o di 50 centimetri… è bello farlo vedere, ma in quanti posti potrai usarlo?!”
La metafora era pensata per sottolineare un concetto che da anni ripete nei suoi clinic: avere grandi capacità tecniche non significa automaticamente saperle usare musicalmente.
Più che una semplice provocazione, quella battuta si inseriva quindi in una riflessione nota a chi segue il pensiero di Lukather sulla chitarra moderna, spesso critico verso l’idea che la velocità o la complessità tecnica bastino a rendere memorabile una performance.
Perché questa storia va oltre la polemica
Al di là dell’aneddoto, il racconto di Lukather tocca un tema ricorrente nella didattica musicale contemporanea.
Da una parte c’è la crescente attenzione delle istituzioni accademiche verso linguaggio, sensibilità e contesto professionale. Dall’altra resta il dibattito su quanto l’ambiente musicale, storicamente informale e spesso ruvido nel linguaggio, stia cambiando rispetto agli standard del passato.
Nel caso di Steve Lukather, la storia ha attirato attenzione non solo per la polemica, ma perché arriva da uno dei session player più influenti della sua generazione, un musicista la cui opinione su tecnica e musicalità continua a pesare nel dibattito chitarristico internazionale.
Contenuti correlati:
* Questo post contiene link affiliati e/o widget. Quando acquistate un prodotto tramite un nostro partner affiliato, riceviamo una piccola commissione che ci aiuta a sostenere il nostro lavoro. Non preoccupatevi, pagherete lo stesso prezzo. Grazie per il vostro sostegno!
- “Ovviamente era una battuta”: ecco perché Steve Lukather è stato bannato dalla Berklee - 11. Aprile 2026
- Non è nato come inno femminista: la vera storia della hit di Cyndi Lauper - 10. Aprile 2026
- Collezionismo o suonabilità? Cosa rende speciale la Axis 30th - 9. Aprile 2026




