Detto da un musicista come Eric Johnson, sorprende ancora di più. Uno dei chitarristi più associati alla ricerca maniacale del dettaglio in studio oggi sostiene che inseguire la perfezione troppo a lungo possa fare più danni che benefici. In una recente intervista, il virtuoso texano ha spiegato perché molte performance perdono forza proprio quando si cerca di rifinirle all’infinito, offrendo una riflessione che tocca da vicino chiunque registri musica, dal professionista all’home recordist.

Il virtuoso rivaluta le first take: per Eric Johnson l’emozione si perde quando si cerca la perfezione in studio.
Eric Johnson e la ricerca della perfezione – © Laurent Besson, link, CC BY-NC-ND 3.0

Cosa ha detto Eric Johnson sulla perfezione in studio

Nel corso di una recente intervista a Guitar Interactive Magazine, Eric Johnson ha spiegato di aver cambiato prospettiva sulla ricerca della perfezione in fase di registrazione.

“Mi ci è voluto molto tempo per capire che puoi passare un’eternità a cercare di rendere qualcosa perfetto. Non significa che sia diventato migliore. È solo diventato diverso.”

Per il chitarrista, il problema è che continuare a registrare nuove versioni della stessa parte non migliora automaticamente il risultato. In molti casi, secondo lui, la performance perde qualcosa di essenziale.

ANNUNCIO

“Molte volte, anzi, finisce per essere peggiore.”

Perché questa dichiarazione pesa detta da lui

Le parole di Eric Johnson hanno un peso particolare perché arrivano da un musicista storicamente noto per l’attenzione quasi ossessiva al dettaglio sonoro e all’esecuzione.

Nel corso della sua carriera, il chitarrista texano si è costruito la reputazione di perfezionista assoluto, diventando uno dei punti di riferimento della chitarra tecnica moderna accanto a nomi come Joe Satriani e Steve Vai.

Proprio per questo, sentirlo affermare che la ricerca della perfezione può peggiorare una take rappresenta una presa di posizione significativa.

Il rischio di perdere l’emozione nella performance

Secondo Johnson, il prezzo più alto del perfezionismo eccessivo è la perdita di spontaneità.

Il chitarrista sostiene che l’emozione sia una sorta di muscolo creativo che va allenato, e che registrare troppe take rischi di indebolirlo.

“Paghi un prezzo per questo in termini di emozione.”

Per lui, gran parte dell’energia di una registrazione vive nel momento stesso dell’esecuzione, quando entusiasmo, tensione e istinto sono ancora intatti.

ANNUNCIO

La rivalutazione delle first take

Nella stessa intervista, Eric Johnson ha spiegato che molte delle sue registrazioni preferite sono nate in tempi rapidissimi, spesso in una o due take.

Per rafforzare il concetto, ha citato anche molte incisioni storiche di Jimi Hendrix, ricordando come diverse performance iconiche siano state catturate quasi immediatamente.

“Molti dei primi dischi di Hendrix furono registrati alla prima o alla seconda take, e sono semplicemente fantastici.”

Cosa significa per chi registra chitarra oggi

In un’epoca in cui software e home studio permettono di registrare take virtualmente infinite, il commento di Eric Johnson colpisce direttamente una generazione di musicisti abituata a correggere, rifare e perfezionare ogni dettaglio.

Il suo punto non è che la precisione non conti.

È che oltre una certa soglia la ricerca della perfezione può trasformarsi in un processo che rende la performance più rifinita ma meno viva.

Per un musicista noto proprio per aver costruito la propria leggenda su controllo e precisione, è una delle dichiarazioni più interessanti sul recording chitarristico emerse negli ultimi mesi.

Stai visualizzando un contenuto segnaposto da YouTube. Per accedere al contenuto effettivo, clicca sul pulsante sottostante. Si prega di notare che in questo modo si condividono i dati con provider di terze parti.

Ulteriori informazioni

Contenuti correlati:

* Questo post contiene link affiliati e/o widget. Quando acquistate un prodotto tramite un nostro partner affiliato, riceviamo una piccola commissione che ci aiuta a sostenere il nostro lavoro. Non preoccupatevi, pagherete lo stesso prezzo. Grazie per il vostro sostegno!

Giuseppe Ruocco