Abbiamo incontrato Giuseppe Scarpato nei camerini del bellissimo Teatro Arcimboldi di Milano in occasione della data milanese di Edoardo Bennato. Giuseppe ci ha raccontato la sua carriera, i suoi inizi nella scena napoletana, l’incontro e la decennale collaborazione con Bennato e tutta la sua attività musicale parallela al lavoro con Edoardo. Ecco che cosa è uscito dalla nostra chiacchierata…

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Planet Guitar: Ciao Giuseppe e benvenuto su Planet Guitar! Iniziamo subito con una delle più classiche domande: quando e come ti sei innamorato alla chitarra?

Giuseppe Scarpato: Direi che il mio grande amore è la musica. La chitarra la considero uno strumento per creare musica e canzoni. Prima della chitarra ho iniziato a suonare la batteria perché mio padre ne portò a casa una per me e mio fratello. Lui ha proseguito dietro le pelli mentre io verso i 15 anni sono passato alla chitarra. Grazie a mio padre ascoltavo molta musica americana; Ray Charles, Otis Redding, Elvis sono tra quelli che ho macinato di più.

Poi sono arrivati Mark Knopfler, David Gilmour ed Eric Clapton che mi hanno fatto innamorare del suono della chitarra elettrica. Essendo napoletano seguivo molto anche Pino Daniele e lo stesso Edoardo Bennato; mi piaceva l’idea del cantautore con la chitarra. Pino poi ha mischiato generi come jazz e fusion con la musica napoletana creando quel movimento chiamato Neapolitan Power. A lui è sempre piaciuto collaborare con tanti artisti anche internazionali di altissimo livello. A 8 anni ascoltai il vinile di Bella ‘mbriana e dentro si trovano artisti come Alphonso Johnson al basso e Wayne Shorter al sassofono soprano. Fin da ragazzino sono stato abituato ad ascoltare musica articolata, suonata alla grande, con testi e ritmi di un certo tipo.

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Planet Guitar: Quando hai capito che la musica sarebbe diventata la tua vita?

G.S. : Lo dico spesso anche ai miei allievi, non c’è stato un vero e proprio punto di svolta. Mi ci sono un po’ ritrovato a fare il musicista, per la mia spontaneità nel farlo e senza nessuna affannosa rincorsa al successo. Ho vissuto un momento storico dove si suonava davvero tanto dal vivo, all’inizio degli anni ’90 suonavo 4 o 5 volte a settimana; il fermento era sì aiutato dai gestori di locali, bar, ristoranti, ma proprio perché il pubblico amava e cercava la musica live. Oggi le cose sono molto cambiate, ma io credo che lamentarsi serva a poco e sia meglio cercare di portare sempre qualità quando si suona per riaccendere la passione nella musica dal vivo.

Esibirsi è una grande palestra, una scuola importantissima per imparare a stare su un palco e per essere in grado di far divertire ed emozionare chi ci sta di fronte. 

A me ad esempio piace molto la formula del power trio. Dopo i Cream, la Jimi Hendrix Experience sono arrivati i The Police, gli U2 e poi i Muse che sono diventati uno dei gruppi più di successo degli ultimi 20 anni, grazie alla loro voglia di innovare il rock. La formula secondo me deve essere il rispetto del passato con un occhio sempre verso il futuro.

Planet Guitar: Parlaci del tuo incontro con Edoardo Bennato…

G.S. : La mia collaborazione con lui dura da 29 anni per la precisione. È bene sapere che sembra una persona schiva, ma in realtà ama molto il contatto umano. Io l’ho conosciuto verso la metà degli anni 90, un momento in cui, come vi dicevo, suonavo tantissimo a Napoli. In quel periodo con mio fratello ed un bassista portavamo in giro uno spettacolo dedicato alle colonne sonore di Quentin Tarantino; si sparse la voce e il pubblico ai nostri concerti aumentava di volta in volta.

Abbiamo iniziato a notare che ad ogni live c’era Edoardo che ci riprendeva con una telecamera e poi se ne andava. La cosa proseguì per un paio di mesi, fino a quando mi chiamò al telefono, fisso ovviamente, per dirmi che aveva una cosa da darmi. Si presentò a casa mia con una VHS nella quale aveva fatto un montaggio video delle nostre serate. Da quel momento il nostro rapporto cambiò fino a che una sera, dopo un nostro concerto, venne da noi e ci disse “Ragazzi domani sera suonate?” E noi “No domani siamo tranquilli” e lui “Volete venire a suonare con me?

Ci diede un CD e ci disse “Ci vediamo domani alle 18

Avremmo dovuto suonare con lui in un importante festival Blues dove poche settimane prima avevo visto Ray Charles! Edoardo era preparatissimo e aveva già pensato alla scaletta e a cosa avremmo dovuto fare noi sul palco.

All’indomani alle 7 di mattina eravamo in cantina a provare e fu divertente perché provammo sul CD che ci aveva dato dove c’era lui e un quartetto d’archi. La serata andò benissimo, tanto che di li a poco ci chiese di prendere parte al suo tour estivo. Nei successivi 3 anni io, mio fratello e Massimo Ciaccio al basso seguimmo Edoardo con il suo quartetto d’archi, i Solis String Quartet.

Planet Guitar: Sicuramente da quel momento la tua crescita artistica sarà stata esponenziale! 

G.S. : Assolutamente sì! Noi chitarristi, grazie al background e al nostro strumento, possiamo davvero influenzare il suono di un artista. Dobbiamo sempre pensare di poter essere i produttori artistici di un progetto, grazie alla versatilità e alla gamma timbrico-espressiva della chitarra. Oggi ad esempio io non mi sento nemmeno più un chitarrista quando suono in studio, ma un produttore, uno che può modificare, migliorare l’intero suono di un album o di una canzone attraverso una visione d’insieme di ciò si andrà a proporre al pubblico. Mi piace ragionare su tutto; dal suono del rullante, alla coda di un delay, dagli strumenti coinvolti fino alle luci durante il live. Ormai sono quasi 20 anni che vesto i panni del produttore artistico con Edoardo insieme a Raffaele Lopez, il nostro tastierista.  

Planet Guitar: La tua passione per la musica in generale ti ha probabilmente spinto su questa strada…

G.S. : Credo proprio di sì. Addirittura negli ultimi anni non mi soffermo troppo sul mio strumento, la chitarra fine a se stessa mi annoia quasi…ora i miei chitarristi preferiti sono Francesco De Gregori, James Taylor… Artisti che con la chitarra hanno fatto delle canzoni meravigliose. Per non parlare di Paul McCartney che con i suoi amici (ride ndr) ha scritto brani immortali! Indipendentemente da come suonano, non mi interessa la bravura strumentale ma il risultato musicale. 

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Planet Guitar: Se potessi immaginare di poter suonare in uno dei grandi concerti che hanno fatto la storia della musica, su che palco avresti voluto essere?

G.S. : Piccola premessa. Sono uno che fa circa 100 concerti all’anno; oltre a Edoardo ho altri progetti come La Notte delle Chitarre, Best of Guitar con Stef Burns e Federico Poggipollini, sono stato in tour con Piero Pelù, con Marco Masini etc…tutto questo per dirti che sono spesso sul palco e quando non lo sono, vado a vedere altri spettacoli! Traggo linfa guardando gli altri, anche presenziando a spettacoli che potrebbero non piacermi ovvero andando a concerti di artisti che magari vendono 40 mila biglietti e a me non piacciono. Sono curioso di capire il motivo del successo e perché dalle grosse produzioni c’è sempre da imparare.

Per tornare alla tua domanda, ti direi il Live Aid: un evento che ho visto in televisione e che ho particolarmente sentito. C’erano alcuni dei miei artisti preferiti come i Dire Straits, Phil Collins, David Bowie. Mi sarebbe piaciuto anche solo vederlo dal vivo, figuriamoci stare sul palco!

Planet Guitar: Grazie per questa bellissima chiacchierata sulla chitarra e sulla musica.

G.S. : Grazie a voi! Evviva la chitarra, evviva Planet Guitar!

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Matteo Bidoglia