Il suono di The Royal Scam non è quello che credi. Dietro le chitarre scolpite di Steely Dan e le visioni sonore di Donald Fagen si nasconde una verità sorprendente riguardo gli amplificatori di Larry Carlton. Per anni il suo timbro è stato attribuito quasi automaticamente ai leggendari Dumble, ma la realtà è molto più sfumata e, per certi versi, più affascinante. Tra studio e live, tra intuizioni e coincidenze, emerge il ruolo decisivo di un piccolo combo degli anni ’50 che ha contribuito a definire uno dei suoni più iconici della musica moderna.

Il mito da sfatare sull’amplificatore di Larry Carlton
Per molto tempo, il suono di Larry Carlton è stato associato in modo quasi automatico agli amplificatori Dumble. Un’idea diffusa, alimentata anche dalla rarità e dal fascino di questi amplificatori boutique. Tuttavia, ascoltando con attenzione le registrazioni degli anni ’70, in particolare quelle con gli Steely Dan, emerge una realtà diversa. Il Dumble non è stato il protagonista assoluto di quelle sessioni.
Ecco cosa racconta Larry Carlton a Mason Marangella, chitarrista, tecnico, proprietario di Vertex Effects.
Il ruolo chiave del Tweed Deluxe
Il vero protagonista nascosto è il Fender Tweed Deluxe, un combo compatto da meno di 20 watt prodotto negli anni ’50. Carlton stesso ammette di averlo utilizzato quasi per caso durante le sessioni di overdub di The Royal Scam, alla ricerca di un suono più “distorto” rispetto a quello delle chitarre ritmiche.
Per quelle afferma di aver usato il suo Fender Princeton.
Questa dichiarazione è fondamentale. Le parti pulite venivano registrate con un altro amplificatore, mentre il Tweed Deluxe entrava in gioco successivamente, aggiungendo carattere e saturazione.
Non fu una scelta pianificata nei minimi dettagli. L’amplificatore era semplicemente presente nel suo studio di Hollywood, e Carlton decise di provarlo quasi per intuizione. Il risultato fu un suono caldo, dinamico e incredibilmente musicale, che ancora oggi viene spesso confuso con quello di amplificatori ben più costosi e rari.
Princeton, pulito e controllo
Prima dell’overdrive, c’era il controllo. Il Fender Princeton era l’amplificatore scelto per le tracce pulite durante le sessioni principali.
Negli anni ’70, gli studi avevano spazi più contenuti rispetto a quelli moderni, e questo influenzava fortemente le scelte tecniche. Il Princeton offriva un clean definito e gestibile, perfetto per registrazioni precise e stratificate. Il Tweed Deluxe, invece, aggiungeva colore nelle fasi successive.
Dumble: tra mito e realtà
L’incontro tra Larry Carlton e Howard Alexander Dumble avviene solo più tardi, probabilmente tra la fine degli anni ’70 e gli anni ’80. A introdurlo al “mago degli amplificatori valvolari” fu il passaparola tra musicisti della scena di Los Angeles.
Quella sera, Carlton si reca in uno studio nella Valley e trova anche Eric Johnson sul palco, intento a suonare. È il primo contatto diretto con quel suono così particolare.
Nonostante l’entusiasmo, il Dumble non diventa subito centrale nel suo lavoro in studio.
“Non lo usavo molto in studio… avrebbe sovrastato la stanza.“
Il problema era semplice. Troppo volume per spazi relativamente piccoli. Il Dumble trovava invece la sua dimensione ideale dal vivo, dove poteva “respirare” e sviluppare tutta la sua dinamica.
L’esperienza con Mesa Boogie
Prima ancora del Dumble, Carlton aveva già scoperto un altro amplificatore destinato a lasciare il segno: il Mesa Boogie Mark I.
La scoperta avviene quasi per caso durante un concerto a San Diego con i Crusaders, quando un negoziante locale gli propone di provarlo.
“Mi ci collegai e quell’ampli aveva un sustain come nessun altro prima“
Il sustain e la risposta dinamica lo colpiscono immediatamente. Carlton acquista l’amplificatore sul posto e lo utilizza in diverse registrazioni.
Tuttavia, emerge presto un problema: la coerenza. Quando ordina un secondo esemplare identico, il suono non è lo stesso. Una differenza sottile ma significativa, che compromette l’affidabilità del setup.
Il dettaglio che cambia tutto
Col tempo emerge una possibile spiegazione tecnica, fornita dallo stesso intervistatore. Il primo amplificatore montava uno speaker diverso rispetto al secondo, probabilmente un EVM 12S invece del più comune 12L.
Una differenza apparentemente minima, ma sufficiente a modificare la risposta dell’amplificatore.
Questo episodio evidenzia un aspetto che ormai si tende quasi ad ignorare. Nel suono di un chitarrista, ogni dettaglio conta. Anche quelli meno visibili.
Gli amplificatori di Larry Carlton negli anni
Nel corso degli anni, Larry Carlton non si lega mai a un solo amplificatore in modo definitivo. Il suo approccio è fluido e adattivo.
Il Mesa Boogie Mark I, il Fender Tweed Deluxe e i Dumble convivono in momenti diversi della sua carriera, ognuno con un ruolo specifico.
In studio, prevalgono controllo e compattezza. Dal vivo, invece, spazio e volume permettono l’uso di amplificatori più potenti e complessi.
Quale è il segreto di Mr. 335
Il suono iconico di Larry Carlton non nasce da una formula unica o da un singolo amplificatore leggendario. È il risultato di scelte pratiche, intuizioni e, in alcuni casi, pura casualità. Anche se potremmo dire che tra le mani ha sempre avuto la sua iconica Gibson ES-335.
Il mito del Dumble, per quanto affascinante, non racconta tutta la storia. A volte, è un piccolo combo dimenticato in uno studio a fare la differenza.
Ed è proprio in questi dettagli che si nasconde la vera essenza del suono.
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