Alcuni strumenti cambiano la storia della musica, ma non sempre ciò avviene immediatamente. Alcune delle chitarre oggi più celebri furono, al momento della loro introduzione, derise, fraintese o semplicemente ignorate perché troppo avanti rispetto al gusto della loro epoca. Solo generazioni successive di musicisti scoprirono le loro caratteristiche particolari e trasformarono fallimenti commerciali in icone capaci di definire uno stile. Questo articolo racconta le sorprendenti storie di quelle chitarre che inizialmente furono un flop e poi divennero leggende.

© Alamy / Brian Goodman

Perché strumenti poco venduti diventano a un certo punto icone?

Il fatto che alcune chitarre inizialmente falliscano e solo più tardi abbiano successo di solito non dipende da una mancanza di qualità, ma da un insieme di gusto del periodo, pubblico di riferimento e sviluppo musicale. Spesso gli strumenti vengono progettati per un gruppo target che finisce per rifiutarli, e solo in seguito altri musicisti scoprono caratteristiche che originariamente non erano affatto al centro dell’attenzione. Nuovi stili musicali richiedono nuovi suoni e strumenti precedentemente sottovalutati improvvisamente si adattano perfettamente. Oppure si tratta di elettroniche o circuitazioni innovative che inizialmente vengono percepite come troppo complicate e che solo in seguito offrono possibilità creative a chi ama sperimentare. In passato è accaduto qualcosa di simile anche con design di chitarre in anticipo sui tempi: poiché molti musicisti preferivano attenersi a ciò che era familiare, forme insolite o innovazioni tecniche venivano spesso percepite come estranee o troppo futuristiche.

Da dove nasce il successo tardivo?

Un fattore decisivo è sicuramente il mercato dell’usato. Poiché gli strumenti poco riusciti sono generalmente venduti a prezzi piuttosto bassi, gli acquirenti sono soprattutto giovani musicisti con budget limitati. Con loro gli strumenti vengono spesso utilizzati in modo non convenzionale e in nuovi stili musicali, trasformando non di rado anche l’immagine delle chitarre in maniera fondamentale. A ciò contribuisce anche la percezione pubblica, che agisce tanto più rapidamente quanto più noto e influente è l’artista dietro la chitarra. In questo modo, strumenti un tempo invenduti diventano improvvisamente ricercati strumenti di culto.

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Gibson Explorer (1958) – da mega flop a icona del metal

La Gibson Explorer, oggi una delle chitarre più iconiche dell’hard rock e del metal, iniziò la propria carriera tutt’altro che con successo. Alla fine degli anni cinquanta Gibson si trovò a confrontarsi con il crescente successo dei moderni modelli Fender e voleva creare deliberatamente un contrappeso orientato al futuro. Il risultato fu, nel 1958, la Explorer con un design che si distingueva chiaramente dalle forme di chitarra fino ad allora consolidate.

Tuttavia, il mondo musicale non era ancora pronto per un aspetto così audace e considerò quella chitarra spigolosa come uno strumento proveniente da un’altra epoca. Di conseguenza, la domanda fu molto bassa: dopo solo poche decine di esemplari prodotti, Gibson interruppe già nel 1959 la produzione. Solo negli anni settanta e ottanta la Explorer visse la sua tarda rinascita. Chitarristi hard rock e metal scoprirono da soli l’estetica aggressiva e il suono potente di questa chitarra, trasformando quello che era stato un problema commerciale in un’icona stilistica. Musicisti come James Hetfield (Metallica), Matthias Jabs (Scorpions) o anche il chitarrista degli U2 The Edge contribuirono in modo determinante affinché la Explorer diventasse uno dei design di chitarra più distintivi della storia del rock.

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Gibson Flying V (1958) – quando il futuristico divenne improvvisamente cool

La Gibson Flying V appartiene, insieme alla Explorer e alla leggendaria Moderne, alla cosiddetta serie “Modernistic”, sviluppata da Gibson alla fine degli anni cinquanta. Tuttavia condivise inizialmente il destino della sua sorella spigolosa: molti chitarristi guardavano con scetticismo alla forma insolita, anche perché la Flying V risultava inusuale da suonare da seduti e il suo aspetto appariscente si adattava poco all’immaginario scenico dell’epoca. La domanda rimase quindi bassa, tanto che Gibson interruppe la produzione già nel 1959.

Solo all’inizio degli anni sessanta l’immagine iniziò a cambiare, quando il chitarrista blues Albert King scoprì la Flying V e le conferì un carattere indipendente. Negli anni settanta e ottanta il modello fu infine reinterpretato dai chitarristi hard rock e metal e si sviluppò in uno strumento capace di definire uno stile. Musicisti come Michael Schenker, Randy Rhoads e successivamente Dave Mustaine resero definitivamente la Flying V – ovvero la sua caratteristica silhouette – un’icona del rock.

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Gibson 70s Flying V Antique Natural
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Epiphone Flying V 70s Maui Blue
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Fender Jazzmaster (1958) – come un concept jazz divenne un’icona alternative

Il nome lo rivela già: la Fender Jazzmaster fu sviluppata come moderno strumento high-end destinato ad attirare i chitarristi jazz e a competere con le affermate chitarre jazz Gibson. Leo Fender, tuttavia, non aveva fatto i conti con il proprio pubblico di riferimento – infatti molti musicisti jazz non riuscivano a trovare molto senso nel nuovo concept. La forma offset insolita appariva strana, l’elettronica sembrava troppo complessa e il suono più aperto, con meno sustain, non corrispondeva alle aspettative. Sebbene la Jazzmaster trovasse all’inizio degli anni sessanta una casa nella scena surf rock, nei decenni successivi perse fortemente popolarità.

Alla fine degli anni settanta era considerata superata e si trovava spesso nei banchi dei pegni americani per pochi dollari, prima che nel 1980 la produzione venisse interrotta. Proprio questo prezzo basso la rese però attraente per giovani musicisti meno abbienti. Chitarristi punk, indie e alternative riscoprirono le particolarità sonore del modello e la trasformarono in uno strumento di culto. Artisti e band come Elvis Costello, Sonic Youth e My Bloody Valentine contribuirono in modo decisivo alla rinascita della Jazzmaster.

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Fender AV II 66 JAZZMASTER RW WT3TB
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Fender Player II Jazzmaster RW 3TS
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Fender Jaguar (1962) – dal sound surf al simbolo indie

A questo punto sorge una domanda ovvia: se la Jazzmaster mancò il suo pubblico originario, perché Fender portò sul mercato solo pochi anni dopo un modello esteticamente simile? Con l’avvento del surf rock emerse improvvisamente una nuova generazione di musicisti che apprezzava il design offset della Jazzmaster, ma cercava un suono più incisivo. Fender reagì con uno sviluppo mirato del concetto. La Jaguar, presentata nel 1962, riprese l’idea di base della Jazzmaster, ma con una scala più corta, ampie applicazioni cromate e una schermatura migliorata contro i rumori di fondo. Pickup progettati appositamente supportavano il caratteristico “twang” del surf rock.

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Con il declino del surf e l’ascesa del rock, tuttavia, il gusto musicale cambiò nuovamente. Le vendite diminuirono e Fender interruppe la produzione del modello a metà degli anni settanta. Alla fine degli anni settanta e all’inizio degli anni ottanta la Jaguar era considerata fuori moda ed era disponibile a basso prezzo sul mercato dell’usato. Proprio questo portò però alla sua riscoperta da parte di musicisti alternative e underground. In seguito la Jaguar trovò il proprio posto stabile nell’indie, nello shoegaze e nel grunge – non da ultimo grazie ad artisti come Kurt Cobain o Johnny Marr, che conferirono al precedente fondo di magazzino un nuovo status di culto.

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Fender Am Pro Clsc Jaguar RW FSGM
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Fender Player II Jaguar RW HLY
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Gibson Les Paul (1952) – come i chitarristi britannici le regalarono una seconda vita

La Gibson Les Paul è probabilmente la più grande sorpresa di questa lista: quella che oggi è forse la chitarra rock più famosa del mondo inizialmente rimase nettamente indietro. Mentre Fender negli anni Cinquanta intercettava lo spirito del tempo con la futuristica Stratocaster, la Les Paul introdotta nel 1952, con top arcuato e classico single-cutaway, appariva a molti giovani musicisti relativamente conservatrice. A ciò si aggiungeva la costruzione massiccia: il corpo in mogano con top in acero rendeva la Les Paul decisamente più pesante rispetto ai modelli Fender più leggeri.

Dal punto di vista sonoro era paradossalmente in anticipo sui tempi. I pickup PAF humbucker installati a partire dal 1957 offrivano un suono caldo, ricco di sustain e con pochi rumori di fondo, mentre la maggior parte dei musicisti cercava ancora suoni clean brillanti. Anche il prezzo relativamente elevato, dovuto alla costruzione complessa, rese ulteriormente difficile la vendita. Di fronte al calo delle vendite, Gibson interruppe nel 1961 la forma classica della Les Paul. Una nuova versione, più sottile e leggera, continuò inizialmente a essere prodotta con il nome Les Paul:  oggi la conosciamo come SG (“Solid Guitar”).

Solo i chitarristi britannici degli anni sessanta regalarono al modello originale un ritorno spettacolare: Eric Clapton rese popolare il suono rock grosso e ricco di sustain con una Les Paul e un amplificatore Marshall nell’album dei Bluesbreakers. Il resto è storia: dagli anni sessanta la LP è inarrestabile nella musica rock. Nel 1968 tornò ufficialmente nel programma Gibson, mentre i modelli sunburst costruiti tra il 1958 e il 1960 oggi appartengono alle chitarre elettriche più preziose al mondo.

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Gibson Les Paul Standard 50s FadedVHB
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Gibson Les Paul Studio Goldtop
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Epiphone Les Paul Standard 50s WCS
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Conclusioni

Le storie di Explorer, Flying V, Jazzmaster, Jaguar e Les Paul mostrano che il successo nella musica è raramente prevedibile. Non la mancanza di qualità, bensì il momento sbagliato, i cambiamenti di tendenza e gruppi target mancati furono inizialmente le ragioni dell’assenza di successo. Solo nuove generazioni di musicisti riconobbero il potenziale creativo di questi strumenti e trasformarono presunti errori di sviluppo in classici ricercati. Spesso bastò semplicemente un nuovo suono, una scena diversa o un artista determinante per cambiare completamente la percezione. Chi negli anni sessanta avesse acquistato uno di questi fondi di magazzino e lo avesse lasciato nella custodia sarebbe oggi probabilmente ricco (parliamo di prezzi a cinque o sei cifre senza problemi). Così queste chitarre ricordano che l’innovazione a volte ha bisogno di tempo – e che da un flop può nascere davvero un’icona.

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Emanuele Pellegrino