Da Cuts Like a Knife a Run to You, senza dimenticare l’adrenalina di It’s Only Love e 18 Till I Die, Bryan Adams incarna il ruolo di rocker degli “eighties and nineties”, con la grande capacità di essersi adattato senza battere ciglio al nuovo secolo. Con la nostra rubrica “Le 10 Canzoni” andiamo a goderci un suo lato meno conosciuto ma altrettanto rivelatorio, grazie alle sue favolose e sorprendenti comparsate al cospetto dei più inaspettati colleghi. Una fantastica serie di canzoni (più un succulento bis) imperdibili!

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Sticky Sweet di Motley Crue, 1989

Hard & soft rock: chi l’ha detto che non possono convivere?

Uno dei dischi unanimemente riconosciuti tra i migliori dei Motley Crue vede un’inaspettata comparsata dell’autore di Summer of ’69.

Curiosità

Sticky Sweet ci regala i vocalizzi di Bryan Adams e Steven Tyler insieme a Bob Rock, con quest’ultimo anche alla produzione. Serve altro?

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Young Lust con Roger Waters, Live in Berlin, 1990

Il poeta ribelle ex Pink Floyd incontra il rocker canadese dai mille risvolti

La celebrazione della caduta del muro di Berlino è occasione, per un genio lungimirante quale Roger Waters, di suonare la sua opera rock The Wall in un contesto da lasciare senza respiro. Il grande Bryan fa parte del cast e scende in scena armato della sua Fender Strato Black. Applausi.

Curiosità

Scorpions, Cindy Lauper e Sinead O’Connor sono solo alcuni dei graditi ospiti presenti durante questo concerto indimenticabile, ove Adams interpreta anche What Shall We Do Now?.

Nell’ensemble figurano pure Rick Di Fonzo (suo l’assolo in Young Lust), Andy Fairweather Low e un altro grande chitarrista, il sempre troppo sottovalutato Snowy White, tra i pochi ad aver collaborato, udite udite, sia con Waters sia con David Gilmour.

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Too Much Too Young di Little Angel, 1993

I cori di Bryan in una hit per una misconosciuta hard rock band

Jam è il terzo album in studio del gruppo rock britannico Little Angels, che raggiunge la prima posizione nella classifica degli album in UK nel 1993. Il disco contiene la loro hit Womankind, tuttavia è un’altra canzone a lasciare un segno duraturo: il singolo Too Much Too Young vede la partecipazione di Adams ai cori e diviene il loro più grande successo.

Curiosità 

Il 1993 è davvero da ricordare per il rocker canadese, in cima a tutte le classifiche con la raccolta So Far So Good, che ottiene risultati straordinari anche l’anno successivo.

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Christmas (Baby Please Come Home) di Robbie Williams, 2019

Natale in casa Williams, con un ospite sorprendente

Le canzoni dedicate al Natale regalano sempre emozioni inaspettate. L’accoppiata Robbie Williams/Bryan Adams celebra con un pregevole duetto le festività. Musica destinata a rimanere per sempre!

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Curiosità

Christmas (Baby Please Come Home) è un classico natalizio del 1963 cantato da Darlene Love con Cher ai cori e lo zampino, fra gli autori, di Phil Spector. Pur non avendo ricevuto un forte riscontro inizialmente, è ora diventato uno standard del genere con cover insolite firmate da Hanson, U2, Foo Fighters e Bon Jovi.

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Whatever It Takes di Belinda Carlisle, 1989

Belinda non delude grazie al biondo da Vancouver

L’ex vocalist delle Go-Go’s confeziona un album che risente troppo delle sonorità pop in voga a quei tempi, però con l’aiuto di George Harrison (in Deep Deep Ocean e Leave a Light On) e di “gravelly tenor” Adams non è tutto da buttare. Tra le crepe della “plastic age” sbuca la luce degli alfieri del rock and roll.

Curiosità

Runaway Horses è il terzo disco realizzato da un’artista che prosegue la sua carriera senza più trovare l’alchimia delle prime registrazioni. La sua tenacia, seppur tra alti (pochi) e bassi (tanti) viene comunque premiata. Nonostante una rarefazione delle pubblicazioni a suo nome, Belinda è sempre sul pezzo. Lo testimoniano le ultime uscite con l’EP Kismet (2023), e Once Upon a Time in California (2025). 

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Rock Steady con Bonnie Raitt, Live at Paramount Theatre, Oakland, CA, US, 1995

La stessa, intensa voce roca e un amore incontrastato per le sei corde: Ladies & Gentlemen, Bonnie & Bryan!

Road Tested è un meraviglioso lavoro dal vivo della Regina della slide Bonnie Raitt, che, per l’occasione, sfoggia la sua mitica Fender Strat signature (prima artista donna ad averne avuta una personalizzata) e  si circonda di ospiti azzeccati: Bruce Hornsby, Charles Brown, Jackson Browne, Kim Wilson e… Bryan Adams, autore di Rock Steady insieme a Gretchen Peters.

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Curiosità

In Rock Steady il songwriter nato a Kingston, Ontario, oltre al canto lascia anche lui il segno con la sua Fender. Inoltre si distingue sempre come vocalist in Angels of Montgomery, uno dei brani più belli di John Prine.

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Feels Like Home di Diana Krall, 2015

La regina del jazz incontra il principe del rock

Scritta dal grande songwriter Randy Newman (You Can Leave Your Hat On su tutte), Feels Like Home sembra fatta apposta per unire musicalmente due personaggi lontani per attitudini, ma vicini per spirito e devozione nei confronti dei grandi classici.

Curiosità

Un brano che splende nelle versioni al femminile: Bonnie Raitt, l’apprezzato trio Linda Ronstadt, Dolly Parton & Emmylou Harris, e infine Chantal Kreviazuk hanno regalato perle indelebili con le loro riletture. 

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Sad Songs (Say So Much) con Elton John, Live at Madison Square Garden, NYC, 2000

Due Giganti nel Tempio della Musica

Un classico del pianista e songwriter inglese vive di nuova luce per merito di un’azzeccata collaborazione. Bryan riesce davvero a far sua la canzone, e non è un caso, data la palese ammirazione nei confronti di “The Rocket Man”.

Curiosità

Breaking Hearts è il tipico album di Elton John dei primi anni Ottanta: leggero, ma ricco di intuizioni e ballate strappalacrime. Sad Songs (Say So Much), Passengers, In Neon sono intense e senza tempo, e trainano il disco in cima alle classifiche USA e UK.

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What Would It Take con Anne Murray, Live at the Halifax Metro Centre, Halifax, Nova Scotia, Canada, 1996

Intimi e affiatati

Pubblicato nel settembre 1997, registrato live un anno prima, il disco An Intimate Evening with Anne Murray vede la nota celebrità country canadese esibirsi con carisma ed energia, grazie anche ad un pubblico caloroso ed entusiasta per le sue intense interpretazioni. A rendere ancora più calda l’atmosfera ci pensa inoltre qualche azzeccato ospite, come Jann Arden e il nostro Bryan!

Curiosità

Non è un caso vedere Bryan duettare con la Murray. Già nell’omonimo disco in studio del 1996, Anne lo ospitava nella canzone. Non solo cori per lui, ma anche una fantastica tremolo guitar!

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Don’t Give Up di Chicane, 2000

Una partnership che proprio non ti aspetti si cementa con questa canzone

Forse pochi lo sanno: Chicane, produttore discografico e DJ inglese, ha arrangiato un remix della bellissima Cloud Number Nine a fine secolo e da lì è nata una solida amicizia, sfociata in Don’t Give Up, una trance pop rock divenuta popolare nei night club di tutta Europa e, naturalmente, nel Nord America.

Curiosità

Bryan ha composto anche il testo di Don’t Give Up, oltre a comparire come vocalist.

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Extra: Behind Blue Eyes con The Who, Live at the Royal Albert Hall, London, 2003  

Qualcosa di travolgente

La voce graffiante di Adams ritaglia una nuova veste per un evergreen davvero senza età. Esistono varie cover di Behind Blue Eyes, tra cui una discussa rilettura dei Limp Bizkit, ma questa, eseguita insieme agli autori originali, è sicuramente una di quelle che entrano nella storia della musica.

Curiosità

Roger Daltrey e Bryan Adams, che interessante interscambio. E l’affinità elettiva tra il rocker canadese e l’autore del pezzo, Pete Townshend, è altrettanto stupefacente. Sarebbe stato molto interessante vederli collaborare in altre occasioni oltre a quella magica serata. Chissà se accadrà. “Time will tell”, come diceva il profeta Bob Marley. Sicuramente, proprio Pete Townshend incarna il ruolo del protagonista perfetto per un altro fenomenale episodio della rubrica Le Dieci Canzoni, la serie unica ed esclusiva di Planet Guitar

Stay tuned!

To be continued…

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Alessandro Vailati