Bonnie Raitt, venerata cantautrice e chitarrista americana, possiede una straordinaria eleganza formale e un’ardente passione. Nella sua prestigiosa e ineguagliabile carriera ci ha regalato dischi ed esibizioni live da incorniciare, a cui si aggiungono alcune collaborazioni inusuali ed impensate, segno di una notevole capacità di affrontare una svariata serie di generi musicali senza inibizioni, con grande intuito, trasporto e umiltà. Un’artista così raffinata ed amata non poteva certamente mancare nella nostra serie “Le Dieci Canzoni”. Prepariamoci a una puntata vibrante, carica di emozioni!

Bonnie Raitt on stage © Gijsbert Hanekroot / Alamy Stock Photo

Everywhere I Go con David Lindley, 2014

La “regina bianca” della musica del diavolo duetta con uno dei più grandi (e sottovalutati) chitarristi americani

Everywhere I Go ricalca in parte l’originale, nutrendosi di un’atmosfera decisamente rilassata e reggae. Risulta davvero bellissimo lo scambio vocale tra Bonnie Raitt e David Lindley, con tastiere ariose e chitarre luccicanti che fluttuano in tutto il brano.

Curiosità

La canzone, originariamente presente nell’album I’m Alive pubblicato da Jackson Browne del 1993, fa parte del bellissimo Looking Into You: A Tribute to Jackson Browne, splendido omaggio a uno dei più grandi storyteller a stelle e strisce. Anche Ben Harper, Patti Scialfa, Lyle Lovett e Joan Osborne fanno parte, tra gli altri, del tributo.

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Everything is Broken con Sheryl Crow, live at Crossroads Guitar Festival 2019

Il canzoniere di Dylan vive un’altra, meravigliosa rivisitazione

Oh Mercy (1989) viene considerato dalla critica uno dei capolavori di Bob Dylan di quel decennio. Comunque sia, Everything is Broken, traccia numero tre dell’opera, vive di nuova luce in questa solida, vivida e stupefacente performance a metà strada tra country e rock del duo Sheryl Crow/ Bonnie Raitt, con quest’ultima che per l’occasione sfoggia una delle sue mitiche Fender Stratocaster

Squier CV 70s Strat LRL NAT

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Valutazione dei clienti:
(25)

Curiosità

Quanta sintonia tra queste due formidabili chitarriste e songwriter. A dimostrazione di una vitalità artistica senza confini, piace ricordare anche la loro passione per il reggae e per uno dei pionieri del genere, il mai troppo compianto Toots Hibbert, leader dei Toots and the Maytals. Sheryl Crow condivide un tour insieme al giamaicano e al suo gruppo nel 2008, mentre Bonnie incide una sua canzone, True Love is Hard to Find, e partecipa in veste di ospite ad alcuni suoi progetti.

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I Didn’t Know con John Lee Hooker, live at Oakland Coliseum, 1990

Un brano meno conosciuto del bluesman diventa un nuovo cavallo di battaglia in una performance intensa, da brividi!

Il blues in tutte le sue sfaccettature è ragione di vita per John Lee Hooker e la compagna di mille avventure Bonnie Raitt. Tuttavia questa resa di I Didn’t Know è veramente inaspettata e soddisfa tutti gli innamorati del genere. Una versione indimenticabile, sgargiante. Una galoppata in stile shuffle a sconfinare nei territori frastagliati dell’r&b e del boogie-woogie.

Curiosità

La profonda riverenza di Bonnie nei confronti di Hooker è altamente nota. La loro affinità elettiva è qualcosa di formidabile: chi dovesse ancora convincersi di ciò ascolti I’m in the Mood, da The Healer (1989). Capolavoro.

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Love Ain’t No Triple Play con Dr.John, 1988

Una vera chicca dal film Bull Durham

Una grande canzone, che vede all’opera due meravigliosi e affiatati personaggi. Peccato sia poco ricordata, ma vale la pena di rispolverarla.

Curiosità

Love Ain’t No Triple Play, un’inesauribile miscela di pop e jazz, compare nei titoli di coda del film Bull Durham, interessante opera cinematografica dedicata al baseball. Si utilizza proprio una metafora di questo sport nel ritornello: “L’amore non è un triplo gioco. Siamo solo io e te… fino in fondo”.

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Thing Called Love con John Hiatt, live at Farm Aid, 1990

Eseguire questa canzone insieme al suo autore durante un evento di grande intensità come Farm Aid deve rappresentare il massimo!

Thing Called Love viene originariamente pubblicata in Bring the Family, una delle vette del grande songwriter John Hiatt, le cui canzoni sono state riprese con successo da Eric Clapton e B.B. King, Joe Cocker e Bon Jovi, solo per citarne alcuni.

Curiosità

Pure la nostra Bonnie si è cimentata nel repertorio di Hiatt, in particolare con questo brano. L’opportunità di eseguirla dal vivo direttamente con lui è una qualcosa da non lasciarsi scappare. Il risultato è una performance da urlo. Ascoltare per credere.

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Love Has No Pride conCSN, live at MSG, 2009

Intensa e sofferta, una gemma da riscoprire nel catalogo di Bonnie

Forse è improprio inserire la struggente Love Has No Pride nella rubrica Le Dieci Canzoni. In fondo fa parte del repertorio di Bonnie, dal 1972, data di prima pubblicazione del brano, scritto da Eric Kaz e Libby Titus. Tuttavia il pezzo da allora è stato interpretato da numerosi artisti che ne hanno apprezzato le liriche imploranti, al limite della disperazione. Da Linda Ronstadt a Grady Tate, fino a Paul Young e Billy Bragg, ma dopo aver percorso tutto questo viaggio Love Has No Pride torna a casa in un’esibizione top, in compagnia di Crosby, Stills e Nash, ove la voce della “regina bianca” del blues è più in forma che mai, addolcita dal tempo.

Curiosità

The 25th Anniversary Rock & Roll Hall of Fame Concerts contiene tale meraviglia, insieme ad altri entusiasmanti incroci fra grandi artisti da Bruce Springsteen con John Foger a Jeff Beck sia con Billy Gibbons che con Buddy Guy.

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Done Changed My Way of Living con Taj Mahal, live at NBC’s The Today Show2009

L’alchimia speciale tra due protagonisti del blues contemporaneo

Taj Mahal &  Bonnie Raitt sono un’accoppiata ben affiatata, perfetta per evocare i vecchi tempi con il blues ringhioso di Done Changed My Way of Living

Curiosità

Taj Mahal pubblica questo classico in dodici battute nel 1968, nell’LP (il suo secondo dopo l’omonimo esordio) intitolato The Natch’l Blues. Nella tracklist figura anche un altro brano condiviso sul palco da Bonnie e Taj  nei loro incroci: la stupenda She Caught the Katy and Left a Mule to Ride, resa celebre e indimenticabile dai Blues Brothers.

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Cold Cold Cold di Little Feat, 1997

Il sentito tributo all’indimenticabile Lowell George

Sailin’ Shoes (1972),per gran parte della critica musicale rappresenta l’apice degli americani Little Feat, paladini del southern rock dalle venature blues. La hit Willin’ è l’highlight del disco, insieme alla stentorea A Apolitical Blues, un chiaro omaggio a Howlin’ Wolf, e a quell’incredibile melting pot di rock, blues, folk e country antesignano della world music rappresentato da Cold Cold Cold. Bonnie si unisce ai Little Feat per registrare una nuova versione di questa canzonenel 1997, per Rock and Roll Doctor, disco tributo al mai troppo compianto leader del gruppo Lowell George

Curiosità

Lowell George è stato uno dei chitarristi più influenti nello sviluppo dello stile e delle tecniche della Raitt, la cui slide sempre ispirata e fluida deve tanto agli anni passati insieme a lui.

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Sweet Home Chicago con Jeff Beck, Tracy Chapman, Jimmie Vaughan, Gary Clark Jr. e Beth Hart live at the White House, 2012

Quante chitarre in onore di Buddy Guy! 

Il 2 dicembre 2012 la leggenda del blues di Chicago Buddy Guy riceve il prestigioso premio “Kennedy Center Honors”. La cerimonia del gala si tiene nella East Room della Casa Bianca. Si tratta della più alta onorificenza nazionale conferita a coloro che hanno influenzato la cultura americana attraverso le arti. Durante il programma Bonnie Raitt e un sorprendente cast di ospiti esaltano il pubblico con un’infuocata Sweet Home Chicago, sotto gli occhi luccicanti dello stesso Buddy.

Curiosità

“Ecco a voi il più grande maestro del blues”, sono le parole con cui esordisce Bonnie prima di aprire le danze insieme alla sua iconica Strato con una rilettura energica del pezzo. Gary Clark Jr., Jimmie Vaughan, Jeff Beck,Tracy Chapman e Beth Hart arrivano a dar man forte all’eroina della chitarra, mentre un divertito Jimmy Page osserva sorridente in platea, in compagnia di David Letterman.

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A Stór Mo Chroi di The Chieftains, 1999

La voce e la chitarra della Raitt onorano con grazia un sorprendente duetto con il famoso gruppo di Dublino

I Chieftains incarnano l’ideale della contaminazione. Pur se radicati alle loro radici celtiche, hanno sempre cercato di espandere la propria musica mettendosi a diretto contatto con i musicisti orientati ad ampliare il proprio orizzonte. Non poteva mancare quindi la partnership con Bonnie, da sempre cultrice dello scambio tra popoli, legata alla storia e alla musica dei tempi e senza tempo. Eccovi una sentita e toccante A Stór Mo Chroi, simbolo di rinascita partendo dalle proprie radici.

Curiosità

Tears of Stone (1999) è un lavoro ricco di fervide collaborazioni, in cui “l’altra metà del cielo” occupa un posto preponderante. Natalie Merchant, Joni Mitchell, Sinead O’Connor, Diana Krall, Joan Osborne, Loreena Mckennitt e Mary Chapin Charpentier partecipano al progetto, lasciando il loro suadente tocco nelle bellissime canzoni che compongono la raccolta.

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Extra: You Can Close Your Eyes con James Taylor live at  Frank Erwin Center, Austin TX, 2019.

Un’affinità elettiva sensazionale, due songwriter e chitarristi di ampie vedute

Separati alla nascita. Pieni di inventiva, amanti della canzone carica di significati e dalla musicalità sopraffina, frutto di attenti intrecci chitarristici e melodie orecchiabili, ma mai banali. Bonnie e James sono fatti così, e spesso hanno incrociato le loro strade. Sono comunque riusciti a sorprendere tutti nella scelta della scaletta da “performare” insieme, scegliendo sempre le strade maggiormente impervie per creare nuove trame comuni da ascoltare e apprezzare. You Can Close Your Eyes ne è un fulgido esempio.

Curiosità

Bonnie Raitt e James Taylor si sono incontrati parecchie volte, con naturalezza e passione, tenendo sempre lontano il tornaconto commerciale. Il loro sodalizio artistico scava nel profondo, attingendo dal blues, il folk, il country e, ovviamente, il rock and roll. Un viaggio con la stessa meta, alla ricerca di paesaggi sonori incantevoli e illibati, con la vera arte nel mirino e la chitarra simulacro di riscatto e redenzione.

E proprio il carismatico James Taylor, cantautore d’eccellenza amante delle partnership più inaspettate, incarna, senza ombra di dubbio, la figura di un personaggio da esplorare nella prossima puntata de Le Dieci Canzoni, la nostra serie esclusiva di Planet Guitar.

Stay tuned!

To be continued…

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Alessandro Vailati