Possono gli artisti e i cantanti limitarsi a scrivere canzoni oppure, quando accade qualcosa che riguarda la società o la politica, ha anche la responsabilità di prendere posizione? È una domanda che attraversa la storia della musica dagli anni ’60 e che oggi è tornata con forza al centro del dibattito. A riaccenderla sono state le dichiarazioni di Francesco De Gregori, seguite dalla replica di Daniele Silvestri, con un nome che continua a fare da filo conduttore anche dall’altra parte dell’Atlantico: Bruce Springsteen. Più che una polemica tra colleghi, è una riflessione sul ruolo pubblico della musica e di chi la crea.

Le dichiarazioni di De Gregori e la replica di Silvestri riaccendono una domanda vecchia decenni: che ruolo hanno i cantanti nella politica?
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Cantanti e politica: come nasce il dibattito

Tutto parte dalle dichiarazioni di Francesco De Gregori, rilasciate durante la presentazione del progetto Nevergreen.

Il cantautore ha spiegato di provare “un certo imbarazzo quando un uomo di spettacolo vuole schierarsi in maniera così netta e apodittica su questioni internazionali“.

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Nel suo ragionamento ha citato anche Bruce Springsteen, chiedendosi se “ci sia bisogno che Bruce Springsteen dica che è contro l’amministrazione Trump“.

De Gregori ha aggiunto di non condividere l’idea che gli artisti debbano sensibilizzare il proprio pubblico, spiegando di non sentirsi nella posizione di indicare agli altri quale sia la scelta giusta su temi politici e internazionali.

La risposta di Daniele Silvestri

Le parole di De Gregori hanno aperto un confronto che ha coinvolto altri musicisti. Tra questi c’è Daniele Silvestri, intervenuto durante la presentazione del nuovo progetto Canzoni a sdraio.

Pur ribadendo il rispetto nei confronti del collega, Silvestri ha espresso una posizione diversa.

Pur amandolo molto, credo che Francesco De Gregori abbia perso un’occasione per non dichiarare nulla.

Il cantautore romano ha poi chiarito che, a suo avviso, nessun artista è obbligato a esporsi pubblicamente, ma che nel suo modo di intendere la scrittura è impossibile separare completamente la musica dalla propria visione del mondo.

Non credo sia un obbligo per un artista prendere posizione per forza, ma per come sono fatto io non sono capace di descrivere il mondo senza dare un’interpretazione. È l’unico modo in cui sento vero quello che scrivo.

Perché Bruce Springsteen è diventato il simbolo di questo confronto

Il nome di Bruce Springsteen non è entrato casualmente nella discussione.

Negli ultimi mesi il rocker americano ha assunto una posizione molto esplicita nei confronti dell’amministrazione di Donald Trump, intervenendo durante i concerti e annunciando insieme a Tom Morello il festival Power to the People, iniziativa che sosterrà organizzazioni impegnate nella partecipazione elettorale.

Per Silvestri proprio questo rappresenta un esempio positivo.

Quando ho visto Springsteen cantare nell’immediatezza delle cose che stavano succedendo nell’America di Trump l’ho trovato strepitoso. Non ci ho visto niente di ridicolo.

Le dichiarazioni di Silvestri non riguardano quindi soltanto Springsteen, ma una diversa idea del ruolo che l’artista può scegliere di avere nella società.

Canti e politica: due visioni diverse

Più che uno scontro personale, quello tra De Gregori e Silvestri racconta due modi differenti di vivere il mestiere del cantautore.

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Da una parte c’è chi preferisce che la musica rimanga separata dall’intervento politico diretto e guarda con cautela ai proclami pronunciati dal palco.

Dall’altra c’è chi ritiene naturale che un artista esprima pubblicamente anche le proprie convinzioni quando sente che fanno parte della sua identità creativa.

Entrambe le posizioni nascono da una riflessione sul rapporto tra musica, pubblico e responsabilità personale.

Una discussione destinata a continuare

Il dibattito aperto dalle parole di De Gregori e dalla risposta di Silvestri arriva in un momento in cui anche a livello internazionale molti musicisti stanno tornando a esporsi pubblicamente su temi politici e sociali.

Il caso di Bruce Springsteen rappresenta oggi uno degli esempi più discussi, ma la domanda rimane aperta e continua a dividere pubblico e artisti.

Secondo voi un artista, un cantante, un musicista dovrebbe prendere posizione sui grandi temi politici e sociali oppure dovrebbe lasciare che sia soltanto la sua musica a parlare?

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Giuseppe Ruocco