È morta Dolly Parton, una delle figure più importanti e riconoscibili della musica country. Aveva 80 anni e lascia una carriera lunga decenni, costruita su canzoni diventate parte della storia della musica americana. Ma per chi guarda alla sua storia con gli occhi di un chitarrista, la sua eredità racconta qualcosa di ancora più interessante.

Dietro la voce inconfondibile di Dolly Parton e dietro brani come Jolene e I Will Always Love You c’era una musicista che aveva sviluppato un rapporto molto personale con la chitarra. Un rapporto nato da una piccola Martin, passato attraverso le accordature aperte e arrivato fino a uno stile ritmico personale e riconoscibile.
È morta Dolly Parton, la regina del country
Dolly Parton è morta il 25 agosto 2026 a Nashville all’età di 80 anni. La notizia è stata annunciata dalla famiglia e successivamente il suo team ha comunicato che la cantante aveva affrontato una breve battaglia contro il cancro. Il tipo di tumore non è stato reso pubblico.
La sua carriera aveva attraversato più di sei decenni, trasformandola in una delle figure più importanti della musica americana. Reuters ricorda oltre 100 milioni di dischi venduti e 11 Grammy Awards, compreso il Grammy Lifetime Achievement Award.
Per il pubblico Dolly Parton è stata la voce di Jolene, Coat of Many Colors, 9 to 5 e I Will Always Love You. Ma la sua storia musicale era iniziata molto prima della fama.
Dolly Parton era anche una chitarrista
Il rapporto di Dolly Parton con la chitarra nasce durante l’infanzia. Il Country Music Hall of Fame racconta che iniziò a scrivere e suonare la chitarra seriamente intorno ai sette anni e che già a dieci anni cantava alla radio e in televisione.
La chitarra non fu però soltanto uno strumento utilizzato per accompagnare la sua voce. Fu anche uno degli strumenti attraverso cui Parton costruì le proprie canzoni.
Il Country Music Hall of Fame sottolinea inoltre un particolare significativo: Parton non imparò a leggere la musica e lavorava con la chitarra e un registratore audio per sviluppare le proprie idee. La stessa istituzione riporta che aveva scritto più di 3.000 canzoni e che ne aveva registrate quasi 400.
La piccola Martin che accompagnò l’inizio della sua storia
Prima delle grandi sale, dei dischi e della fama internazionale ad accompagnare Dolly Parton c’era una piccola chitarra Martin.
Parton raccontò a Reverb che suo zio Lewis possedeva una piccola Martin che lei amava particolarmente. Quando lo zio capì quanto fosse seria la sua passione per la musica, gliela regalò.
Quella preferenza per gli strumenti di dimensioni ridotte sarebbe rimasta una caratteristica della sua carriera. Parton utilizzò nel corso degli anni diverse acustiche compatte, tra cui una Taylor GS Mini personalizzata e una Martin 5 18 Terz.
È una parte della sua storia che racconta molto bene il rapporto tra strumento e musicista. Non serviva una grande chitarra per costruire grandi canzoni.
Come Dolly Parton suonava la chitarra con le unghie lunghe
Uno degli aspetti più curiosi della tecnica di Dolly Parton riguarda proprio ciò che sembrerebbe essere un ostacolo per qualsiasi chitarrista: le sue celebri unghie lunghe.
Parton spiegò di aver imparato a utilizzare soprattutto le accordature aperte per rendere più semplice suonare con le unghie. Quando invece doveva concentrarsi seriamente sulla scrittura, le limava.
Il suo stile ritmico aveva inoltre un legame con la tradizione di Maybelle Carter, attraverso quello che viene descritto come approccio thumb and flick. Il pollice gestisce una nota di basso mentre l’indice colpisce le corde dell’accordo. A questo si aggiunge il basso alternato associato alla tradizione country di Hank Williams e Johnny Cash.
Non è quindi corretto trasformare Parton in una virtuosa della chitarra nel senso tradizionale del termine. La sua forza era altrove: aveva costruito un linguaggio funzionale alle proprie canzoni, alla propria voce e al proprio modo di raccontare storie.
Jolene e quel piccolo riff di chitarra
Uno degli esempi più interessanti è Jolene.
Parlando della nascita del brano, Dolly Parton ricordò il momento in cui aveva trovato quello che definì un piccolo riff di chitarra. I musicisti presenti in studio ne riconobbero immediatamente la particolarità e il carattere ritmico.
Quel dettaglio permette di guardare Jolene da una prospettiva diversa. Non soltanto come uno dei grandi classici del country, ma come una canzone nata anche da un’idea chitarristica ben precisa.
Ed è proprio questo uno degli aspetti che rendono interessante la storia di Parton per un chitarrista: la sua tecnica non aveva bisogno di essere spettacolare per diventare riconoscibile.
L’eredità di Dolly Parton
Dolly Parton lascia un’eredità che va molto oltre il ruolo di cantante country.
È stata autrice, interprete e musicista capace di attraversare generazioni e generi diversi. È entrata nella Country Music Hall of Fame nel 1999 e nella Rock & Roll Hall of Fame nel 2022.
Per noi di Planet Guitar, però, vale la pena ricordarla anche in un altro modo.
Come una musicista che ha preso una piccola chitarra, l’ha trasformata in uno strumento per scrivere migliaia di canzoni e ha costruito attorno a essa un linguaggio personale. Anche quando la sua tecnica sembrava semplice, dietro quella semplicità c’era una precisa conoscenza della tradizione country e della funzione della chitarra dentro una canzone.
Ed è forse questo il modo più interessante per ricordare la regina del country: non soltanto davanti a un microfono, ma anche con una chitarra tra le mani.
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