Jimi Hendrix aveva appena distrutto una chitarra nuova. Per chi gli stava intorno poteva sembrare l’ennesimo gesto estremo di una rockstar abituata a portare sul palco tanta teatralità. Ma Eric Barrett, il road manager che lavorò accanto a Hendrix tra il 1968 e il 1970, racconta di avergli posto una domanda molto semplice: perché proprio quella chitarra? La risposta, secondo Barrett, spiegava molto più di quanto sembrasse.

Jimi Hendrix – © Alamy Stock Photo, Pictorial Press

La chitarra che gli aveva dato tutto

Quella delle chitarre distrutte da Jimi Hendrix è una delle immagini più conosciute della storia del rock.

Ma una nuova testimonianza di Eric Barrett propone un dettaglio molto meno scontato sul significato che quel gesto poteva avere per Hendrix.

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Barrett fu road manager e contatto stretto del chitarrista tra il 1968 e il 1970 e ha raccolto i suoi ricordi nel memoir Experienced: On the Road with Jimi Hendrix and Beyond, pubblicato nel 2026.

Nel racconto di Barrett c’è un episodio che parte da una scena apparentemente semplice: Hendrix aveva distrutto una chitarra nuova.

Per Barrett, però, quella scelta non era affatto scontata.

“Perché proprio quella chitarra?”

Dopo il concerto, Barrett racconta di aver chiesto direttamente a Jimi Hendrix perché avesse distrutto proprio quello strumento.

La domanda è importante perché non si trattava, secondo il suo racconto, di una chitarra ormai inutilizzabile o evidentemente arrivata alla fine della propria vita.

Era una chitarra nuova. E di solito le chitarre destinate e a essere ditrutte erano in fin di vita, danneggiate o quanto meno, non di prima scelta.

“Non riuscivo a tirarne fuori un’altra nota”

Secondo Barrett, Jimi Hendrix gli spiegò che non riusciva più a ottenere un’altra nota da quella chitarra.

La frase attribuita al chitarrista è il cuore del racconto:

“Non riuscivo a tirarne fuori un’altra nota. Mi aveva dato tutto quello che poteva, così l’ho distrutta per liberarne lo spirito.”

L’idea che una chitarra potesse arrivare, nelle mani di Hendrix, a un momento in cui aveva già espresso tutto ciò che il musicista sentiva di poterle chiedere, a Barrett non era proprio venuta in mente.

La distruzione diventava così la conclusione di quel rapporto.

Non tutte le chitarre erano uguali

Il racconto di Barrett contiene anche un’altra informazione che rende la storia ancora più interessante.

Secondo il road manager, Hendrix non avrebbe distrutto indiscriminatamente tutte le chitarre.

“Certe chitarre non le avrebbe mai distrutte per via del legno con cui erano costruite”, racconta Barrett.

Il dettaglio è importante perché contraddice l’immagine più semplice del guitar smashing.

Hendrix poteva distruggere uno strumento dopo averne tirato fuori tutto ciò che poteva, ma allo stesso tempo attribuiva un valore particolare ad altre chitarre.

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Non tutte, quindi, erano semplicemente strumenti sacrificabili.

Le chitarre distrutte arrivarono anche alla dogana

La distruzione degli strumenti poteva creare problemi anche durante i viaggi.

Barrett racconta che il gruppo doveva compilare un carnet per dichiarare le chitarre trasportate oltre confine.

In una delle occasioni ricordate dal road manager, tornando negli Stati Uniti, il funzionario della dogana riuscì a contare soltanto 12 chitarre, mentre sul carnet ne risultavano 22.

La spiegazione era dentro una delle custodie.

Barrett racconta di aver aperto un case pieno di pezzi di chitarra e di aver indicato proprio quelli come le dieci chitarre mancanti.

Una chitarra poteva arrivare alla fine del suo viaggio

La testimonianza di Eric Barrett aggiunge quindi una prospettiva diversa a una delle immagini più celebri associate a Jimi Hendrix.

Non è soltanto la storia di un musicista che distruggeva le proprie chitarre.

È il racconto, secondo un uomo che gli lavorò accanto, di un musicista che poteva sentire di aver portato uno strumento al limite delle sue possibilità.

Una chitarra aveva dato tutto. E quando Hendrix sentiva di non poterle più chiedere un’altra nota, secondo Barrett, quella poteva essere anche la fine.

Il valore della testimonianza sta proprio qui: non dimostra cosa Hendrix pensasse in ogni occasione in cui distrusse una chitarra, ma offre una spiegazione personale di uno degli uomini che vissero al suo fianco negli anni della Jimi Hendrix Experience.

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Giuseppe Ruocco