Franchin Guitars è un marchio boutique tutto italiano che produce chitarre e bassi veramente eccellenti, con una cura del dettaglio da far invidia ai Custom Shop più noti. L’azienda di Monticello Conte Otto, in provincia di Vicenza, si sta facendo conoscere nel mondo per la qualità dei suoi strumenti e per le finiture artistiche che propone. 

Una Franchin Mercury. Credits: Courtesy of Franchin Guitars

Oggi siamo a Bergamo, ospiti di Begnis Strumenti Musicali, che ringraziamo nella persona di Elio e di Matteo, e siamo con Mattia Franchin. Lo abbiamo incontrato per una breve chiacchierata e per scoprire qualcosa in più sul marchio che ha fondato.

Planet Guitar: Ciao Mattia, grazie per essere qui con noi. Da dove nasce questa tua passione? Perché ti è venuta voglia di costruire le tue chitarre?

Mattia Franchin: La mia passione per le chitarre nasce tanti anni fa, ormai una ventina di anni fa. Piano piano, mettendoci le mani sopra, sistemando quelle mie, ho fatto un passo in avanti. Ho detto: “vabbè dai, provo anche io a farle, costruirle e verniciarle, eccetera”. E da lì poi è nato il percorso della Franchin Guitars che adesso sta andando avanti.

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Ulteriori informazioni

PG: Abbiamo qui due bellissimi esemplari, una Mars che è una T-style e una Mercury che è una S-style. Questa Mercury è la chitarra Signature che avete realizzato per il nostro amico e collaboratore Paul Audia. Qual è il design che tu preferisci?

MF: Non lo so, io forse sono per il modello Mercury, perché un po’ più versatile, però vabbè poi va a gusti.

PG: Abbiamo citato Paul Audia, ma non è l’unico artista con cui avete collaborato. Qual è l’artista per cui hai realizzato una chitarra di cui sei più fiero?

MF: Lavoriamo con vari artisti. Diciamo che nell’ultimo anno, per esempio, abbiamo lavorato con Max Elli, con Manuel Boni e lavoriamo poi molto con Rigo, l’ex bassista di Luciano Ligabue. Stiamo pian piano andando anche all’estero, con vari artisti che poi arriveranno l’anno prossimo. Adesso siamo a fine anno, però insomma, l’anno prossimo arriveranno anche altri nomi.

PG: State andando verso l’estero, ma il prodotto è interamente made in Italy. Nella vostra placca lo ricordate, siete una grande eccellenza italiana.

MF: È un orgoglio fare tutto interamente in Italia: lo strumento, i pickup, le elettroniche… Facciamo assolutamente tutto quanto noi e andiamo molto, molto fieri di questo.

PG: Ti faccio adesso una domanda proprio vedendo i vostri body, che è un po’ la prima cosa che ho notato avvicinandomi al marchio Franchin, anche quando ho acquistato la mia Mars: il relic. Il vostro relic è veramente molto ben realizzato. Cosa rende così speciale il relic delle vostre chitarre, rispetto magari a quelle di altri grandi marchi?

MF: Quello che ho sempre pensato è che, avendo noi che realizziamo gli strumenti un background artistico, perché abbiamo studiato nelle varie scuole d’arte eccetera, comunque questo sia molto utile per fare un relic credibile, fatto bene, e che poi abbia un impatto visivo così efficiente. Può sembrare magari una cavolata, però un background artistico aiuta.

Credits: Courtesy of Franchin Guitars

PG: Domanda spontanea: perché dovrei acquistare una Franchin e non, ad esempio, una Fender? Perché una Mars e non una Telecaster? Perché una Mercury e non una Stratocaster? Al di là del livello economico e del prezzo, qual è la cosa, l’anima, che secondo te caratterizza le vostre chitarre?

MF: L’anima secondo me è il fatto che, essendo noi una piccola azienda, ogni singolo strumento è pensato per essere messo insieme, studiato nei particolari. Mentre magari su un marchio un po’ più industriale gli strumenti sono un po’ più standard, un po’ più anonimi, più “freddi”. Noi andiamo ad abbinare i legni, pensiamo ai pickup specifici per quel legno, per quel musicista e quindi comunque sono tutti strumenti custom build, firmati e con numero di serie.

PG: Altra domanda scomoda: produttori italiani di chitarre ce ne sono diversi, non c’è soltanto Franchin Guitars. Ti piace il lavoro anche di altri tuoi colleghi? Hai avuto modo di collaborare con loro, magari di esplorare qualche loro strumento?

MF: Mi sento con vari colleghi dell’ambito, diciamo che da ognuno si può imparare qualcosa, sicuramente. Noi abbiamo delle caratteristiche e altri colleghi hanno altre caratteristiche. Le nostre però sono belle (e suonano anche meglio). [Ride]

PG: Quando arriverà una LP-style o comunque una chitarra d’ispirazione a quel tipo di modello? Siete interessati anche a quel design o vi vengono talmente bene e state migliorando sempre di più su questi due tipi di modelli, che magari continuerete in questa direzione? 

MF: Diciamo che l’idea per il 2024 sicuramente è quella di affrontare nuove forme, nuovi stili. Stiamo già lavorando ad alcuni prototipi e sicuramente da qui a qualche mese arriverà qualche modello con forme un po’ differenti, che possono essere più Gibson style, oppure anche con qualche altra variante. 

PG: Mattia, grazie del tuo tempo e delle cose che ci hai detto. Se io volessi acquistare una Franchin oltre, magari, a fare un colpo di telefono a Begnis Strumenti Musicali, dove posso cercare?

MF: Beh, sul nostro sito abbiamo il nome dei vari negozi con cui lavoriamo in giro per il mondo e quindi si può contattare direttamente il negozio, oppure basta contattarci direttamente sul sito o sui vari canali social.

Planet Guitar chiude l’intervista ringraziando Mattia e chiedendogli perché abbia deciso di ispirarsi allo spazio per i nomi delle sue chitarre. “La scelta dei nomi dei pianeti non è solo legata all’avere denominazioni accattivanti, ma anche al garantirci un’ampia lista di nomenclature da utilizzare per i diversi modelli”. Un segno di ambizione e lungimiranza; non vediamo l’ora che la prossima Franchin atterri sull’unico pianeta dedicato alle chitarre: PlanetGuitar.it

Credits: Courtesy of Franchin Guitars
Riccardo Yuri Carlucci
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