Abbiamo avuto l’onore di poter intervistare un musicista poliedrico e con grande esperienza. Chitarrista, produttore, insegnante del CPM (come Michele Quaini): Max Elli unisce musicalità e gusto, oltre ad una grande professionalità che lo inserisce di diritto tra i turnisti più  richiesti. Lo abbiamo intervistato in chiusura del Tour con Nek e Francesco Renga… 

Max Elli sul palco con Nek

Planet Guitar: Oggi abbiamo un ospite graditissimo: Max Elli! Grande chitarrista e grande musicista.  

Max Elli: Ciao a tutti! 

PG: Bene Max, raccontaci il tuo ultimo periodo  lavorativo… 

ME: Quest’anno lavorativo è stato molto intenso, molto bello. Sto terminando la tournée con  Francesco Renga e Nek. Sono stati ventisette concerti intensi. Ieri Firenze,  domani chiudiamo a Torino. Ad essere sincero c’è anche un po’ di tristezza. Però dopo un anno di palco, condiviso con una band di grande livello, suonando senza sequenze e con l’attitude rock’n’roll, posso dire di ritenermi soddisfatto. 

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Ulteriori informazioni

PG: Suonare senza sequenze è quasi una scelta impopolare oggi… Cosa ne pensi della situazione musicale odierna e del rischio di avere sempre meno musica dal vivo sui grandi palchi? Non si rischia di perdere contatto con il pubblico? 

ME: C’è questa tendenza un po’ a “impacchettare”,  indipendentemente dal genere musicale, siamo stati abituati ad avere un prodotto molto impacchettato. Secondo me se la gente viene educata ad ascoltare altro, riesce ad accogliere una band che suona  per davvero. Ieri per esempio è stato un concerto veramente Rock’N’Roll. Sembrava di sentire la E Street Band in alcuni momenti, tutto molto suonato, e la gente in queste situazioni si diverte sempre tantissimo. C’è questo ritorno di energia e il pubblico ha voglia anche di questo. 

Se penso soprattutto alle nuove generazioni, sono molto  abituate a sentire cose molto inscatolate dal punto di  vista anche dinamico, quindi la dinamica del live e del suonato può risultare strana.

© Andrea Brusa

PG: Facciamo un salto indietro. Da dove parte tutto per te? Quando hai capito che la musica poteva essere parte della tua vita lavorativa e professionale? 

ME: Semplicemente quando hanno cominciato a pagarmi per quello che facevo. [ride] La mia priorità era  andare in giro col mio gruppo, scrivere i miei pezzi. Crescendo sono arrivati i primi turni in studio, il primo  tour e ho capito che questa cosa piano piano poteva  diventare un lavoro. Ovviamente la fortuna gioca un ruolo importante, ma mantenere la strada giusta non è per niente semplice. In realtà non c’è mai stato un piano B nella mia testa e quindi avrei fatto quello comunque.  

PG: Con quali altri artisti hai collaborato nel corso degli  anni? 

ME: Ho collaborato con tantissimi artisti, Jovanotti, Cesare Cremonini, Roberto Vecchioni, Chiara Galiazzo, Francesco Sarcina, Nek, Francesco Renga, Jack Giaselli che reputo come un fratello, con cui abbiamo un  progetto insieme, e tanti altri… 

PG: Qual è la tua strumentazione durante i live e che cosa preferisci suonare invece nella vita quotidiana? 

ME: Durante i live da turnista utilizzo il Kemper. Ho profilato i miei ampli, quelli che suonerei in ogni caso anche in analogico; nello specifico un Divided by Thirteen, un Vox e una band master del 63. Quindi  queste sono le tre tipologie per le tre basi di suoni. Se uno non sa come reagiscono gli amplificatori veri difficilmente può profilare dei buoni suoni. Consiglio sempre questo step ai miei allievi. Naturalmente il mio  sogno è quello di suonare con il mio Divided by Thirteen alto quanto me dietro il sedere… [ride]

Kemper Profiler Stage

Kemper Profiler Stage

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PG: A proposito… insegnando al CPM che consigli dai ai ragazzi che seguono i tuoi corsi?  

ME: I miei corsi sono proiettati sia sullo strumento elettrico che su quello acustico. In particolare nel corso Acoustic POP, affrontiamo le tecniche della chitarra acustica all’interno di un brano pop partendo dalle tecniche base: arpeggi, plettro-dita, finger style fino ad  arrivare alle accordature aperte. Tutto è finalizzato alla  creatività, alla costruzione di una parte.  

La cosa importante è riuscire a sviluppare la propria attitudine musicale. Quindi di cercare di conoscersi, cercare di ascoltare  tantissimo e di riuscire ad andare nella propria  direzione. Non cercare di imitare nessuno, essere sempre curiosi e soprattutto costanti. Lo studio non è semplicemente  aprire un libro di teoria, oppure fare degli esercizi di  tecnica. Lo studio è formato da più fasi: ascoltare, suonare, tirare giù brani con costanza e dedizione.

Con questa bellissima chiusura, ringraziamo Max per la sua disponibilità augurandoci che tanti giovani possano seguire la sua strada!

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Paul Audia