Il protagonista di questa intervista è Michele Quaini, uno dei volti di spicco del panorama chitarristico italiano. Insegnante presso il CPM di Milano, ha collaborato in studio e dal vivo con artisti come Roby Facchinetti, Loredana Bertè, Piero Pelù, Tiromancino, Marco Mengoni, Noemi e molti altri. Abbiamo sentito spesso la sua chitarra in programmi TV come Amici, X Factor, Che Tempo Che Fa, Scherzi a Parte, Buona Domenica… Siamo andati a trovarlo sulle colline in provincia di Alessandria dove ha stabilito la sua dimora da qualche anno…

Credits Virginia Bettoja

Planet Guitar: Vorrei partire dall’ultima parte della tua carriera, visto che ci troviamo  nel tuo bellissimo studio. Raccontaci cosa ti ha portato qui…

Michele Quaini: Dieci anni fa è nato il mio primo figlio e questo è stato l’input decisivo per abbandonare la vita caotica di Milano. Io e mia moglie abbiamo deciso di trasferirci qui nel Monferrato, in collina, dove lei è nata e cresciuta.

Nella tranquillità di questa nuova vita, ho potuto realizzare il sogno di ogni musicista: avere uno studio professionale proprio sotto casa. Da qui ora mi occupo di registrare chitarre per artisti e producer e lavorare come produttore di band. Oltre a questo divido il mio tempo fra il lavoro di chitarrista turnista in tour, il didatta e naturalmente il padre di famiglia. 

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Ulteriori informazioni

Planet Guitar: A proposito di tour…con chi stai suonando in questo momento?

M.Q.: In questo momento ho il piacere di suonare con il grande Gianni Morandi, che saluto! Abbiamo fatto il tour dei palazzetti in primavera; quasi tutti sold out, uno spettacolo fantastico. Dopo un mesetto di pausa ci siamo buttati nella sessione estiva, nella quale abbiamo girato tutta Italia, suonando in location strepitose, fra teatri antichi, arene, ville storiche…

Il livello tecnico della produzione è altissimo. La band è formata da 13 elementi, con cori e fiati e come direttore musicale abbiamo avuto Luca Colombo, che è sempre una garanzia. Credo sia stato uno dei tour più belli che abbia mai fatto.

Michele Quaini con Gianni Morandi in tour, Credits Virginia Bettoja

Planet Guitar: Ora facciamo un bel salto all’indietro. Da dove è partito Michele con la sua chitarra? Qual è il percorso che ti ha permesso di raggiungere questi risultati?

M.Q.: Diciamo che il mio primo approccio con il professionismo risale ai miei studi al CPM di Milano alla fine degli anni 90. Appena diplomato sono entrato nei Kevlar, cover band hard rock, con la quale ho girato tantissimi piccoli locali. Dopo di loro sono arrivati i For You con i quali ho alzato il livello dei locali, facendo 80/100 date l’anno. In seguito ho suonato con i Rad1 e dopo di loro ho iniziato ad inseguire il mondo del turnismo. 

I social non esistevano ed era dura farsi notare, perché parliamo di due mondi paralleli (cover band e turnisti), distanti fra loro. La prima occasione è arrivata con Loredana Berté, che dopo 10 anni di inattività, aveva deciso di tornare ad esibirsi; venne al CPM per fare i casting della band. 

Non sembrava essere soddisfatta di nessuno e quando arrivò il mio turno non fu facile, ma lei si innamorò subito di me. Abbiamo fatto una tournée bellissima e quello per me è stato il primo vero ingaggio. 

Poco più tardi il tastierista della band venne ingaggiato come direttore musicale per un altro artista ed essendosi trovato bene con me decise di arruolarmi. Con il passare del tempo conobbi sempre più persone, agenzie e musicisti dell’ambiente; come dico sempre a tutti questo lavoro si sviluppa attraverso le conoscenze, non intese come vie preferenziali, ma come rete dove inserirsi e dimostrare di saper lavorare. Se sei professionale, puntuale, sveglio e preparato le produzioni ti chiameranno perché sapranno di potersi fidare di te.

Insomma il mio percorso è stato questo e sono ormai 15 anni che calco palchi medio grandi, anche se a volte mi mancano i locali dove c’è un contatto più diretto con il pubblico.

Planet Guitar: Nella stanza qui accanto abbiamo visto poco fa degli ampli favolosi…ti faccio una domanda alla quale non è facile rispondere. Scegli una chitarra, un ampli e un pedale!

M.Q.: Allora…la chitarra è sicuramente una Stratocaster. Scelgo la mia John Cruz che mi accompagna da quasi dieci anni; una chitarra strepitosa, talmente incredibile che difficilmente la porto dal vivo per paura che si rovini o che me la rubino! L’ampli è la mia Plexi (Marshall) del 1969. In quegli anni nasceva come ampli “pulito” quindi si può ottenere un clean cristallino ma spingerla fino ad un drive alla AC/DC! Con Marshall vai sempre a colpo sicuro!

Per quanto riguarda il pedale credo che ne sceglierei uno che ho venduto da poco: il Klon Centaur. L’ho venduto solo perchè me l’hanno pagato quasi quanto una Harley Davidson! Ha una grana sulle medie e un taglio sulle basse che non ho mai sentito in nessun altro pedale. Come sonorità però sono innamorato da sempre del Fuzz…della sua dinamica e delle possibilità sonore giocando con il solo volume della chitarra. Quindi alla fine dico Strato, Marshall e Fuzz!

Marshall 1959 HW

Marshall 1959 HW

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Planet Guitar: Chiediamo a tutti i nostri ospiti di raccontarci un paio di aneddoti significativi per loro…ne avrai a dozzine ma so che ti sei preparato!

M.Q.: Il primo aneddoto è tecnico e devo dire che mi ha davvero segnato, me lo ricorderò sempre e mi auguro che possa essere utile per tutti i lettori chitarristi. Siamo nel 2009, tour importante di un artista che non nominerò, palco enorme. Avevo un brano con la chitarra acustica, con un arpeggio come intro da suonare con il capotasto.

Dovevo suonarlo in mezzo al palco, lontano da tutto. Arriva il backliner, mi da la chitarra…la imbraccio e mentre sto per partire mi accorgo che manca il capotasto. Lo guardo da lontano chiedendo il capotasto e lui muove le labbra “non l’ho trovato”. Nel frattempo in cuffia parte il counter per iniziare il brano. Una tonalità orribile, forse Bbm…Panico totale! 

Arrangio qualcosa di simile che ovviamente non poteva essere uguale poiché mancavano le sonorità delle corde a vuoto. La mia fortuna fu che il tastierista, che era anche il direttore musicale, capì subito che qualcosa non andava e come tutti i tastieristi preparati nel giro di 3 misure buttò giù un pianoforte che ricalcava i voicings originali. Ne venne fuori un qualcosa di strano, ma musicalmente efficace…Da quel giorno in avanti ho sempre studiato un’alternativa per qualsiasi parte con capotasto!

Michele Quaini con Luca Colombo, Credits Virginia Bettoja

Un altro episodio che mi piace raccontare è accaduto più o meno una decina d’anni fa. Ero in viaggio con la band verso il Giffoni Film Festival; ci chiamò l’artista per il quale suonavamo dicendoci che voleva mettere in scaletta La Cura di Franco Battiato. Noi eravamo un po’ titubanti visto il poco tempo a disposizione, ma il nostro direttore musicale dà il via libera.

Non avendo strumenti in auto si decide di tirar giù il brano a orecchio. Stabiliti accordi e struttura manca il solo che arriva dopo il secondo ritornello. Ha una linea che ricalca in parte la melodia del brano e va suonato in quel modo. Anche di quello tiriamo giù le note che trascrivo insieme alla chart degli accordi. Arrivati al momento del check riesco a provare il solo un paio di volte e fra me e me penso “Ok dopo cena mi ritaglio qualche minuto e lo risuono ancora”.

Ma come al solito i piani vanno sempre a farsi benedire…ritorniamo alla location solo 10 minuti prima di salire sul palco! Quando arriva il momento avevo una parte di me terrorizzata all’idea di schiacciare il pedale del boost e suonare quel solo. L’altra parte invece mi diceva “Hey se sei su questo palco significa che sei in grado di farlo”. Ho schiacciato lo switch e sono partito, come se avessi studiato la parte per giorni…per fortuna è andato tutto bene!

Queste sono esperienze che ti forgiano e contribuiscono a costruire la fiducia in te stesso sul palco. Da fuori sembra sempre tutto facile, ma non è così. Oggi solo i tour enormi hanno uno o due mesi di prove. Per gli altri ci sono solo pochi giorni per allestire il tutto e quindi devi essere bravo e preparato a gestire la tensione e la preoccupazione per il poco tempo a disposizione.

Planet Guitar: Che dire Michele?! Grazie per questi interessantissimi aneddoti, per la chiacchierata e grazie per averci aperto le porte della tua casa!

M.Q.: È stato un piacere ragazzi! Ci vediamo presto!

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Matteo Bidoglia
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