Una sentenza destinata a fare scuola riporta al centro una delle eredità più influenti della storia del rock. Dietro il nome di Jimi Hendrix si riapre una questione cruciale che riguarda diritti, contratti firmati negli anni ’60 e miliardi di stream nell’era digitale. Gli eredi di due membri fondamentali della sua band hanno tentato di cambiare il corso di quella storia. Ma il verdetto finale racconta qualcosa di molto diverso.

Gli eredi contro il sistema Hendrix
Gli eredi di Noel Redding e Mitch Mitchell, storici membri della The Jimi Hendrix Experience, hanno perso la causa contro Sony Music e l’eredità di Jimi Hendrix. L’obiettivo era ottenere una quota delle royalties generate dal catalogo del chitarrista, incluse quelle legate allo streaming.
Il punto chiave: il contratto degli anni ’60
Secondo il giudice britannico Edwin Johnson, la questione ruota attorno a un accordo firmato l’11 ottobre 1966 tra Jimi Hendrix, Noel Redding, Mitch Mitchell e i produttori Michael Jeffery e Chas Chandler.
Nella sentenza si legge che i produttori erano i primi titolari dei diritti d’autore e che il contratto assegnava loro la proprietà di qualsiasi registrazione sonora realizzata.
Secondo il giudice dell’Alta Corte britannica, i due musicisti avevano firmato l’ 11 ottobre 1966 un contratto discografico che rinunciava ai loro diritti futuri, eliminando di fatto qualsiasi possibilità di ricevere royalties in seguito.
Il giudice ha scritto che il linguaggio dell’accordo era “chiaro e inequivocabile“:
“È difficile immaginare come potesse essere espresso in modo più chiaro”
Dice il giudice.
Diritti globali e senza scadenza
La corte ha stabilito che i diritti sulla musica di Jimi Hendrix concessi erano validi in tutto il mondo e senza limiti temporali. Non esisteva alcuna clausola che lasciasse spazio a rivendicazioni future da parte dei musicisti.
Questo elemento ha reso impossibile per gli eredi ottenere nuove royalty.
Dopo il 1970: il passaggio all’eredità Hendrix
Dopo la morte di Jimi Hendrix nel 1970, una serie di operazioni legali ha trasferito quei diritti all’attuale gestione del patrimonio artistico.
Il giudice ha definito l’eredità di Jimi Hendrix come il successore finale dei diritti originariamente detenuti dai produttori.
La reazione di Janie Hendrix
Janie Hendrix, sorella del musicista e CEO di Experience Hendrix, ha commentato la decisione con parole molto nette:
“La musica di Jimi è più che un catalogo, è parte vivente dell’anima della famiglia, fatta del suo spirito della sua passione e della sua verità“
Ha poi aggiunto:
“Questa decisione vuol dire che possiamo continuar a proteggere quel lascito con l’amore, la cura e l’integrità che merita.”
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