Tenere tra le mani la chitarra più iconica del rock può essere un momento irripetibile. Ma per Myles Kennedy l’esperienza con la leggendaria Frankenstein di Eddie Van Halen non è stata solo emozione. Dietro quel gesto simbolico c’è una scelta tecnica che ha inciso davvero sul suono degli Alter Bridge ma non è come ti aspetti.

L’emozione di tenere la Frankenstein
Quando Myles Kennedy ha avuto tra le mani la celebre Frankenstein di Eddie Van Halen, il momento è stato difficile da descrivere. Nell’intervista rilasciata a Guitar World, il frontman degli Alter Bridge ha spiegato di essersi emozionato profondamente, definendo l’esperienza “Excalibur-level experience” e ammettendo di non sapere ancora come articolarla a parole.
Un dettaglio però è fondamentale. La chitarra simbolo di Van Halen non è stata utilizzata per registrare il nuovo materiale della band.
La 5150 III 50W che entra nel disco
Se la Frankenstein rappresenta il lato mitico della storia, il vero impatto sul suono arriva da un amplificatore. Durante la pre produzione agli storici 5150 Studios, Kennedy ha utilizzato una EVH 5150 III 50W, scelta inizialmente per necessità logistiche.
Non potendo portare con sé i suoi Diezel, il chitarrista ha collegato la 50 watt e ne è rimasto colpito al punto da integrarla nel processo di registrazione insieme alla Diezel VH4.
Anche Mark Tremonti ha confermato l’importanza della testata, spiegando di averla apprezzata particolarmente in combinazione con la sua testata signature PRS, fino a inserirla nel proprio setup live.
Perché una 50 watt cambia il mix
Kennedy ha sottolineato un aspetto interessante per chi lavora in studio. Una 50 watt può avere un carattere più aggressivo e definito nel mix rispetto a una 100 watt, con una risposta che taglia senza risultare aspra.
Abbinata a testate più potenti, la EVH 5150 III 50W ha aggiunto un morso preciso alle chitarre, contribuendo a costruire un equilibrio sonoro diverso rispetto a un classico muro di 100 watt.
Ecco come Myles Kennedy e Mark Tremonti hanno creato il nuovo suono degli Alter Bridge, grazie negli studi di Eddie Van Halen:
E se anche tu vuoi avere tra le mani la Frankenstrat di Eddie Van Halen puoi trovarla qui:
L’invito ai 5150 Studios e il peso della legacy
A rendere il contesto ancora più significativo è stato l’invito ricevuto da Wolfgang Van Halen, che ha aperto le porte dei 5150 Studios alla band.
Kennedy ha raccontato quanto il gruppo fosse consapevole della storia racchiusa in quelle stanze e della responsabilità di non compromettere una legacy costruita da alcune delle registrazioni più importanti del rock americano.
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