Cosa succede quando disciplina, musica e scelte personali si intrecciano nel momento sbagliato o in quello decisivo. Questo racconto non è solo una testimonianza sul rock più estremo e sui suoi miti, ma anche una riflessione cruda su cosa significhi restare fedeli a se stessi mentre tutto intorno spinge nella direzione opposta. Una storia vissuta da vicino, fatta di incontri leggendari, tentazioni e conseguenze irreversibili. Ecco la storia di Ted Nugent e Jimi Hendrix e la sua morte.

Ted Nugent sulla morte di Jimi Hendrix: disciplina contro autodistruzione
Cresciuto in una famiglia rigidamente disciplinata, Ted Nugent racconta come quell’educazione, inizialmente odiata, si sia rivelata fondamentale. Il padre, sergente istruttore della Seconda guerra mondiale, aveva imposto regole ferree che il giovane Nugent rifiutava. Solo più tardi avrebbe compreso che la disciplina non era repressione, ma la capacità di fare “la scelta difficile ma giusta”.
Questa consapevolezza diventa centrale quando entra nel mondo del rock, un ambiente che lui descrive come popolato da musicisti “inermi, autodistruttivi, costantemente alterati”. Nugent, invece, aveva altre priorità. La caccia, l’arco, la concentrazione necessaria per colpire un bersaglio non lasciavano spazio a compromessi. Secondo lui, essere lucidi non era un limite, ma una condizione indispensabile per vivere davvero.
L’incontro tra Ted Nugent e Jimi Hendrix
Il momento più emblematico arriva nel 1969, poco prima della morte di Jimi Hendrix. All’epoca gli Amboy Dukes aprivano i concerti di Hendrix e Nugent si ritrova a suonare con lui in un piccolo locale improvvisato, quasi un ripostiglio, all’interno dell’Atlanta Municipal Auditorium.
Nugent suonava una Gibson Birdland, Hendrix la sua Fender Stratocaster suonata al contrario. Hendrix gli chiede come riesca a ottenere certi suoni dalla chitarra. Nugent ammette di non saperlo davvero, sa solo che il corpo cavo dello strumento genera un feedback particolare che lui stava imparando a sfruttare.
L’offerta di Hendrix
Durante quella jam, Hendrix gli offre droghe e pillole. La risposta è netta. Nessuna esitazione. Nugent racconta di aver visto in quell’offerta non una tentazione, ma qualcosa di palesemente distruttivo.
“L’ho vista come se qualcuno dicesse “Ho un panino di vetro rotto, vuoi dare un morso?” Ah no grazie, non solo non voglio darne un morso, ma c’è qualcosa che posso fare per aiutarti a smettere di mangiare panini di vetro rotto? Perché potrebbe essere il motivo per cui ti sanguinano le gengive.“
Arriva persino a dirgli che, continuando così, sarebbe morto presto. Un’affermazione dura, nata dall’osservazione di un artista che, ai suoi occhi, aveva già perso parte del suo fuoco creativo e della capacità di comunicare.
I fantasmi del rock
Quella scena, secondo Nugent, si è ripetuta più volte nella storia del rock. Cita casi come Keith Moon, Bon Scott degli AC/DC e John Belushi, tutti accomunati da un talento straordinario e da una fine prematura. In ognuno di questi incontri diretti, Nugent sostiene di aver rifiutato droghe e alcol, convinto che ciò che veniva spacciato per essere “hip” fosse in realtà una forma di suicidio lento.
La sua motivazione, ammette, era inizialmente egoistica. Restare lucido per la musica e per la caccia. Ma col tempo si è rivelata una scelta che gli ha salvato la vita, mentre molti di coloro che aveva cercato di aiutare non ce l’hanno fatta.
Una visione senza compromessi
Nugent non addolcisce il messaggio. Per lui droghe, alcol e tabacco sono “veleni suicidi”. Non usa mezzi termini e non cerca consenso. Racconta di aver fatto tutto il possibile per aiutare gli altri, senza mai forzarli, perché nessuno può essere “il guardiano del proprio fratello” se questo implica la violenza.
Il risultato è una testimonianza dura, spesso scomoda, ma coerente con una vita vissuta controcorrente rispetto ai cliché del rock.
Chi è Ted Nugent
Ted Nugent, nato a Detroit nel 1948, emerge negli anni Sessanta come chitarrista e leader degli Amboy Dukes, band psichedelica con cui ottiene successo grazie a Journey to the Center of the Mind. Negli anni Settanta intraprende una carriera solista che lo consacra come uno dei chitarristi più energici e riconoscibili dell’hard rock americano, con album come Ted Nugent, Free-for-All e Cat Scratch Fever.
Oltre alla musica, Nugent è noto per le sue posizioni radicali su caccia, armi e stile di vita, diventando una figura divisiva ma sempre fedele alle proprie convinzioni. La sua storia personale, fatta di scelte nette e disciplina assoluta, è parte integrante del personaggio quanto i suoi assoli infuocati.
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