“Aggiungi un posto a tavola che c’è un chitarrista in più”…
L’incorporazione di Charlie Sexton nella band di Bob Dylan, offre al menestrello di Duluth uno dei migliori chitarristi, in coppia con Larry Campbell, che abbia mai avuto. Grazie alla serie Crossroads, apprestiamoci ad analizzare il fruttuoso incrocio tra l’enfant prodige texano e l’uomo che ha cambiato la musica del ventesimo secolo.

Eternamente in viaggio: le avventure di Bob e Charlie
Un nuovo chitarrista per amico
Secondo il filosofo e teologo Sant’Agostino, “il mondo è un libro, e chi non viaggia ne legge solo una pagina”. Bob Dylan ovviamente, ne ha già lette tantissime. Dall’età di vent’anni, quando ha avuto inizio la sua vita pubblica a New York, fino a sessant’anni dopo, il menestrello di Duluth ha agito come se la sua età non significasse nulla e il suo nome ancora meno. “Si è spostato di Stato in Stato, e di decennio in decennio, come se niente fosse certo e ogni cosa fosse accessibile a tutti”, così racconta lo storico critico musicale Greil Marcus.
Questo suo indomito e indomabile spirito lo ha condotto a esplorare diverse sonorità e provare nuove idee con l’aiuto di ispiranti compagni d’avventura. Dylan non si è mai posto limiti nella scrittura, per lui è sempre stato importante restare fedeli alla canzone, dalla sua prima incisione in studio alla propria, differente, rappresentazione in concerto. Uno dei suoi uomini fidati dell’ultimo periodo è un grande chitarrista e songwriter texano, un artista con una carriera di rilievo, Charlie Sexton. Un compagno che si rivelerà perfetto, anche in combinazione con un altro virtuoso della sei corde.
Bob, Charlie e Larry: una storia di telepatia
La presenza di Charlie Sexton e la sua importante sintonia con Larry Campbell offre a Dylan una delle migliori coppie di chitarristi che abbia mai avuto nella propria band. Un’alchimia che si può vedere bene anche in alcuni brani della soundtrack di Masked & Anonymous, con gli eccellenti rifacimenti di Cold Irons Bound e Down in the Flood.
Con questo gruppo eccellente Bob incide canzoni e album memorabili tra cui Things Have Changed (dal film Wonder Boys, 2000), il pezzo che gli vale un Oscar, e l’eccellente Love & Theft (2001), che spalanca una finestra sul tempo.
In questo disco Sexton si distingue in canzoni come Summer Days, un pezzo rockabilly ove dà il meglio di sé, mentre la sua slide è protagonista di Honest With Me e l’interazione con Campbell è quasi telepatica in Po Boy. Sembra un nuovo momento d’oro, da cristallizzare per continuare con slancio il nuovo secolo tuttavia, come disse il grande profeta Bob Marley “un artista non può seguire la massa. Se sei Dylan devi fare in modo che sia la massa a seguire te”, e il grande capo opta per un altro cambiamento, prima del grande ritorno…
La breve pausa e il formidabile rientro
Nel 2002 Charlie lascia l’ensemble di Bob, il quale non si ferma un attimo e stupisce ancora una volta con Modern Times (2006), un’opera che incanta con la grazia di Spirit on the Water, e commuove in Together Through Life (2009) con la tensione drammatica di Forgetful Heart. Ma l’incrocio Dylan/Sexton è tutt’altro che ai titoli di coda. Già nel 2009 il chitarrista texano ritorna in formazione e sono leggendari i concerti e le setlist degli anni successivi, mentre arriva anche un nuovo lavoro in studio, l’apocalittico Tempest (2012).
Definito dalla critica come l’album più cupo dell’intera discografia dylaniana e allo stesso tempo ampiamente elogiato quale il suo migliore nel terzo millennio, Tempest inizia forte con un’opening track perfetta, Duquesne Whistle. Il basso di Tony Garnier è irresistibile, le chitarre elettriche si muovono tra rock, swing e jazz sbuffando e stantuffando come un treno a vapore lanciato a tutta velocità nella sua ultima folle corsa. E a proposito di chitarre elettriche, Charlie svolge ottimamente la sua parte in tutta la tracklist (nella quale emerge pure un David Hidalgo in gran spolvero) con la perla di un assolo in stile molto “knopfleriano” in Scarlet Town, realizzato con gusto, cura e misura.
Tutto funziona in maniera perfetta. Il caro Jack Frost, questo lo pseudonimo utilizzato per indicarsi come produttore, tuttavia, ha in serbo le solite sorprese per le future pubblicazioni…
La trilogia e le ultime fatiche, sempre condivise con il fido Sexton
Dylan ha in mente ora la tradizione: da grande amante di Edgar Allan Poe si concentra su canzoni poetiche e tragiche. Nasce la trilogia di “standards” composta da Shadows in the Night (2015), Fallen Angels (2016) e Triplicate (2017), dischi in cui il fidato Sexton suona la sua amata Collings SoCo Deluxe.
La scelta di avere Charlie a suo fianco definisce l’importante percorso intrapreso che culmina in Rough and Rowdy Ways (2020) concepito con una sezione ritmica da favola, il “solito” Garnier e il leggendario Matt Chamberlain (da Edie Brickell e Tori Amos a David Bowie e Pearl Jam) alla batteria, e ospiti di grande rango quali Blake Mills, Alan Pasqua e Fiona Apple.
Bob parla di Charlie, Charlie parla di Bob
“Il suo playing è molto old school, lo stile è classico. Può fare ciò che vuole con la chitarra, ma non è uno che lo dà a vedere, in genere è contenuto ma sa essere esplosivo. Preferisce entrare in una canzone, piuttosto che attaccarla. Non ci sono miei brani di cui Charlie non si senta parte, ha sempre suonato alla grande con me. Prendete ad esempio il suo grande lavoro su False Prophet, ed è solo uno dei tre pezzi strutturati in dodici battute presenti in Rough and Rowdy Ways. Sexton è stato bravo in tutte le canzoni”.
-Estratto da intervista di Douglas Brinkley per il New York Times, 12 giugno 2020.
È davvero raro sentire Dylan elogiare in tal modo un suo musicista: ciò non fa altro che palesare la profonda sintonia.
“Ho il massimo rispetto per Dylan. È uno dei miei grandi maestri. Conosce così tanta musica, utilizza costantemente stili differenti, sa sempre dove e cosa pescare, in quale modo registrare. È stato come ricevere un’educazione per tutta la mia vita, per me che sono cresciuto coi suoi dischi. Mio padre lo amava e trovo paradossale lavorare adesso con lui, trovarmelo di fronte. Non ho mai incontrato nessuno con idee così incredibili per riarrangiare i brani live…Bob è acqua che non smette mai di scorrere, un miracolo”.
-Estratto da intervista su YouTube allo studio 4Sound in Malmö, 2016.
Se le dichiarazioni di Dylan sono sorprendenti, risultano invece più prevedibili quelle di Sexton. Non vi è comunque nessun tipo di piaggeria, ma emerge una profonda ammirazione, accentuata dalla conoscenza diretta e dalla proficua collaborazione.
Il 2 novembre 2021, a Milwaukee, nel Wisconsin, durante il concerto iniziale della prima parte del Rough and Rowdy Ways Tour, Dylan presenta due nuovi membri della sua band: il batterista Charley Drayton, in luogo di Matt Chamberlain, e Doug Lancio, che sostituisce Charlie Sexton.
Il sodalizio, anche se ora in pausa, è stato davvero fruttifero, con momenti di grande intensità e basato su una reciproca stima. Ma come è stata possibile così tanta empatia? Come si sono creati i presupposti per questo percorso condiviso?
Like a Rolling Stone: le origini della loro affinità elettiva
Riavvolgiamo per un attimo il nastro. Il rapporto artistico tra i due sboccia nel 1999, quando Charlie viene assunto per sostituire Bucky Baxter, tuttavia il terreno che diviene florido a fine secolo riceve i suoi primi semi molto prima.
Sexton aveva già suonato con Dylan durante un paio di concerti a Austin, in Texas, nell’Ottobre 1991 (con un’incendiaria resa di Everything is Broken), e nel 1996, e addirittura in alcuni demo registrati nel 1983, quando da straordinario enfant prodige già mostrava tutta la sua stoffa.
Scorre il 1996 quando, come ospite speciale, Charlie si esibisce durante gli show di Bob ad Austin. La prima volta in cui esegue Like a Rolling Stone insieme a lui e alla sua band è stata proprio lì, il 26 ottobre. E l’ultima performance della coppia avviene a Kilkenny, in Irlanda, il 14 luglio 2019. Una canzone importante, che non ha mai smesso di essere amata dall’autore e dal pubblico. Un brano entrato a far parte della memoria collettiva: con versioni e interpretazioni nuove rivive durante ogni concerto. E Sexton, proprio come una pietra rotolante, come un completo sconosciuto (all’inizio) davanti agli occhi dei fan dylaniani, ha contribuito a perpetuare il magico rito dell’eternità di questa bellissima canzone e della musica del più grande cantautore del ventesimo secolo.

Charlie Sexton, dal Texas con furore
Da Joe Ely a David Bowie: cronache di un bambino prodigio
Classe 1968, nativo di San Antonio, Texas, Charlie Sexton riceve lezioni di chitarra insieme al fratello Will nientepopodimeno che dal “Padrino del Blues di Austin” W.C. Clark. Neanche quindicenne va in tour con Joe Ely e la sua carriera si impenna. Un vero enfant prodige, con la faccia giusta anche per il cinema: mentre è ancora adolescente suona nei primi gruppi, supportato da R.C. Banks, e si diletta anche come turnista, ai servigi di grandi star quali Ronnie Wood, Keith Richards, Don Henley, Jimmy Barnes e, ovviamente, Bob Dylan.
Viene addirittura definito, forse anche per il bell’aspetto, il nuovo David Bowie, e per lui è opening act nel 1987, durante il Glass Spider Tour, riuscendo pure a esibirsi con il Duca Bianco durante uno speciale bis in I Wanna Be Your Dog e White Light/White Heat.
Il suo primo album, Pictures for Pleasures, con la hit Beat’s So Lonely è già uscito due anni prima, mentre il 1988 regala Will and the Kill, disco del supergruppo omonimo formato da David Grissom e Will Sexton a cui Charlie partecipa insieme a Jimmie Vaughan e Craig Ross, futuro compagno di mille avventure con Lenny Kravitz. La fine del decennio regala invece l’omonimo sophomore, una prova ben riuscita, sulle ali del rock contemporaneo.
Gli Arc Angels
La morte di Stevie Ray Vaughan è ancora una ferita aperta nel mondo della musica, ma la disperazione più profonda la toccano con mano soprattutto i musicisti a stretto contatto con lui, gli storici Double Trouble, fedeli al blues anche nel loro nome tratto da una potente e famosa canzone di Otis Rush. Proprio questa speciale sezione ritmica formata da Chris “Whipper” Layton e Tommy Shannon decide di accorpare Charlie Sexton e Doyle Bramhall II nel gruppo, gli altri due orfani di SRV, legati fin da giovani alla famiglia Vaughan. Gli Arc Angels nascono nel 1992, e in poco tempo rilasciano un album che ancora oggi rappresenta un caposaldo per chi volesse cimentarsi nel genere blues-rock.
Il disco, prodotto da Little Steven, si rivela un successo, riceve molto airplay pure in Italia grazie a Videomusic. Il progetto Arc Angels si rivela effimero, per una serie di svariate problematiche legate anche all’abuso di sostanze di Bramhall. Tuttavia, nonostante non esista un seguito al folgorante debutto, la partecipazione di tutti i membri a Been a Long Time (2001) accreditato ai soli Double Trouble, il Reunion Tour del 2005, alcune date in Europa nel 2009 e una serie di recenti esibizioni fanno sperare in una continuità per una formazione, o meglio, un supergruppo con ancora grandi potenzialità.
Il Sextet, il lavoro di produzione, songwriting e gli ultimi progetti
Nel 1995 Sexton pubblica con il suo sestetto il sottovalutato Under the Wishing Tree e apre il nuovo secolo dedicandosi a importanti progetti, da Essence di Lucinda Williams e Do You Get the Blues di Jimmie Vaughan (entrambi del 2001) fino a quella meraviglia di Volcano di Edie Brickell, nel quale si occupa splendidamente anche della produzione.
Nel tardo 2005, Sexton, sempre più lanciato nel ruolo di chitarrista e polistrumentista, realizza quello che al momento è il suo ultimo album, Cruel and Gentle Things, senza dimenticare South Side Sessions in partnership con Shannon McNally.
Innamorato del cinema e autore di colonne sonore, nel 2014 ottiene una parte nel film Boyhood, quattro anni dopo appare nel film documentario Carmine Street Guitars e interpreta Townes Van Zandt nel film Blaze. Nel 2021 Sexton si unisce a Elvis Costello & the Imposters nel loro tour statunitense Hello Again, e, viste le “buone vibrazioni”, la collaborazione prosegue fino a oggi, con alcune date previste nel Regno Unito a inizio estate 2026.
Le chitarre di CS e alcune chicche di una lunga e brillante carriera
Umile, conciso, convinto e serafico: per CS la chitarra e gli effetti (pochi ma buoni) sono lo strumento per servire la canzone che si deve suonare.
L’artista texano predilige marchi di alta qualità, in particolare Collings (soprattutto la SoCo Deluxe), Gibson, con Les Paul, SG, Trini Lopez e la Custom 2015 Ron Wood Signature L-5S, e diversi modelli personalizzati tra cui le James Trussart Steelcaster e Steelmaster, note per il loro sound unico e la grande affidabilità, utilizzate spesso nel suo lavoro con Bob Dylan e gli Arc Angels.
Da ricordare anche la Gretsch White Falcon e, virando in acustico, le Gibson J-200 e Advanced Jumbo.
Negli ultimi quindici anni Sexton, oltre al lungo sodalizio con Dylan, ha aggiunto all’attività artistica personale, di cui abbiamo visto le parti salienti, alcune partecipazioni e collaborazioni che meritano una menzione speciale.
Ad esempio nel 2010 esegue Hallelujah di Leonard Cohen con Justin Timberlake per l’evento di beneficenza Hope for Haiti Now e al telethon per le vittime del terremoto. Realizzata come singolo, la canzone segna la seconda apparizione di Sexton nella classifica Billboard Hot 100, dove raggiunge la posizione numero 13.
Charlie appare inoltre con gli Spoon durante la loro esibizione nel programma televisivo Austin City Limits. L’episodio va in onda su PBS il 9 ottobre 2010. Sexton si esibisce in Who Makes Your Money.
Jakob Dylan, Brady Blade e Dave Matthews registrano insieme ai fratelli Charlie e Will Sexton un album nel 2013 a nome The Nauts. Il lavoro non ha ancora visto la luce. Mistero e interminabile attesa.
Infine, nel 2023 il chitarrista nato a San Antonio suona alla festa per il 90° compleanno di Willie Nelson all’Hollywood Bowl di Los Angeles, cimentandosi in Remember Me (When the Candle Lights Are Gleaming) con Edie Brickell; sempre in quell’anno riunisce nuovamente gli Arc Angels e insieme a Chris Layton e Doyle Bramhall fa rivivere l’epopea di una formazione ancora molto amata.
E proprio la lunga partnership con Doyle Bramhall II merita sicuramente una puntata ad hoc: un altro appassionante episodio di “Crossroads”, la rubrica speciale di Planet Guitar, sta prendendo forma!
Stay tuned
To be continued…
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