Dagli anni 70 a oggi, dal funk al metal, passando per rock e pop, tanto su chitarra quanto su piano e voci: le modulazioni hanno rappresentato e rappresentano una parte fondamentale del parco effetti della musica leggera ed in particolare delle nostre amate pedaliere. Che sia uno strum funk o un arpeggio alla Metallica, Chorus, flanger e phaser possono radicalmente cambiare una canzone e la percezione che abbiamo di essa. 

Uno dei metodi migliori per attirare l’attenzione del nostro orecchio è applicare una modulazione ai suoni, e ciò deriva direttamente dai primitivi istinti umani di sopravvivenza.  Tralasciando per un attimo la storia, una delle prime domande che dobbiamo porci per raccontare questi effetti è: “Da dove nasce il nome modulazione?”. 

Cosa significa modulazione?

In gergo tecnico si parla di modulazione quando un segnale audio o un suo parametro è “controllato” da uno speciale segnale a bassa frequenza (<20Hz), ovvero da un LFO, acronimo che sta per Low Frequency Oscillator. 

Un segnale può essere modulato sia in ampiezza (tremolo) sia nel tempo. In particolare, per tutti i nostri effetti di modulazione, il segnale in ingresso è duplicato in maniera identica ed una singola sua copia viene ritardata nel tempo. La principale differenza che contraddistingue le varie tipologie di effetto consiste proprio nella gestione del ritardo temporale.

L’LFO o oscillatore a bassa frequenza è utilizzato non per produrre suono, ma per controllare dei parametri del nostro segnale effettato che dunque saranno dinamici e varieranno nel tempo, solitamente negli effetti di modulazione per chitarra questo parametro è rappresentato dal ritardo temporale applicato tra il segnale “effettato” e quello “dry”. Questa sovrapposizione di canali andrà a creare timbriche differenti per ognuno degli effetti in lista, generando filtraggi in frequenza, battimenti e interferenze: ciò che li contraddistingue è il modo in cui è gestito il ritardo!

Il Chorus

Probabilmente il più utilizzato e diffuso, il Chorus prende il suo nome da “coro” regalando difatti la sensazione che il segnale sia generato da più sorgenti. Astraendoci dal circuito fisico, possiamo rappresentare il percorso di un segnale audio attraverso l’effetto come segue: 

Il segnale duplicato è ritardato nel tempo, in un range che tendenzialmente va da 20 a 70 ms e poi sommato al segnale non alterato. L’evoluzione del ritardo all’interno di questo intervallo è controllato da un oscillatore che muove il segnale avanti e indietro nel tempo rispetto all’originale. Questo stretch temporale provoca un aumento o diminuzione del pitch del segnale effettato e di conseguenza provocherà battimenti nel suono, interferenza distruttiva e costruttiva. 

La percezione di questi fenomeni fisici consiste in un maggiore spessore nel suono e la sensazione che ci siano più sorgenti a generare lo stesso segnale, come appunto accade in un coro. È interessante notare come questa struttura base appena presentata può essere arricchita aggiungendo più segnali ritardati oppure assegnando un segnale effettato al canale destro e uno al canale sinistro (ognuno con il proprio ritardo ed LFO), in modo tale da creare un chorus stereo che avrà una ancor più grande percezione spaziale.

I parametri tendenzialmente sono molto semplici ed intuitivi e consistono in una manopola del mix per controllare la quantità di segnale effettato rispetto a quello dry (e dunque la quantità di effetto presente), una manopola per fissare il range di ritardo e infine un’ultima coppia per il rate dell’LFO, ovvero, quanto veloce il segnale è stirato o accorciato temporalmente nel range di ritardo, e la sua ampiezza.

Walrus Audio Julianna Chorus

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Il Flanger

Il nome flanger deriva dalla tecnica del flanging, ovvero la registrazione dello stesso segnale su due canali separati ed il rallentamento di uno. Come per le altre modulazioni il segnale è ritardato, ma di un lasso temporale più breve rispetto al chorus, si parla di 5-20ms. Il ritardo è così piccolo che gli effetti udibili risultanti dal ritardo o anticipo del segnale non sono più dovuti ad un cambio di Pitch come nel chorus, ma ad un filtraggio in frequenza dovuto ad interferenze tra i due segnali. Vediamo come questa equalizzazione risultante dall’effetto, può essere rappresentata graficamente da quello che è chiamato come filter.

Intuitivamente si può vedere come il filtraggio in frequenza sia marcato ed ogni valle corrisponda ad una specifica frequenza di una serie armonica. Il circuito è molto simile a quello del chorus, le principali differenze consistono nella quantità di ritardo e nella presenza di un ritorno del segnale effettato nel circuito, feedback, che va ad accentuare l’effetto.

I suoi controlli principali quando si parla di effettistica per chitarra sono tendenzialmente simili a quelli del phaser: un controllo di mix per il blend del segnale effettato con quello dry, una manopola di feedback per accentuare l’effetto e una manopola per controllare la frequenza del LFO che controlla il ritardo temporale e la sua oscillazione (eventualmente anche un controllo di depth per controllare l’ampiezza dell’LFO).

Electro Harmonix Walking On The Moon Flanger

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Il Phaser

Il phaser deve il suo nome alla gestione del ritardo di modulazione che a differenza degli altri effetti in lista non è gestito da dei semplici Delay, ma bensì da degli all-pass filters che gestiscono la fase (“phase”) del segnale. Questi filtri possono essere pensati come un’equalizzazione che non taglia nessuna frequenza in particolare (da qui il nome tradotto come “filtro passa-tutto”), ma ne gestisce la fase e dunque ritarda, o anticipa, le diverse componenti in frequenza in maniera diversa. Guardando l’equalizzazione risultante noteremo che saranno presenti N tagli in frequenza corrispondenti agli N all-pass filters in cascata nel circuito, questi tagli in frequenza al contrario del flanger non seguiranno una serie armonica. 

Il risultato a livello di sensazioni sonore è un effetto più disordinato e metallico rispetto al flanger, nonostante il percorso del segnale sia pressoché identico tra i due.

I parametri sono generalmente simili a quelli del chorus e del flanger: rate e depth del LFO, mix per il blend dei canali e feedback per gestire la quantità di segnale che rientra nel circuito. Questo effetto ha tuttavia un parametro unico, ovvero poles (o cycles), che gestisce la quantità di all-pass filters in cascata e quindi la quantità di tagli in frequenza risultanti (es. 2/4/6/8).

MXR Custom Shop Phase 90 LED

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Alessandro Orsatti