La morte di Bibi chiude una vita, ma non una storia. Una storia rimasta nascosta per decenni, emersa solo di recente e destinata a restare sospesa tra verità privata e memoria pubblica. La donna indicata come la presunta figlia segreta di Freddie Mercury è morta a 48 anni a causa di una rara forma di tumore alla colonna vertebrale. Con lei scompare l’unica voce diretta di un racconto che continua a dividere fan, biografi e protagonisti della storia dei Queen.

A oltre trent’anni dalla morte di Freddie Mercury, la sua figura resta centrale non solo per la musica, ma per il modo in cui la sua vita viene ancora reinterpretata. La vicenda di Bibi non aggiunge un nuovo capitolo alla discografia, ma apre una frattura nel racconto pubblico di un’icona che sembrava ormai cristallizzata.
Chi era Bibi e perché il suo nome è emerso solo ora
Conosciuta pubblicamente solo come Bibi o semplicemente B, la donna avrebbe mantenuto l’anonimato per tutta la vita. Secondo quanto ricostruito nella biografia Love, Freddie: Freddie Mercury’s Secret Life and Love, sarebbe nata nel 1976 da una relazione tra Freddie Mercury e una donna sposata, moglie di un caro amico del cantante.
Bibi non avrebbe mai cercato visibilità. Era un medico, madre di due figli, e avrebbe scelto il silenzio per proteggere la propria vita privata e professionale. La sua identità non è mai stata resa pubblica nemmeno dopo l’uscita del libro che l’ha resa centrale in uno dei racconti più controversi legati ai Queen.
È morta a 48 anni per un cordoma, una rara forma di tumore alla spina dorsale. Secondo il marito, Thomas, la malattia l’accompagnava da molti anni, con fasi di remissione e ricadute. Lascia due figli di nove e sette anni.
La rivelazione nella biografia Love, Freddie
La storia di Bibi è diventata pubblica nel 2025 grazie alla giornalista e biografa britannica Lesley-Ann Jones, che ha raccontato la vicenda nel libro Love, Freddie: Freddie Mercury’s Secret Life and Love.
Secondo l’autrice, il racconto si basa su anni di conversazioni private con Bibi e sull’accesso a presunti diari personali di Freddie Mercury, che il cantante avrebbe affidato alla figlia prima della morte, nel 1991. Nei quaderni, Mercury avrebbe annotato pensieri, ricordi e riflessioni intime, inclusi riferimenti al rapporto con la bambina.
Jones ha sostenuto che Mercury avrebbe mantenuto un legame costante con Bibi per tutta la vita, visitandola regolarmente e seguendone la crescita, pur senza mai renderla parte della sua immagine pubblica.
Una paternità mai confermata
Il punto centrale della vicenda resta irrisolto. Non esistono conferme ufficiali, documenti pubblici o dichiarazioni dirette di Freddie Mercury che attestino la paternità. Le affermazioni contenute nel libro restano legate alla testimonianza dell’autrice e ai materiali da lei citati, mai resi integralmente pubblici.
È questo il nodo che divide lettori e fan. Da un lato, il valore umano di un racconto privato. Dall’altro, l’assenza di verifiche indipendenti che possano trasformarlo in un fatto storico condiviso.
La morte di Bibi rende improbabile qualsiasi ulteriore chiarimento diretto.
Le reazioni della cerchia di Freddie Mercury sulla presunta figlia
Le prese di posizione di chi era vicino a Mercury hanno contribuito ad alimentare il dubbio.
Mary Austin, storica compagna e figura centrale nella vita del cantante, ha dichiarato pubblicamente di non essere mai stata a conoscenza dell’esistenza di una figlia. Ha sottolineato come Freddie fosse una persona molto aperta con chi gli era vicino e che un segreto simile l’avrebbe sorpresa profondamente.
Brian May, chitarrista dei Queen, ha scelto di non commentare la vicenda. Nessuna dichiarazione ufficiale è arrivata dagli altri membri della band.

Questi silenzi e smentite non chiudono il caso, ma ne definiscono i confini: la storia di Bibi non è mai entrata nel racconto ufficiale dell’universo Queen.
Perché questa storia è rilevante oggi
Negli ultimi anni, la figura di Freddie Mercury è stata oggetto di una riscrittura continua. Film, documentari e biografie hanno contribuito a trasformarlo in un’icona globale, spesso semplificata.
La vicenda di Bibi arriva in un momento in cui il pubblico è più sensibile alle zone d’ombra, alle storie non allineate con la narrazione ufficiale. Non cambia il valore della musica dei Queen, ma mette in discussione l’idea che tutto sia già stato detto.
È una storia che parla meno di scandalo e più di controllo della memoria. Di chi ha il diritto di raccontare una vita quando il protagonista non può più rispondere.
La figlia segreta di Freddie Mercury resterà un segreto
La morte di Bibi non porta nuove risposte. Porta un punto fermo umano, non storico. La sua storia resta affidata alle parole di chi l’ha raccontata e al silenzio di chi ha scelto di non farlo.
Forse è questo l’aspetto più coerente con la figura di Freddie Mercury: una vita pubblica luminosa, e un’ombra privata che nessuna biografia riuscirà mai a illuminare del tutto.
Il mistero, a questo punto, non è più qualcosa da risolvere. È qualcosa con cui convivere.
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