Per anni Ritchie Blackmore è stato associato all’immagine più imponente possibile del rock anni ’70: Stratocaster, enormi stack Marshall e un volume capace di dominare il palco dei Deep Purple. Ma dietro quel suono apparentemente inconfondibile c’era una ricerca molto più complicata di quanto si potrebbe immaginare. Il Ritchie Blackmore raccontò infatti che, all’inizio degli anni ’70, continuava a inseguire un suono simile a quello Vox che Marshall non riusciva a riprodurre. E la soluzione trovata dai tecnici fu decisamente sorprendente.

Ritchie Blackmore raccontò il segreto del suo suono e dei suoi amplificatori: Marshall fuori e Vox dentro.
Richie Blackmore e la ricerca del suono tra Marshall e Vox – Immagine generata con AI

Il suono che Blackmore voleva davvero

Ritchie Blackmore raccontò a Guitar World nel 2018 che amava il suono del suo Vox, ma voleva passare ai Marshall per una questione soprattutto estetica.

Non volevo solo più volume, cercava un suono molto distorto e tagliente, ma con una risonanza specifica sulle basse frequenze.

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Secondo il chitarrista, i tecnici Marshall provarono a lungo a replicare quella risposta.

Blackmore ricordò di essersi recato personalmente alla fabbrica Marshall di Bletchley, dove lavorava con i tecnici mentre suonava a volumi così elevati da costringere gli operai a interrompere il lavoro.

La situazione arrivò al punto che Marshall gli mise a disposizione una stanza insonorizzata per poter continuare i test.

Il Marshall che secondo Blackmore nascondeva un Vox

Questa parte della storia è interessante.

Ritchie Blackmore spiegò che, non riuscendo a ottenere il suono desiderato, i tecnici gli proposero una soluzione insolita: prendere un combo Marshall, rimuoverne la parte interna e inserire componenti provenienti da un Vox.

Il risultato, secondo il suo racconto, sarebbe stato quindi un amplificatore con l’aspetto Marshall ma con una parte interna Vox.

Blackmore definì questa soluzione “il grande segreto dell’epoca”.

Dai componenti Vox al Marshall da 280 watt

La ricerca di Blackmore non si fermò alla questione del timbro.

Il chitarrista raccontò che i tecnici Marshall continuarono a lavorare sui suoi amplificatori e modificarono uno dei loro modelli da 200 watt aggiungendo uno stadio di uscita.

Secondo Blackmore, questa modifica portò l’amplificatore a 280 watt e gli diede un suono più grosso e leggermente più distorto.

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Il riferimento era il Marshall Major, un amplificatore da 200 watt che Blackmore utilizzò durante gli anni dei Deep Purple. Fonti specialistiche hanno successivamente ripreso la storia delle modifiche effettuate per il chitarrista.

Blackmore usò questa configurazione nei primi cinque anni dei Deep Purple, dal 1970 al 1975, arrivando a definirla il suo amplificatore più potente dell’epoca.

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Ulteriori informazioni

Una storia raccontata più volte da Blackmore

Il dettaglio dei 280 watt non compare soltanto nell’intervista del 2018.

Già in un’intervista del 1996, Blackmore aveva raccontato di essere stato esasperato dai suoi Marshall da 280 watt e aveva spiegato che l’amplificatore era stato modificato con stadi di uscita aggiuntivi.

Nella stessa occasione aveva ricordato anche che Marshall non voleva replicare la modifica per altri clienti, proprio perché si trattava di una configurazione particolarmente impegnativa.

Marshall-Vox: il segreto di Ritchie Blackmore

La storia raccontata da Blackmore è interessante proprio perché dimosstra che l’obbiettivo non era solo avere sul palco enormi Marshall con volumi altissimi.

Il chitarrista aveva in mente un suono preciso e, secondo il suo racconto, Marshall dovette modificare profondamente i propri amplificatori per avvicinarsi a quell’obiettivo.

Il paradosso è che uno dei chitarristi più strettamente associati al suono Marshall degli anni ’70 cercava inizialmente qualcosa che, a suo dire, assomigliava molto di più a un Vox.

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Giuseppe Ruocco