Quando David Bowie lo contattò, Robert Fripp non si considerava più un musicista pronto a lavorare. Era appena passato attraverso un periodo di ritiro e non aveva intenzione di tornare alla normale attività professionale. Poi arrivò una telefonata destinata a cambiare i suoi piani e, pochi anni dopo, un’altra richiesta ancora più sorprendente.

La chiamata di David Bowie per Heroes
Nel 1977 Robert Fripp si trovava in una fase molto particolare della sua carriera. Dopo lo scioglimento dei King Crimson nel 1974, il chitarrista si era allontanato dall’attività musicale e, come ha raccontato recentemente a Guitar World, non si considerava più un musicista in attività.
Quando David Bowie gli chiese di suonare nel suo nuovo progetto, Fripp non sapeva cosa aspettarsi. La sua risposta fu prudente:
“Non lo so, ma se sei disposto a correre un rischio, anch’io lo sono.”
La collaborazione avrebbe portato Fripp a Berlino, negli Hansa Studios, per le sessioni di Heroes. Il risultato sarebbe diventato uno degli elementi più riconoscibili dell’album, grazie anche all’approccio del chitarrista al feedback.
Bowie gli propose anche di andare in tour
Il lavoro in studio convinse Bowie al punto da spingerlo a fare un passo ulteriore invitando Fripp a unirsi alla sua band come chitarrista dal vivo.
Fripp, però, rifiutò.
La ragione era molto semplice. Aveva appena concluso sei anni di tournée e non aveva intenzione di tornare immediatamente sulla strada.
Nel 1980 Bowie richiamò Fripp
La storia, però, non finì con Heroes.
Nel 1980 Bowie coinvolse nuovamente Fripp per Scary Monsters and Super Creeps. Questa volta il chitarrista si trovava in una situazione diversa: era tornato a essere un musicista operativo e pronto a lavorare in studio.
Durante quelle sessioni Fripp chiese a Bowie quale direzione avesse in mente per le sue parti di chitarra.
La risposta fu sorprendente: “Pensa a Ritchie Blackmore.”
Robert Fripp e lo stile di Ritchie Blackmore
L’indicazione poteva sembrare curiosa, soprattutto considerando la personalità musicale di Fripp. Il chitarrista, però, capì immediatamente cosa intendesse Bowie.
Fripp ha spiegato di non aver cercato di suonare come Ritchie Blackmore. Conosceva però bene il suo modo di stare sul palco e il suo approccio al rock. Da adolescente lo aveva visto suonare con gli Outlaws e ne era rimasto impressionato.
“Ho visto Ritchie, ho ascoltato Ritchie e non avrei suonato come avrebbe fatto Ritchie, ma sapevo cosa intendeva David”, ha raccontato Fripp.
Bowie non stava chiedendo a Fripp di diventare Blackmore. Gli stava indicando un’attitudine, un’energia e un modo di affrontare la chitarra.
Quella tra David Bowie e Robert Fripp rimane così una delle collaborazioni più particolari della storia del rock. Bowie riuscì a coinvolgere un chitarrista che in quel momento voleva stare lontano dai riflettori e, pochi anni dopo, gli affidò nuovamente uno spazio creativo in studio.
E forse è proprio questo il punto: Bowie non aveva bisogno che Fripp diventasse qualcun altro. Sapeva già cosa poteva ottenere da lui e, con poche parole, riusciva a indicargli una direzione senza limitarne la personalità. Anche quando gli disse di pensare a Ritchie Blackmore, Fripp non dovette smettere di essere Fripp.
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