Nella guerra tra il digitale e l’analogico non ci sarà mai una sola verità. Vincono la comodità e la versatilità o il feeling e il volume? Ognuno ha il suo parere a seconda delle proprie esigenze ma Phil X ha dato la sua risposta definitiva che chiarisce ogni dubbio sulla battaglia tra modeler e amplificari.

Phil X dice la sua sulla perenne sfida tra analogico e digitale: ecco le tre principali differenze tra modeler e ampli valvolari.
Immagine generata con IA

Phil X: i tre punti deboli dei modeler

La guerra “analogico vs digitale” probabilmente non finirà mai ma qualcuno ha già la propria risposta definitiva. Per Phil X, la differenza tra un amplificatore valvolare e un sistema digitale non si trova soltanto nel timbro generale. Il chitarrista sostiene di riconoscere alcuni comportamenti sonori che gli fanno riconoscere immediatamente un modeler.

Non si limita a un generico confronto tra valvole e digitale. Phil X individua infatti tre caratteristiche precise: il feedback, l’impatto delle ritmiche e la definizione degli accordi.

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Il primo segnale secondo Phil X: lo squeal

Il primo elemento riguarda i feedback prodotti dalla chitarra, soprattutto quando si lavora con suoni distorti e ad alto gain.

Phil X sostiene che alcuni di questi fischi possano avere una risposta che gli ricorda i primi modeler, risultando quindi immediatamente riconoscibili alle sue orecchie.

Non si tratta però, nella sua descrizione, di una semplice questione di frequenze. Il punto centrale è come il sistema reagisce all’esecuzione del chitarrista.

La “violenza” dell’attacco

È probabilmente il passaggio più caratteristico delle dichiarazioni di Phil X.

Parlando della componente ritmica, il chitarrista cita il tipo di attacco che associa a un suono come quello di Unchained e sostiene che quella particolare sensazione sia difficile da riprodurre con un modeler.

La sua spiegazione è molto diretta:

“Non è una questione di EQ. È violenza. Dovrebbe essere una botta violenta.”

Il termine utilizzato da Phil X non va quindi interpretato come una specifica tecnica. È il suo modo di descrivere l’impatto e la risposta fisica del suono quando la chitarra viene suonata con decisione.

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Ed è proprio questo aspetto che, secondo lui, può fare la differenza tra un suono che reagisce in maniera naturale alla pennata e uno che gli appare più artificiale.

Quando gli accordi diventano impastati

Il terzo elemento riguarda gli accordi.

Secondo Phil X, alcuni suoni possono perdere definizione quando vengono suonate più note contemporaneamente. Il risultato è quello che descrive come una sorta di massa indistinta, nella quale le singole note non emergono più chiaramente.

La separazione delle note diventa quindi fondamentale.

È un concetto che il chitarrista aveva già espresso in un’intervista del 2024, quando parlava anche dell’utilizzo di Kemper e Fractal. In quell’occasione aveva spiegato di preferire suoni con meno gain proprio perché l’eccesso di saturazione può rendere gli accordi più confusi e ridurne la chiarezza.

Phil X lo aveva già detto nel 2024

La dichiarazione del 2026 non arriva dal nulla. Già nel 2024 Phil X aveva parlato in termini molto simili della sua esperienza con i modeler. Aveva indicato il feedback, il comportamento delle ritmiche e la perdita di separazione negli accordi come tre elementi che potevano far apparire artificiale un determinato suono.

La posizione del chitarrista appare quindi coerente nel tempo.

Il punto non è semplicemente digitale contro valvole

È proprio questo l’aspetto più interessante della dichiarazione.

La tecnologia dei modeler digitali permette oggi di ricreare un numero enorme di amplificatori, effetti e configurazioni. Phil X non sta contestando questo.

Il suo punto riguarda qualcosa di più specifico: la sensazione che il chitarrista riceve quando interagisce con il suono.

Per lui, la vera prova arriva quando si suona forte, quando l’amplificatore deve reagire all’attacco e quando un accordo deve mantenere leggibili tutte le sue note.

E, almeno secondo il chitarrista dei Bon Jovi, è proprio lì che alcuni modeler possono ancora tradirsi.

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Giuseppe Ruocco