Nel pieno degli anni Settanta, quando le gerarchie del rock sembravano già scritte, una serata a New York ribaltò tutto. Un festival estivo, una band americana in ascesa e un chitarrista irlandese che trasformò il proprio set in qualcosa di irripetibile. A distanza di decenni, sono gli stessi protagonisti a raccontarlo. Nel 1974 Rory Gallagher aprì per Aerosmith a Central Park. Tre encore dopo, il pubblico lasciava prima del set della band.

Nel 1974 Rory Gallagher aprì per Aerosmith a Central Park. Tre encores dopo, il pubblico lasciava prima del set della band.
Rory Gallagher, Aerosmith – © Giuseppe Ruocco

Il racconto arriva oggi da un’intervista recente di Joe Perry e Brad Whitford con Rick Beato, dove i due chitarristi hanno ricordato uno degli episodi più sorprendenti della loro storia live.

Il festival del 1974 a Central Park

Il concerto si svolse nel 1974 allo Schaefer Music Festival di Central Park. Gli Aerosmith erano in cartellone come headliner, in un momento cruciale della loro carriera. La band stava ancora cercando una piena legittimazione a New York e il successo di Toys in the Attic avrebbe di lì a poco cambiato definitivamente il loro destino.

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Prima di loro salì sul palco Rory Gallagher, già considerato un punto di riferimento del blues rock europeo. Quella sera, secondo il ricordo dei protagonisti, accadde qualcosa di raro.

Gallagher chiuse il suo set. Il pubblico lo richiamò. Tornò per un encore. Poi un altro. E poi un terzo. Tre bis consecutivi che trasformarono l’apertura in un evento a sé.

He kicked our ass: il ricordo di Perry e Whitford

Durante la conversazione con Rick Beato, il tema è riemerso quasi con imbarazzo. Quando Whitford ha iniziato a raccontare l’episodio, Perry ha reagito con ironia: “I don’t wanna hear about that“.

He kicked our ass”.

Whitford ha ricostruito la scena con maggiore dettaglio. Rory Gallagher lasciava il palco e veniva richiamato. Ancora e ancora. “He came out for three encores. Oh my god.

Il momento più difficile arrivò subito dopo. “And then we got on the stage, and I just remember watching people walk away before we even started playing.

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Nel 1974 Rory Gallagher aprì per Aerosmith a Central Park. Tre encores dopo, il pubblico lasciava prima del set della band.
© Julio Aprea, link, CC BY-SA 2.0

Non una contestazione. Non un fiasco. Ma la sensazione che il picco emotivo della serata fosse già stato raggiunto. Whitford lo ha definito uno dei concerti più impressionanti della carriera di Gallagher. E in quel momento, per una band americana ancora in fase di consolidamento come gli Aerosmith, fu uno shock.

Il mito di Rory Gallagher tra i chitarristi

Il rispetto per Rory Gallagher non nasce da questo episodio. Tra i musicisti è sempre stato considerato un riferimento assoluto. Brian May lo ha citato più volte come influenza. È spesso riportato anche un aneddoto legato a Jimi Hendrix, secondo cui alla domanda su come ci si sentisse a essere il miglior chitarrista al mondo avrebbe risposto di chiedere a Gallagher. Una frase entrata nel mito, anche se non documentata ufficialmente.

Nel 1974 Rory Gallagher aprì per Aerosmith a Central Park. Tre encores dopo, il pubblico lasciava prima del set della band.
© Jan Slob, link, CC BY-SA 2.0

Parte della sua leggenda è legata anche alla sua Fender Stratocaster del 1961, uno strumento diventato simbolo del suo suono e della sua identità. Se vuoi avere anche tu il suono di Rory Gallagher puoi provare la sua Strato signature:

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La serata del 1974 a Central Park di Rory Gallagher e degli Aerosmith resta uno dei racconti più emblematici della sua forza live. Non perché abbia umiliato qualcuno. Ma perché, come hanno ammesso Perry e Whitford, in quel momento fu semplicemente impossibile da seguire.

E forse è proprio questo il segno dei grandi concerti. Anche quando a raccontarli sono le rockstar che quella sera dovettero salire sul palco dopo.

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Giuseppe Ruocco