Steve Morse ha costruito il proprio suono partendo da un’idea molto precisa: non cercare un solo timbro perfetto, ma creare contrasto tra registri, pickup e risposta dello strumento. In una nuova intervista con DiMarzio, il chitarrista spiega così uno degli aspetti più particolari della sua configurazione e il setup perfetto per avere un gran suono, mostrando perché la sua chitarra abbia bisogno di più possibilità sonore di quanto possa sembrare.

Steve Morse spiega perché il contrasto è fondamentale nel suo suono
Steve Morse utilizza da decenni una configurazione di pickup tutt’altro che convenzionale. La sua Ernie Ball Music Man Steve Morse Signature dispone infatti di quattro pickup e di un sistema di switching progettato per offrire un totale di 11 configurazioni.
Ma per capire davvero perché la chitarra sia costruita in questo modo bisogna ascoltare la spiegazione dello stesso Morse.
Durante un’intervista con DiMarzio, il chitarrista ha indicato il contrasto come uno degli elementi fondamentali che cerca quando costruisce il proprio suono.
La sua idea non consiste semplicemente nel passare da un pickup all’altro per ottenere timbri diversi. Morse utilizza i pickup per compensare il comportamento dello strumento nei differenti registri della tastiera.
Il pickup al manico per le parti alte, il ponte per quelle basse
Il ragionamento di Steve Morse parte dalla relazione tra altezza delle note e risposta del pickup.
Quando suona nella zona più alta della tastiera, utilizza il pickup al manico perché gli permette di ottenere un suono più caldo e corposo. È il timbro che associa alle linee melodiche e alle parti che entrano maggiormente nel registro vocale.
Quando invece scende verso le note più basse, la situazione cambia.
Morse spiega che il suono può diventare troppo grosso e perdere definizione. In quel caso passa all’humbucker al ponte.
La logica è quindi quasi opposta a quella che potrebbe suggerire un approccio basato esclusivamente sulla posizione del pickup.
Il pickup al manico gli permette di recuperare corpo nelle zone alte, mentre quello al ponte contribuisce a mantenere definizione quando il registro diventa più grave.
Perché la posizione del pickup cambia così tanto il suono
Morse collega questa differenza anche alla posizione fisica del pickup rispetto al ponte.
Più il pickup si avvicina al ponte, maggiore è la quantità di armoniche più piccole e rapide che riesce a captare, mentre diminuisce il peso della frequenza fondamentale.
È proprio questa differenza che permette a Morse di utilizzare i due pickup come strumenti di compensazione.
La sua tecnica dimostra quindi che il pickup non deve essere considerato soltanto come un componente che determina il carattere generale della chitarra.
Può diventare anche uno strumento per modificare la risposta dello stesso strumento in funzione di ciò che si sta suonando.
La Steve Morse Signature ha quattro pickup e 11 configurazioni
La Steve Morse Signature ufficiale utilizza una configurazione HSSH con quattro pickup DiMarzio.
La dotazione comprende l’humbucker DP 205 Morse Signature, il single coil DP 108 Vintage, un single coil custom e l’humbucker DP 200 Morse Signature. Il particolare sistema di switching permette di ottenere 11 differenti configurazioni.
Non si tratta però di una complessità introdotta semplicemente per aumentare il numero di suoni disponibili.
La configurazione è il risultato di decenni di esperimenti di Morse con strumenti modificati e pickup differenti.
La stessa Ernie Ball Music Man descrive la signature come uno strumento progettato secondo le specifiche di Morse e caratterizzato proprio dalla combinazione tra quattro pickup e un sistema di switching articolato.
Dai primi esperimenti con la Tele alla collaborazione con DiMarzio
La storia della configurazione comincia molto prima della Music Man.
In un’intervista pubblicata da Tone Journey, Morse ha raccontato di essere partito da una Telecaster il cui pickup al ponte tendeva a generare feedback. Decise quindi di sostituirlo con un humbucker Fender.
Quell’esperimento rappresentò soltanto l’inizio.
Morse racconta di aver successivamente aggiunto altri pickup e altri controlli, arrivando a modificare profondamente lo strumento. La collaborazione con DiMarzio nacque proprio da questa ricerca.
Secondo il suo racconto, il primo humbucker Fender rappresentava già un miglioramento, ma continuava a presentare problemi di feedback. Morse lavorò quindi con DiMarzio allo sviluppo di un pickup più adatto alle proprie esigenze.
Il risultato di quella ricerca sarebbe diventato parte dell’identità sonora associata alle sue chitarre signature.
Non conta avere quattro pickup
La particolarità della chitarra di Steve Morse può facilmente diventare un semplice dato curioso: quattro pickup, numerosi switch e una configurazione molto più complessa rispetto a quella della maggior parte delle chitarre elettriche.
La spiegazione di Morse mostra però che dietro quella complessità c’è una logica precisa.
L’ex chitarrista dei Deep Purple non cerca necessariamente di aggiungere più suoni possibile. Cerca di fare in modo che lo strumento continui a rispondere nel modo giusto quando cambiano registro, fraseggio e funzione musicale.
È anche per questo che il suo approccio può essere interessante per qualsiasi chitarrista.
Non è necessario replicare la sua configurazione per applicarne il principio. La lezione è capire che pickup, volume, tono e posizione sulla tastiera possono essere utilizzati insieme per mantenere il giusto equilibrio tra corpo, definizione e armoniche.
La chitarra di Steve Morse, in questo senso, è soprattutto l’esempio estremo di una ricerca molto concreta: costruire lo strumento intorno alle esigenze della musica.
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