Quando si parla di icone della chitarra elettrica, spesso si pensa ai soliti ingredienti: tecnica devastante, assoli infiniti, ampli sparati a volume assassino. Poi però arriva qualcuno come The Edge che ribalta completamente il paradigma. Nel nuovo episodio di Guitar Icons, che abbiamo registrato negli studi di Thomann, io e Paul Audia abbiamo deciso di entrare proprio nel mondo sonoro di David Evans, il chitarrista degli U2. Un personaggio particolarissimo nel panorama chitarristico, perché a differenza di molti altri guitar hero non arriva dalla classica tradizione blues-rock anni ’60 e ’70. Niente approccio hendrixiano, niente fraseggi alla Page o assoli alla Gilmour. The Edge nasce con un’idea completamente diversa: usare la chitarra come strumento di composizione sonora.
Un chitarrista che pensa come un sound designer
Quando gli U2 iniziano a muovere i primi passi a fine anni ’70, il mondo della chitarra è dominato da un linguaggio molto definito: pentatonica, assoli lunghi, ampli saturi.
The Edge arriva invece da influenze molto diverse: punk, new wave e soprattutto il chitarrismo ritmico di Pete Townshend. Il suo obiettivo non è dimostrare quanto è veloce sulla tastiera, ma trovare la soluzione sonora giusta per ogni brano.
Questo cambia completamente il ruolo della chitarra.
Invece di riempire lo spazio con note e virtuosismo, costruisce delle vere e proprie trame sonore fatte di delay, ripetizioni ritmiche e accordi aperti. E la cosa incredibile è che molte sonorità pop e indie che oggi consideriamo modernissime… in realtà sono figlie dirette di quella intuizione.
Delay: l’effetto che diventa composizione
Il punto di svolta arriva quando The Edge scopre l’Electro-Harmonix Deluxe Memory Man.
Parliamo di un delay analogico a bucket brigade, con una modulazione molto particolare sulle ripetizioni. All’inizio lo usa addirittura in stereo: due Memory Man che rimbalzano tra due Vox AC30. È lì che nasce la famosa architettura ritmica degli U2.
La cosa fondamentale da capire è che il delay non è un effetto decorativo, ma diventa parte della scrittura del riff. In molti casi la parte di chitarra è estremamente semplice, ma con il delay impostato sull’ottavo puntato la frase si trasforma in un pattern ritmico molto più complesso.
In pratica la chitarra suona una frase… e il delay la completa. Questo è il motivo per cui, quando provate a suonare quei riff senza delay, sembrano semplici, quasi banali. Con il delay invece diventano iconici.
Il cuore del suono: il Vox AC30
Se c’è un elemento veramente imprescindibile nel suono di The Edge è il Vox AC30. Molti chitarristi cambiano ampli nel corso della carriera, ma lui è rimasto incredibilmente fedele a questo modello. Il classico AC30 con i coni Celestion Blue Alnico è praticamente il suo marchio di fabbrica.
Quei coni hanno una risposta molto particolare:
compressa, brillante e con una specie di tridimensionalità naturale che si sposa perfettamente con il delay.
Nel video abbiamo fatto anche un confronto interessante tra un’emulazione moderna, nel nostro caso un Universal Audio Ruby ’63, e il vero amplificatore Vox.
L’emulazione suona benissimo, ma appena accendi l’ampli vero senti immediatamente quella risposta dinamica e quell’aria che solo un circuito valvolare riesce a dare.
Il resto della pedaliera: pochi ingredienti chiave
Nel setup che ho ricreato per il video ho cercato di condensare alcuni elementi fondamentali del suo suono.
MXR Dyna Comp
The Edge lo ha usato spesso per stabilizzare il segnale. Le sue parti sono molto regolari come dinamica, quindi il compressore aiuta a mantenere il suono compatto e uniforme.
JHS Bonsai
Serve per dare un po’ di spinta ai soli o alle parti più aggressive. Non è una distorsione estrema, ma aggiunge presenza e midrange. Purtroppo il pedale non è facilissimo da reperire al momento, ma recentemente abbiamo testato il Warm Audio Tube Squealer che è molto simile.
Big Muff
Qui entriamo nel territorio dei muri sonori.
Il Big Muff è perfetto per creare quelle distorsioni dense e piene che si sentono in diversi brani degli U2.
JHS Crayon
Ho scelto questo pedale perchè è stato avvistato su una delle ultime pedaliere di The Edge e perchè il fuzz è una distorsione ben presente nel sound degli U2.
Memory Man
Il primo amore non si scorda mai. Questo pedale rappresenta la svolta per l’idea sonora di The Edge. La grana sulle ripetizioni e quella modulazione particolare hanno consegnato alla storia dei riff immortali.
Source Audio One Series Nemesis Delay ADT
Il Memory Man resta il riferimento storico, ma oggi molti delay digitali, come questo Nemesis, permettono di controllare perfettamente il tempo con il tap tempo e selezionare le divisioni ritmiche.
Lo stesso Edge dopo il Memory Man, ha virato sul TC Electronic 2290 per poter avere il controllo totale delle ripetizioni ed approfondire ulteriormente la sua ricerca sonora. Se volete avvicinarvi al suo suono, l’ottavo puntato è il vostro miglior amico.
Il dettaglio nerd che cambia tutto: il plettro
C’è poi una chicca da veri nerd. The Edge spesso usa il plettro, un Herdim in nylon, dalla parte della zigrinatura, cioè quella ruvida che normalmente serve solo per migliorare la presa.
Colpendo le corde con quella parte si ottiene un attacco molto più granuloso, quasi come se ci fosse un leggero effetto di overdrive naturale.
Con delay e compressione questo dettaglio diventa molto evidente e contribuisce tantissimo alla definizione del suono. Sono quelle piccole, grandi ossessioni da chitarrista che fanno la differenza.

Semplice? Solo in apparenza
Una delle critiche che spesso viene fatta a The Edge è che suona parti semplici. In realtà è un classico caso in cui semplice non significa facile.
Le sue parti sono estremamente esposte: poche note, delay molto presente e groove rigidissimo. Se vai fuori tempo anche solo di poco, il castello crolla immediatamente. È un po’ come tirare un rigore. Sembra facile… finché non sei sul dischetto!
E poi c’è un altro dettaglio: le sue parti sono iconiche. Non puoi cambiarle, non puoi improvvisare, non puoi metterci del tuo. Devono essere eseguite esattamente come sono state scritte.
La lezione più importante
La cosa che mi affascina di più di The Edge è la sua ossessione per la ricerca del suono.
Non è mai stato un chitarrista interessato agli endorsement o a legarsi a un marchio specifico. Vuole essere libero di scegliere qualsiasi chitarra, pedale o amplificatore se serve a ottenere una certa timbrica.
Ed è una lezione enorme per chi suona. Studiare tecnica, scale e armonia è fondamentale. Ma se non sviluppi una identità sonora, rischi di diventare uno dei tanti.
The Edge ci dimostra come arte e musicalità prescindano dalla mera abilità tecnica e strumentale.
A volte bastano davvero due note, un delay e l’idea giusta per cambiare il modo in cui il mondo ascolta la chitarra.
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