Quanto bisogna spendere oggi per avere una pedaliera multieffetto completa, credibile dal punto di vista sonoro e utilizzabile realmente per suonare, registrare o andare direttamente nell’impianto? Negli studi di Thomann ho provato a rispondere a questa domanda insieme a Paul Audia, mettendo a confronto tre soluzioni che gravitano nella fascia dei 200 euro: Valeton GP-200, Harley Benton DNAfx GiT Pro e Blackstar ID Floor Two.
L’idea, però, non era quella di fare una semplice carrellata di preset di fabbrica. Volevamo creare una situazione il più possibile comparabile, capire come si comportano realmente le tre macchine e, soprattutto, vedere quanto sia diventata competitiva questa fascia di prezzo. Per farlo ho programmato personalmente quattro suoni su ciascuna pedaliera: Clean, Crunch, Distorto e Lead. Durante il test io mi sono occupato di raccontare caratteristiche, funzionamento e impressioni, mentre Paul ha avuto il compito più divertente: suonare.
Stesso chitarrista, stessa chitarra, stesso approccio
Per rendere il confronto più significativo abbiamo collegato tutte e tre le pedaliere direttamente all’impianto e cercato di partire da condizioni il più possibile simili, utilizzando le stesse tipologie di simulazione di amplificatore.
Paul ha suonato per tutto il test una Harley Benton ST-Modern Carlos Asensio CGM, una Strat moderna in configurazione HSS equipaggiata con humbucker Tesla OPUS-X al ponte e due Tesla Time Machine 57 single coil. Il modello presenta inoltre coil tap, tastiera in palissandro con radius compound 12″-16″, 22 fret medium jumbo in acciaio inox e ponte Vegatrem VT1.
Una chitarra particolarmente adatta a questo tipo di confronto perché sufficientemente versatile da permetterci di passare dai clean ai suoni più saturi senza cambiare strumento.
L’obiettivo non era decretare scientificamente un vincitore, quanto piuttosto capire quale personalità emerge da tre prodotti che, almeno sulla carta, si rivolgono a un pubblico molto simile.
Valeton GP-200: quella con cui mi sono trovato subito a casa
Parto dalla pedaliera che, personalmente, mi ha convinto maggiormente sotto il profilo dell’interfaccia e della programmazione: la Valeton GP-200.
È una macchina decisamente completa. Offre 140 modelli di amplificatori e oltre 100 effetti, otto footswitch con LED personalizzabili, pedale d’espressione integrato, 256 slot per i preset, looper da 180 secondi e drum machine con 100 pattern. Sul fronte delle connessioni troviamo, tra le altre cose, uscite jack e XLR stereo, send/return, MIDI e USB-C; quest’ultima permette di utilizzare la GP-200 anche come interfaccia audio.
Ma al di là della quantità di funzioni, la cosa che mi ha colpito maggiormente è stata la facilità con cui sono riuscito a costruire i miei quattro suoni.
Quando utilizzo un multieffetto, soprattutto durante un test, per me è fondamentale poter capire velocemente dove mettere le mani. Non voglio dover entrare continuamente in menu e sottomenu per modificare un parametro fondamentale.
Da questo punto di vista la GP-200 mi è sembrata la più immediata delle tre.
Il pannello mette a disposizione diversi controlli fisici e pulsanti dedicati alle varie sezioni della catena – preamp, distortion, amp, cabinet, EQ, modulazioni, delay e riverbero – e questo rende la programmazione piuttosto intuitiva.
È stata quella sulla quale ho avuto maggiormente la sensazione di poter costruire un suono partendo da zero senza interrompere continuamente il flusso di lavoro.
Per chi ama programmare i propri preset, modificare spesso i parametri e costruire una pedaliera digitale abbastanza complessa, è probabilmente la macchina che mi ha convinto di più.
Harley Benton DNAfx GiT Pro: tanta sostanza e una dotazione sorprendente
La Harley Benton DNAfx GiT Pro è forse quella che rappresenta meglio quanto sia cambiato il mercato delle pedaliere digitali economiche.
Parliamo di un modeler con IR Loader, display a colori da 5″, pedale d’espressione, effetti utilizzabili in stereo, software di editing e possibilità di registrazione audio tramite USB. Anche la connettività è decisamente completa: uscite XLR bilanciate e jack, MIDI In/Out, loop effetti stereo, Aux In, uscita cuffie e connessione per un ulteriore pedale d’espressione.
Non mancano compressori, overdrive e distorsioni, modulazioni, diversi tipi di delay e riverbero, wah, EQ e noise suppressor.
La cosa interessante della DNAfx GiT Pro è proprio questa: per la cifra richiesta mette sul tavolo praticamente tutto quello che serve per costruire un rig digitale completo.
Il grande display aiuta molto nella visualizzazione della catena e dei parametri e, una volta presa confidenza con la logica operativa, le possibilità sono numerose. Ho trovato la Valeton leggermente più immediata nella programmazione direttamente dalla macchina, ma questo non significa che la Harley Benton sia complicata.
Anzi, il suo punto di forza è probabilmente il rapporto tra prezzo, quantità di funzioni e flessibilità.
È facile immaginare la DNAfx GiT Pro non soltanto come macchina per esercitarsi a casa, ma come centro di un piccolo rig: si può andare direttamente nel PA, utilizzarla per registrare, integrare effetti esterni attraverso il loop e sfruttare MIDI e IR per costruire setup decisamente più articolati.
E anche dal punto di vista sonoro non ha avuto problemi a stare nel confronto. Sui quattro preset che abbiamo preparato si è dimostrata equilibrata e versatile, senza darci mai la sensazione di trovarci davanti a una soluzione “entry level” nel senso negativo del termine.
Blackstar ID Floor Two: meno “computer”, più amplificatore
Con la Blackstar ID Floor Two cambia leggermente la filosofia.
Qui ritroviamo molto del DNA Blackstar e un approccio che può risultare particolarmente familiare a chi arriva dal mondo degli amplificatori tradizionali.
Sul pannello abbiamo infatti Gain, Volume, Bass, Middle, Treble, ISF e Master, insieme a sei Voices: Clean Warm, Clean Bright, Crunch, Super Crunch, OD1 e OD2. A queste si aggiungono tre differenti risposte che richiamano EL84, EL34 e 6L6 e oltre 35 effetti. La Floor Two integra inoltre un pedale d’espressione e offre USB-C, MIDI, uscita XLR e uscita Line/Phones.
È un approccio interessante perché tende a ridurre quella sensazione di trovarsi davanti a un piccolo computer da pavimento.
Se sulla Valeton mi sono trovato particolarmente bene nella fase di programmazione, Paul ha invece indicato la Blackstar come la sua preferita dal punto di vista puramente sonoro.
Ed è un’opinione che capisco.
Durante il test è emersa una risposta molto piacevole soprattutto quando siamo entrati nel territorio dei suoni Crunch, Distorto e Lead. La sensazione sotto le dita e la maniera in cui il suono reagisce alla dinamica sono aspetti che per un chitarrista possono contare più del numero assoluto di amplificatori o effetti disponibili.
La Blackstar sembra puntare proprio su questo: meno sulla sensazione di avere centinaia di possibilità davanti e più sull’immediatezza di costruire un suono con una logica molto vicina a quella di un amplificatore.
Clean, Crunch, Distorto e Lead: perché quattro suoni?
Ho scelto deliberatamente quattro categorie molto semplici.
Il Clean serve a capire quanto il modeler riesca a mantenere definizione, dinamica e carattere della chitarra.
Con il Crunch iniziano invece a emergere le differenze nella risposta al tocco e nella gestione di quella zona intermedia in cui l’amplificatore deve essere saturo, ma non troppo compresso.
Il Distorto ci porta nel territorio dei suoni rock più importanti, dove entrano in gioco corpo, basse frequenze, intelligibilità e gestione del gain.
Infine il Lead permette di capire come la macchina si comporta quando aggiungiamo maggiore saturazione e ambienti, cercando sustain e una risposta adatta al fraseggio solista.
In questo modo non abbiamo semplicemente ascoltato una serie di preset, ma abbiamo portato tutte e tre le macchine all’interno dello stesso percorso sonoro.
Quindi, quale sceglierei?
Alla fine del test io e Paul non abbiamo avuto esattamente la stessa preferenza. E forse è proprio questo l’aspetto più interessante.
Io sceglierei la Valeton GP-200 per interfaccia, programmabilità e facilità con cui sono riuscito a costruire i miei preset. Mi è sembrata la macchina con cui riesco più velocemente a trasformare in realtà il suono che ho in testa.
Paul, concentrandosi maggiormente sulla risposta sonora mentre suonava, ha preferito la Blackstar ID Floor Two. Il suo approccio più vicino a quello di un amplificatore e il carattere dei suoi suoni lo hanno convinto maggiormente.
La Harley Benton DNAfx GiT Pro, però, non esce affatto sconfitta dal confronto. Al contrario: probabilmente è quella che impressiona maggiormente quando si considera la quantità di strumenti e connessioni disponibili in rapporto alla fascia di prezzo. Display ampio, IR Loader, loop effetti, MIDI, USB, XLR e pedale d’espressione compongono una dotazione che fino a pochi anni fa sarebbe stata difficile da immaginare su un prodotto di questo segmento.
E questa, secondo me, è la vera conclusione del nostro test negli studi Thomann.
Non esiste necessariamente una pedaliera migliore in assoluto
C’è quella più adatta a chi vuole programmare velocemente e avere grande controllo, quella che privilegia maggiormente immediatezza e feeling sonoro, e quella che punta su versatilità e rapporto qualità/prezzo.
Valeton GP-200, Blackstar ID Floor Two e Harley Benton DNAfx GiT Pro interpretano queste esigenze in maniera differente.
La buona notizia è che oggi, con un budget che gravita intorno ai 200 euro, possiamo realmente iniziare a parlare di strumenti con cui costruire un rig completo, registrare e persino presentarci su un palco andando direttamente nell’impianto.
Qualche anno fa sarebbe stato molto più difficile dirlo.
* Questo post contiene link affiliati e/o widget. Quando acquistate un prodotto tramite un nostro partner affiliato, riceviamo una piccola commissione che ci aiuta a sostenere il nostro lavoro. Non preoccupatevi, pagherete lo stesso prezzo. Grazie per il vostro sostegno!




