Definire leggendario Live at the Greek dopo la straordinaria epopea dei Led Zeppelin potrebbe sembrare esagerato e irriverente, tuttavia non lo è affatto: l’album rappresenta unadelle migliori collaborazioni live del secolo scorso, in cui i The Black Crowes hanno saputo valorizzare il materiale di Page e compagni, creando un suono potente e rispettoso della storia del rock. Due grandi chitarristi, Rich Robinson e Audley Freed, sono riusciti a lasciare una forte impronta, offrendo un solido supporto alle svisate di Jimmy.Grazie alla nostra serie Crossroads andiamo a rivivere le emozioni di quella straordinaria performance.

Tra Rich e Audley c’è di mezzo… Jimmy
I The Black Crowes interpretano i Led Zeppelin con un “piccolo” aiuto
Led Zeppelin e The Black Crowes, quante affinità. Separati da un oceano, lontani nel tempo e in contesti completamente diversi, ma le radici, le origini sono le stesse: a fare da collante è sempre quel vecchio, sporco blues trasformatosi da acustico in elettrico con la svolta di Chicago.
Nata e sviluppata nelle regioni del Sud degli USA, la “musica del diavolo” ha rappresentato, assieme al canto spiritual, la componente più significativa della condizione di schiavitu dei neri sradicati dall’Africa.
Dall’epicentro della Louisiana e, in particolare, da New Orleans, il blues, come canto profano, è andato estendendosi lungo le più varie direzioni, sempre conservando inalterato il suo drammatico registro espressivo. Dalle campagne del sud alle grandi metropoli, e poi la grande epopea british, da Chicago a Londra, con i Rolling Stones, TheYardbirds, John Mayall & Eric Clapton, per giungere proprio ai Led Zeppelin.
Sul finire del secolo scorso tutto si ricongiunge e trova la chiusura del cerchio con i “bad boys di Atlanta”, che si riappropriano di quella cultura, di quelle sonorità facendosi aiutare da un ospite veramente speciale: Jimmy Page.
Live at the Greek: un altare di chitarre, un tripudio di slide
“Io e Audley ci siamo completamente affidati a Page per gli arrangiamenti chitarristici, chiedendogli come volesse che suonassero. Con tre chitarristi sul palco, la band ha potuto coprire molte più parti originali dei Led Zeppelin rispetto a quanto Jimmy potesse fare da solo”.
-Estratto da guitarplayer.com, intervista a Rich Robinson di Gary Griff, 13 marzo 2025.
Atlanta, situata nel sud-est degli Stati Uniti, è la capitale, nonché la città più popolosa, dello stato della Georgia. Viene considerata un importante centro economico, culturale e storico della regione. Il rock ‘n’ roll vive uno dei suoi momenti di rinascita e rinnovamento proprio in questa “Capitale del Nuovo Sud”, grazie ai The Black Crowes.
La storia dei “Corvi” raggiunge il top a fine anni Novanta con il Live at The Greek, cronaca di un matrimonio estatico tra la nobiltà del rock classico e la sfrontatezza del soul blues americano. Con Rich Robinson e Audley Freed le sei corde non si placano, urlano e si infiammano per rincorrere un folletto di nome Jimmy Page, l’uomo da cui nascono quelle magiche serate del 18 e 19 ottobre 1999.
“Ho fatto un provino per i fratelli Robinson nell’autunno del ’97. Era un venerdì. Lunedì ho ricevuto una telefonata di conferma, quindi sapevo che era andato bene, ma poi per mesi non è successo nulla. Non hanno fatto nessuna tournée fino al giugno del ’98. Allora sono andato ad Atlanta per le prove e sono partito con loro. A livello chitarristico ho cercato un tono più pulito rispetto a Rich per tentare di completare il suo sound. Pensavo a un approccio alla Malcolme Angus Young, non necessariamente dal punto di vista musicale, ma da quello sonoro. Tutto si è combinato magnificamente”.
Estratto da guitarworld.com, intervista a Audley Freed di Andrew Daly, 9 luglio 2024.
Audley Freed, ex membro dei Cry of Love, si aggrega alla band dopo l’uscita di scena di Marc Ford, nel periodo delle sessioni per By Your Side, nell’estate/autunno 1998, pur non partecipando direttamente a quelle registrazioni. Audley e Rich hanno comunque un anno di tempo per affiatarsi in tour, prima della grande sorpresa: nell’ottobre 1999, Jimmy Page, già da alcuni anni in contatto con il gruppo grazie a Robert Plant, si unisce ai BC per una serie di concerti a New York, Worcester (Massachusetts) e Los Angeles. Le due sere al Greek Theatre, nella “Città degli Angeli”, danno luogo a uno straordinario live album.
A causa di problemi contrattuali con la Columbia, Live at the Greek non include nessuna delle canzoni della band eseguite con Page. Alcuni capolavori zeppelliniani, tra cui Your Time Is Gonna Come, What Is and What Should Never Be, Celebration Day, Custard Pie, Ten Years Gone, Nobody’s Fault but Mine e Whole Lotta Love, oltre a una manciata di cover (sugli scudi Shapes of Things, Mellow Down Easy e You Shook Me) rendono onore a una scaletta adrenalinica, ove il cuore del suono è l’interazione fra tre chitarristi eccezionali.
Chris Robinson si dimostra al massimo della forma, graffiante, intenso e financo spavaldo, Eddie Harsch risulta impeccabile, magicamente ispirato alla tastiere, e un battagliero Steve Gorman stupisce davvero tutti, così vicino per energia e fisicità all’inarrivabile John “Bonzo” Bonham.
Il tour del 2000 e l’improvvisa cancellazione delle ultime date
La collaborazione funziona bene e porta a una tournée più estesa nell’estate del 2000. I rapporti tra i membri del sodalizio si fanno però più tesi e la sostituzione dello storico bassista Sven Pipien con Greg Rzab non rappresenta l’unico attrito.
Jimmy & The Black Crowes, comunque, sono in forma stratosferica e non smettono di dimostrarlo in qualsiasi occasione, apparentemente anche durante il noto The Tonight Show di Jay Leno, infuocati e festosi per The Wanton Song, giusto poco prima di Ferragosto. Sarà invece la loro ultima esibizione, con la cancellazione delle restanti date previste in autunno, ufficialmente a causa di ulteriori, sopraggiunti problemi alla schiena per Page…
Tre chitarristi per tante, tante chitarre
Nel periodo 1999/2000, con la ciliegina sulla torta del Live at the Greek, sono state davvero numerose le chitarre utilizzate dai tre virtuosi. Page, un vero uragano pure alla slide, non si è fatto mancare le sue signature, dalle svariate Gibson (su tutte la sua mitica 1959 Les Paul Standard “Number One”) alla Fender Telecaster B-Bender, usata per dare un tocco country rock speciale alla splendida ballad dei “Corvi” She Talks to Angels.
La lineup di Robinson include la 1968 Fender Telecaster, parecchie Gibson Les Paul tra cui una 50’s Goldtop, una Zemaitis, e la Gretsch White Falcon.
Anche Freed proclama la sua passione per il mondo Gibson con la 1965 SG Special, una storica 1956 Les Paul Goldtop e un’altra Junior. Tra gli altri modelli spiccano le Fender Stratocaster (’57 Relic) e Telecaster (’52 Reissue), un Terry C. McInturff Taurus prototype e una Senn Pomona.
Possiamo trovare parecchie delle sei corde citate nella straordinaria esibizione al Jones Beach Theatre di Wantagh, tenutasi nel luglio 2000.
L’edizione ampliata del 2025 di Live at the Greek
“Credo che Jimmy abbia apprezzato il rispetto che abbiamo dimostrato nei confronti dei suoi brani. Da amici comuni ho saputo quanto gli piacesse la mia attenzione ai dettagli”.
Estratto da guitarworld.com, intervista a Audley Freed di Andrew Daly, 9 luglio 2024
Quando sono ormai passati cinque lustri, arriva finalmente un’edizione che rappresenta in toto l’emozione vissuta durante quei concerti: un’ampia selezione aggiunge altre chicche e i brani top del gruppo di Atlanta. Ancora una volta brillano i tre moschettieri delle sei corde…Ancora una volta emerge la piena conferma dei ruoli: Rich Robinson fornisce il solido supporto ritmico e chitarristico blues rock che caratterizza il suono della band, Audley Freed porta una grande tecnica e il feeling giusto per il materiale classico (il suo contributo in Ten Years Gone è da brividi) e, infine, standing ovation per Jimmy Page. Il suo stile inconfondibile, la sua maestria nelle lunghe cavalcate elettriche e nella brillante parentesi acustica rappresentano qualcosa di incommensurabile. No Speak No Slave, Remedy, Wiser Time, She Talks to Angels sfilano via con il cuore che batte profondamente.
La meraviglia di Lions, un album da riscoprire
Influenzati da quel tour, i The Black Crowes tornano in studio per registrare il sesto album della band. Forti dell’esperienza con Jimmy e carichi di quelle sonorità, incidono il disco più vario, con una grande attenzione agli arrangiamenti e, soprattutto, un acuto songwriting.
Dinamismo e drammaticità, come i Led Zeppelin, con lo stile southern che li ha sempre contraddistinti. A ciò si aggiunge una inebriante miscela di soul, funk e r&b, intervallata da momenti acustici e visionari sulle orme di Nick Drake. Sfilano Lickin’, Come On, No Use Lying, Losing My Mind per arrivare senza respiro a Miracle to Me.
Rich, molto ispirato nella scrittura, oltre alla chitarra (principalmente una Fender Esquire del ’54) suona il basso per gran parte del disco, Chris è in estasi anche per l’idillio amoroso con Kate Hudson, mentre Audley mette tutto il cuore in tre canzoni manifesto dell’opera, Greasy Grass River, Ozone Mama (è suo il “solo” stratosferico di wah-wah nel finale) e Cosmic Friend. Inoltre, durante quelle sessioni Freed trova un’istantanea sintonia con il produttore Don Was, con il quale seguiranno parecchie collaborazioni.
Lions rimane un album spartiacque, simboleggia la fine di un periodo dei BC, prima di una nuova era, tuttavia è sicuramente uno dei picchi e meriterebbe il giusto riscontro all’interno della oramai sterminata discografia del gruppo. Certamente è risultato assai significativo per Audley e Chris…
Un incontro importante, crocevia per entrambi
Da quel momento le carriere dei due chitarristi si separano, ed entrambi toccano altri apici nel prosieguo, ma quel periodo collaborativo rimane un fiore all’occhiello nel loro percorso artistico.
Rich inaugura una brillante attività solista, a cui si aggiungono una serie di progetti altrettanto azzeccati e una nuova “altalena” con Chris e il mondo Black Crowes. Audley dimostra, se vi fossero stati ancora dei dubbi, tutto il suo grande carisma di chitarrista ed evidenzia maggiormente le doti di songwriter. Andiamo a vedere i suoi momenti culminanti, ove emerge la sua incredibile capacità di misurarsi con i più grandi artisti del rock a stelle e strisce (e non solo)…

Audley Freed, chitarrista sontuoso e songwriter raffinato
Dai Cry of Love ai Gov’t Mule, passando per The Black Crowes
Classe 1962, con il padre che lavora nell’US Army, Audley Freed vive i primi anni di vita sballottato da una città all’altra, ma trova un punto fermo a Burgaw, un piccolo centro rurale in North Carolina. Si laurea in storia all’Università di Wilmington, però la musica diventa il suo chiodo fisso.
Arrivano le esperienze con i primi gruppi, poi sul finire degli Ottanta fonda i Cry of Love, noti per la hit Peace Pipe e, grazie a un contratto con Columbia Records, comincia l’avventura professionistica. Viene notato dai The Black Crowes, inizia una fruttuosa collaborazione con loro, mentre l’amicizia con Warren Haynes lo tiene spesso legato ai Gov’t Mule e ai tanti progetti dell’ex membro di The Allman Brothers Band.
Un prode guitar hero in mezzo a uno stuolo di star
Audley partecipa anche ai lavori solisti di Chris Robinson. In particolare compone insieme a lui Mother of Stone per quel piccolo capolavoro di This Magnificent Distance (2004), disco appassionato, manifesto di un romanticismo ribelle in cui blues, southern rock, folk e country si mescolano dando il via a una ribollente danza tribale.
Le partnership con Joe Perry, Dixie Chicks e Peter Frampton sono solo la ciliegina sulla torta di una vita passata in studio di registrazione, come quotato session man, e on stage al fianco dei più grandi artisti.
Freed, inoltre, è stato un membro originario dei Trigger Hippy, gruppo fondato a Nashville con Steve Gorman e Jimmy Herrings, nel quale ha militato per parecchi anni Joan Osborne.
Non solo un grande chitarrista: la sua importante storia come autore e gli ultimi progetti
Atleta della chitarra, ma anche atleta dell’anima, un’anima da songwriter: Audley ha composto canzoni per i Train e, tra gli altri, per la star del country Gary Allan. I suoi contributi sono decisivi anche per The Wreckers e Gavin DeGraw.
Ospite frequente negli incandescenti show dei Gov’t Mule, Freed ha co-scritto e inciso Life on the Outside, brano di punta del loro album The Deep End, Volume 1.
Una delle sue ultime band sono i Big Hat, mentre recentemente ha condiviso il palco con Sheryl Crow, con il fiore all’occhiello dell’esibizione al Crossroads Guitar Festival nel 2023.
Le chitarre e gli equipaggiamenti di AF
ZZ Top, Aerosmith, Neil Young, The Cars, oltre ovviamente a Zeppelin, Allman Bros e a tutto il mondo southern rock costituito da Lynyrd Skynyrd,Ozark Mountain Daredevils e The Marshall Tucker Band rappresentano i maggiori riferimenti chitarristici per Audley, che in questo frangente si tiene molto impegnato tra esibizioni dal vivo e registrazioni in studio per dischi di genere Americana.
Parlando del periodo vissuto con Page & The Black Crowes sono già state nominate parecchie delle sei corde utilizzate, tuttavia meritano ancora una menzione i vari modelli in “Telecaster style” e le numerose Les Paul, tra cui una storica del 1959, acquisite tramite il Gibson Custom Shop di Nashville. Ultima, ma non per importanza, la già citata Senn Pomona.
Freed si dichiara un grande fan della maggior parte degli amplificatori in stile Vox AC30. Ha usato molto un Selmer dei primi anni Settanta e poi un susseguirsi di marchi e modelli quali Lazy J 20, Bad Cat Black Cat, Germino, Fender Blackface Showman e PRS.
Per i recenti concerti dal vivo con Sheryl Crow si è servito di un Matchless Lightning da 15 watt e di un singolo cabinet Reeves da 12, virando su una riedizione del Fender Vibrolux quando è alla ricerca di un suono più pulito.
Sicuramente, a proposito di sound, è stato molto proficuo e inaspettato il sodalizio con Jakob Dylan. Una nuova, entusiasmante puntata di “Crossroads”, la rubrica speciale di Planet Guitar, sta per decollare!
Stay tuned
To be continued…
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