Nel vasto panorama della musica contemporanea, pochi nomi risplendono con la stessa intensità di Ry Cooder. Vincitore di sei Grammy Awards e noto per la sua maestria sulla chitarra e per la sua capacità di mescolare una vasta gamma di generi musicali, Cooder si distingue come uno dei musicisti più eclettici e influenti del nostro tempo. Attraverso una carriera che abbraccia decenni di innovazione e sperimentazione, Cooder ha guadagnato un posto di riguardo nel pantheon della musica moderna.

© WENN Rights Ltd / Alamy Stock Photo

Io e Paul di Guitar Tutorials abbiamo scelto di farvi ascoltare un medley con uno tra i suoi brani più iconici: Paris, Texas.

I primi passi e la carriera precoce

Nato il 15 marzo 1947 a Los Angeles, California, Ryland Peter Cooder ha iniziato a suonare la chitarra fin dall’età di tre anni. Cresciuto in un ambiente ricco di diversità musicale, ha assorbito una vasta gamma di influenze, dal blues al country, dal folk al rock ’n’ roll. Questa varietà di stili avrebbe plasmato in modo indelebile il suo approccio alla musica.

Negli anni ’60, Cooder inizia a farsi notare come uno dei turnisti più richiesti della scena musicale di Los Angeles. Suona spesso il banjo e questa sua pratica lo induce a sperimentare sulla chitarra  alcune accordature aperte e la tecnica del three finger roll, tipica della musica bluegrass. La sua abilità straordinaria lo porta a collaborare con alcuni dei grandi nomi dell’epoca, tra cui The Rolling Stones, Captain Beefheart e Randy Newman, solo per citarne alcuni. La sua presenza distintiva sulla chitarra aggiungeva una profondità e una complessità uniche a ogni brano a cui contribuiva.

L’ascesa verso la fama

Fu con il suo debutto da solista nel 1970 che Ry Cooder iniziò a guadagnare riconoscimenti come artista a sé stante. Il suo album omonimo catturò l’attenzione del pubblico e della critica, grazie alla particolare combinazione di blues, folk e rock. Brani come Into the Purple Valley e Boomer’s Story sono diventati emblematici della sua abilità nel trasportare l’ascoltatore in terre musicali inesplorate.

Tuttavia, è stato con l’uscita dell’album Paradise and Lunch nel 1974 che Cooder ha veramente dimostrato la sua versatilità e il suo spirito pionieristico. Con una miscela di canzoni originali e reinterpretazioni di classici, l’album ha incantato il pubblico con la sua freschezza e il suo approccio unico alla musica americana.

Dopo aver lavorato a diverse colonne sonore, nel 1984 venne scritturato da Wim Wenders per scrivere le musiche di Paris, Texas.

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Ulteriori informazioni

Cooder ha basato la colonna sonora e la canzone che dà il titolo al film, appunto Paris, Texas,  su Dark Was the Night (Cold Was the Ground) di Blind Willie Johnson, che ha descritto come “il pezzo più soul e trascendente di tutta la musica americana”. Cooder ha dichiarato nel 2018 alla BBC Radio:

Wenders ha fatto un ottimo lavoro nel catturare l’atmosfera là fuori nel deserto lasciando che i microfoni e la macchina Nagra girassero e captassero toni e suoni. Ho scoperto che girava tutto intorno a Eb e così abbiamo accordato tutti gli strumenti un semitono sotto l’accordatura standard”

Harley Benton Bottleneck/Slides Set Metal

Harley Benton Bottleneck/Slides Set Metal

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Il ruolo di innovatore musicale

Una delle caratteristiche distintive di Ry Cooder è la sua capacità di esplorare e abbracciare una vasta gamma di tradizioni musicali. Dal blues del Delta alle ballate messicane, dalla musica hawaiana al gospel, Cooder si è spinto costantemente oltre i confini convenzionali della musica, aprendo nuove strade e spaziando attraverso culture e generi.

La sua passione per l’esplorazione musicale lo ha portato anche ad approfondire le radici della musica cubana. Con l’acclamato album del 1997 Buena Vista Social Club, Cooder ha collaborato con musicisti cubani di fama mondiale per creare un omaggio travolgente alla ricca tradizione musicale dell’isola. L’album ha ricevuto elogi universali e ha contribuito a far conoscere al mondo intero la bellezza e la profondità della musica cubana. Grazie al successo di critica e di pubblico, l’uscita del disco è stata seguita da un breve tour di concerti ad Amsterdam e alla Carnegie Hall di New York nel 1998. Le immagini di queste date, insieme alle sessioni di registrazione a L’Avana, sono state mostrate nel documentario omonimo di Wim Wenders, uscito nel 1999.

Lo stile e le chitarre

Quando si parla di Ry Cooder, è impossibile non menzionare il suo stile unico e la sua padronanza della chitarra. Cooder è noto per la sua capacità di estrarre una vasta gamma di suoni e tonalità dalla sua chitarra, sfruttando una varietà di tecniche che abbracciano il fingerpicking, lo slide e il flatpicking.

Una delle caratteristiche distintive del suono di Cooder è l’uso del bottleneck con il quale riesce ad evocare emozioni profonde e suggestive, trasportando l’ascoltatore in luoghi lontani e immaginari. Il suo tocco delicato e la sua precisione millimetrica lo rendono un maestro indiscusso di questa tecnica.

Per quanto riguarda le chitarre che utilizza, Ry Cooder è conosciuto per la sua predilezione per strumenti vintage. Tra le sue chitarre preferite spicca indubbiamente la Coodercaster, una chitarra assemblata con corpo e manico di due Fender Stratocaster della seconda metà degli anni ’60. Al ponte si trova un pickup humbucker con bobine sfalsate (tipo Fender Precision) dotate di espansioni polari regolabili per ogni corda; i due magneti sono collocalti lateralmente rispetto alle bobine, tenuti fermi da una piastra metallica che passa sopra le corde. In questo modo le corde sono circondate da un ampio campo magnetico, che ne favorisce la vibrazione ed il sustain. Al manico si sono succeduti un P90, un PAF Gibson e infine un goldfoil proveniente da una Teisco giapponese.  

La Coodercaster non fa che sottolineare la costante, infaticabile ricerca di Ry nei meandri della musica e del suono; nel corso della sua lunga carriera ha dimostrato che la musica è un linguaggio universale che supera ogni confine ed ogni barriera.

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Matteo Bidoglia
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