Per molti è semplicemente uno degli assoli di chitarra più celebri di sempre ma dietro Beat It di Michael Jackson c’è una storia raccontata da Eddie Van Halen che non tutti sanno. Il chitarrista non si limitò infatti a registrare gratuitamente la sua parte: decise di modificare l’arrangiamento del brano, sorprendendo persino Michael Jackson e costringendo a rimettere mano al master. Anni dopo, sia Van Halen sia Steve Lukather hanno raccontato cosa accadde davvero durante quella storica sessione.

Perché Eddie Van Halen accettò la proposta di Quincy Jones
Quando Quincy Jones gli chiese di incidere un assolo per Beat It, Eddie Van Halen accettò nonostante all’interno dei Van Halen esistesse una regola che vietava le collaborazioni dei membri con artisti al di fuori della band.
Ricordando quell’episodio durante un’intervista a Piers Morgan Live, il chitarrista spiegò che gli altri membri della band erano fuori città e decise di fare un’eccezione. Nessuno secondo lei avrebbe mai saputo di quella canzone.
“Nessuno verra a sapere della canzone di un ragazzo nero”.
Parlando del compenso racconta di non aver chiesto nulla:
«Non chiesi nulla. Furono circa venti minuti della mia vita.»
Perché modificò l’arrangiamento di Beat It
Il contributo di Eddie Van Halen in Beat It non si limitò al suonare l’assolo.
Secondo il suo racconto, la sezione prevista per la chitarra non presentava cambi di accordi sufficienti per il tipo di fraseggio che voleva realizzare. Per questo decise di intervenire sulla struttura del brano prima di registrare.
Ricordò anche la reazione di Michael Jackson:
«Spero che non ti dispiaccia, ho cambiato la tua canzone.»
Il cantante, secondo Eddie, apprezzò la modifica rispondendo di gradire quella parte veloce e acuta.
Quello che è sicuro è che l’assolo che ha fatto la stroia viene eseguito su un giro di tre accordi.
Il racconto di Steve Lukather
Anni dopo, Steve Lukather, che partecipò alle registrazioni di Thriller, ha spiegato che quella modifica rese necessario intervenire fisicamente sul nastro master.
Secondo il chitarrista dei Toto, il lavoro compromise il codice SMPTE utilizzato per sincronizzare le registrazioni e costrinse il team a ricostruire parte del master, oltre a rivedere alcune tracce di chitarra ritmica.
Perché questa storia continua a essere ricordata
L’episodio mostra come uno degli assoli più famosi della storia della musica pop non nacque da una semplice improvvisazione. Secondo i racconti dei protagonisti, Eddie Van Halen contribuì anche all’evoluzione dell’arrangiamento di Beat It, lasciando un’impronta che andò oltre la sua performance alla chitarra. Proprio questo retroscena continua ancora oggi ad alimentare l’interesse attorno a una delle collaborazioni più iconiche degli anni ’80.
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