Eddie Van Halen non è stato solo un musicista, ma un vero e proprio alchimista del suono. Ha reinventato il linguaggio della chitarra elettrica, trasformando la sua sei corde in un’orchestra dirompente fatta di passione e innovazione. Un’intera vita dedicata all’amore per il suo strumento, alla ricerca di nuovi orizzonti sonori. Le sue dita non si limitavano a premere i tasti: accarezzavano, percuotevano e fondevano il metallo in una pioggia di note. Con la tecnica del tapping, ha fatto cantare la sua Frankenstrat come una voce umana, regalandoci assoli vertiginosi che sembrano il respiro stesso del vento. Un altro fiore all’occhiello della nostra rubrica “Le 10 Canzoni”!

Evil Eye di Black Sabbath, 1994
Da uncredited a legendary – part 1
Evil Eye è un brano del 1994 dei Black Sabbath (incluso nell’album Cross Purposes) passato alla storia per una collaborazione segreta: Eddie Van Halen ha aiutato a scriverlo e ha improvvisato l’assolo di chitarra.
Curiosità
I retroscena di questo incontro sono gustosissimi.
Durante il tour dei Van Halen a Birmingham, Tony Iommi invita Eddie in studio. Prima di comporre e jammare liberamente, i due suonano Into the Void, con il primo a mostrare al secondo come eseguirla correttamente, e questa è già una chicca per appassionati.
Successivamente i due chitarristi scrivono le basi di Evil Eye. Eddie registra un “solo” incredibile che, per ammissione dello stesso Tony, risulta impossibile da replicare fedelmente in sua assenza. L’autore di Jump non viene però mai accreditato ufficialmente nelle note di copertina dell’album per motivi contrattuali legati alla Warner Bros. Records, sua etichetta discografica dell’epoca.
Can’t Get Away from You di Nicolette Larson, 1978
Da uncredited a legendary – part 2
Si chiama semplicemente Nicolette l’album di Nicolette Larson ove è presente la sua celebre versione di Lotta Love, di sicuro tra i motivi più belli (e inspiegabilmente trascurati) scritti da Neil Young. Nel disco trova posto pure Can’t Get Away from You, che “nasconde” una perla del giovane Eddie.
Curiosità
Albert Lee e James Burton lasciano la loro inconfondibile impronta nell’opera, ma all’epoca nessuno sapeva della presenza di Van Halen! Questa fantastica session è una delle tante, sorprendenti partnership del “Re del tapping”, un virtuoso senza confini.
Close but No Cigar di Thomas Dolby, 1992
L’importanza del riff
Thomas Dolby conosce personalmente Van Halen grazie all’amicizia tra le rispettive mogli, entrambe attrici e in contatto da tempo. In un’intervista del 2017 con Ultimate Classic Rock, Dolby racconta i suoi ricordi: “Ero uscito con Eddie un paio di volte in occasione di incontri informali, e avevamo in qualche modo parlato di lavorare insieme al mio nuovo progetto. Lo avevo sicuramente in mente per la parte di chitarra in Close but No Cigar e per l’assolo in Eastern Bloc”.
Curiosità
Accompagnata da un riff di chitarra incisivo, Close but No Cigar è uno strano ibrido: si potrebbe definire un brano radio friendly con arrangiamenti eccentrici. In Eastern Bloc (Europa and the Pirate Twins Part II), invece, emerge tutta la qualità di un “mostro” chitarristico. Senza eguali.
The Little Things di Rich Wyman, 1996
Una collaborazione inaspettata, perfettamente riuscita
Nel 1996, il pianista e cantante Rich Wyman rilascia il suo secondo album, Fatherless Child. Dopo averlo visto esibirsi dal vivo, Eddie rimane così colpito dal suo talento da invitarlo nel suo famoso studio privato.
Curiosità
The Little Things viene registrato a Los Angeles ai 5150 Studios con Van Halen anche nelle vesti di produttore, in compagnia di Andy Johns. Notevoli i musicisti coinvolti: oltre a Wyman (pianoforte, voce) sono presenti Kevin Hupp (batteria), David Santos (basso), Lisa Needham (voce) e John Golden (chitarra).
Beat It con Michael Jackson, Live at Texas Stadium, Dallas, TX, US, 1984
La sorpresa live
Tanti conoscono la storia di Beat It e di quel lacerante assolo che cambia in trentasette secondi la storia della musica pop, pochi sanno di questa sontuosa apparizione live di EVH alla corte di Michael Jackson.
Curiosità
Nella versione in studio, la chitarra ritmica di Beat It è affidata al maestro delle incisioni in sala di registrazione, Steve Lukather, il leader e frontman dei Toto, una delle figure più vicine alla legacy di Eddie Van Halen.
Not Leaving You Tonight di LL Cool J featuring Fitz and the Tantrums, 2013
Un riuscito miscuglio di stili con la Frankenstrat pronta a giganteggiare
Per il suo tredicesimo album intitolato Authentic, LL Cool J si circonda di ospiti, tra i quali uno dei chitarristi più rivoluzionari in assoluto e i Fitz and the Tantrums, complesso indie pop conosciuto anche in Italia grazie alla hit MoneyGrabber.
Curiosità
La sei corde più iconica di Eddie Van Halen è senza dubbio la Frankenstein (spesso chiamata Frankenstrat o semplicemente Frankie). È stato lui stesso a costruire e modificare profondamente questo strumento alla fine degli anni Settanta, combinando parti di Fender e Gibson e conferendogli infine la caratteristica finitura rossa a strisce bianche e nere.
Per la sua collaborazione con LL Cool J, lo “Scienziato della chitarra” utilizza questo mitico modello per offrire il suo contributo in We’re the Greatest e Not Leaving You Tonight. Il rapper statunitense rimane profondamente colpito da Frankenstein, al punto da dedicarle persino un riferimento nel testo di We’re the Greatest.
It Takes a Lot to Laugh, It Takes a Train to Cry di David Garfield, 1997
Con Eddie sempre una marcia in più
La partnership tra il tastierista David Garfield e il leggendario chitarrista dei Van Halen dà vita a una cover infuocata del classico di
Bob Dylan, It Takes a Lot to Laugh, It Takes a Train to Cry, con Boz Scaggs alla voce e Paul Barrere alla slide guitar.
Curiosità
L’incontro avviene per puro caso in un negozio di sigari a Los Angeles. In quel periodo, Garfield sta lavorando a un album tributo per il compianto batterista dei Toto, Jeff Porcaro, e chiede di parteciparvi a Eddie, che accetta con entusiasmo. Il fruttuoso sodalizio regala inoltre un gustoso remake di If Six Was Nine, splendido brano tratto da Axis: Bold as Love di The Jimi Hendrix Experience.
Blues Breaker (Dedicated to E.C.) di Star Fleet Project, 1983
Due titani della chitarra si rituffano nel blues
Un inaspettato brano improvvisato di 13 minuti, caratterizzato dagli attacchi e dai contrattacchi di Brian May e Van Halen, una lunga jam blues di pura spontaneità.
Le note di copertina dedicano questa performance a E.C. (Eric Clapton), ed è da lui che deriva il titolo, Blues Breaker.
Curiosità
Man mano che il motivo procede Eddie cala l’asso e inserisce un po’ di tapping e rapide scale, mentre Brian mantiene uno stile semplice ma efficace.
“Era solo una jam session tra amici. Brian mi ha invitato al Record Plant e abbiamo suonato. Ho riascoltato tutto alcuni mesi dopo e non potevo che esserne fiero, ecco perché l’abbiamo pubblicata”, racconta il virtuoso a stelle a strisce in un’intervista per Guitar World.
Blue Suede Shoes con Stray Cats, Les Paul, B.B. King, David Gilmour, Steve Miller and Stanley Jordan, Live at Brooklin Academy of Music, NYC, NY, US, 1988
Un cast da urlo!
Una pletora di musicisti e, soprattutto, di chitarristi immensi, per festeggiare il compleanno di un fenomeno, l’unico e inimitabile Les Paul, sulle note di un classico del rockabilly.
Curiosità
Quando si tratta di trovare un pezzo da suonare che metta d’accordo tutti, sicuramente Blue Suede Shoes non ha rivali. Una sfilata di sei corde, con la Frankenstrat subito in primo piano!
Rock and Roll con Sammy Hagar, live at Farm Aid, Champaign, IL, US, 1985
Con i Led Zeppelin nel cuore
Il felice rapporto tra Eddie e Sammy Hagar è noto, tuttavia va anche oltre la musica dei Van Halen, basta ascoltarli in questa spettacolare performance.
Curiosità
Estroso e ispirato, da vero guitar hero “The Flying Dutchman” si consuma tra i tasti, emettendo note che ampliano i confini dell’umano sentire. I primi anni Ottanta sono uno dei suoi momenti top in carriera, la celebrità è alle stelle grazie al successo dei dischi venduti e sul palcoscenico è un vero terremoto, come dimostra anche un’inattesa comparsata, nel novembre 1984, a uno show di John Waite.
Extra: Lost Boys Calling di Roger Waters/Ennio Morricone, 1999
Eddie alla corte di Ennio e Roger
Nel 1999, l’iconico membro fondatore dei Pink Floyd collabora con Ennio Morricone per creare il brano Lost Boys Calling, incluso nella colonna sonora del film di Giuseppe Tornatore La leggenda del pianista sull’oceano. Il “Maestro” compone la musica, Roger Waters scrive il testo e il cantato, mentre Eddie contribuisce con un assolo di chitarra suggestivo e di grande effetto.
Curiosità
La canzone, sorprendente inno rock scolpito tra note classiche e accenni di virtuosismo di ampio respiro, rimane un raro e unico incontro tra due personaggi che hanno aggiunto capitoli epici all’enciclopedia della musica rock.
Proprio Roger Waters, che nella sua vita artistica si è sempre circondato di grandi eroi della sei corde e non ha mai disdegnato di cimentarsi alla chitarra ritmica (sia per comporre, sia come accompagnamento), è il personaggio perfetto per un altro esaltante episodio della rubrica Le Dieci Canzoni, la speciale serie esclusiva di Planet Guitar.
Stay tuned!
To be continued…
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