Mentre gran parte dell’industria musicale continua a guardare con sospetto l’intelligenza artificiale, il CEO di Fender, Edward “Bud” Cole, sceglie una strada completamente diversa. Durante un’intervista dedicata ai 75 anni della Fender Telecaster, il manager ha paragonato le cover musicali a una sorta di AI analogica e ha spiegato perché, secondo lui, questa tecnologia potrebbe aiutare una nuova generazione di chitarristi. Una posizione controcorrente che apre un dibattito destinato a far discutere.

Nuova dichiarazione che fa discutere: ecco le parole del CEO di Fender, Edward Cole, sull'intelligenza artificiale.
Edward “Bud” Cole, nuovo CEO Fender – © Naoki Tsuruta

Perché Bud Cole paragona le cover all’intelligenza artificiale

Nel corso dell’intervista rilasciata a T3, Bud Cole ha spiegato la propria visione sull’intelligenza artificiale applicata alla musica con un paragone che ha diviso e dividerà il pubblico.

«Credo davvero che la musica fatta con le cover sia stata una sorta di AI analogica per molto tempo.»

Per il CEO di Fender, imparare riproducendo le canzoni degli altri rappresenta un processo molto simile a quello con cui oggi i sistemi di AI analizzano opere esistenti per generare nuovi contenuti.

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Come è nato il suo modo di vedere la musica

Cole racconta di aver iniziato il proprio percorso ascoltando gruppi come REM, U2, The Smiths e The Cure.

Successivamente ha imparato a suonarne i brani, studiandone struttura e composizione prima di sviluppare una propria scrittura.

Questo percorso, secondo Cole, dimostra come l’apprendimento attraverso l’imitazione abbia sempre fatto parte della crescita di un musicista.

L’AI può creare nuovi chitarristi?

La parte più significativa dell’intervista riguarda però il futuro.

Tradotta in italiano, la dichiarazione è:

«Credo che dobbiamo fare attenzione, ma dovremmo guardare a come questa tecnologia possa aiutarci. Credo che l’AI contribuirà a creare un mondo completamente nuovo di chitarristi. Li aiuterà a entrare in contatto con altri musicisti e a essere più produttivi.»

Cole aggiunge che, a suo avviso, questi strumenti potrebbero aiutare gli aspiranti compositori a evolversi fino a diventare veri autori.

Perché queste dichiarazioni fanno discutere

Le parole del CEO di Fender arrivano in un momento in cui molti artisti, autori ed esponenti dell’industria musicale esprimono forti preoccupazioni sull’uso dell’intelligenza artificiale per la creazione di musica.

Proprio per questo motivo la posizione di Bud Cole rappresenta una delle prese di posizione più nette arrivate finora, soprattutto da un esponente di rilievo del mondo della musica. Pur invitando alla prudenza, il CEO vede nell’AI soprattutto uno strumento di supporto alla creatività e all’apprendimento, più che una minaccia per i musicisti.

Qual è invece il tuo pensiero? L’AI potrà davvero a a crescere, a imparare, e a creare musica e musicisti originali o sarà una scorciatoia che appiattirà le differenze e le capacità dei musicisti del future?

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Giuseppe Ruocco