Steve Lukather ha raccontato un lato particolare delle sessioni di Thriller, ricordando cosa significava lavorare accanto a Michael Jackson e Quincy Jones. Il chitarrista dei Toto era ancora un giovane musicista quando si ritrovò coinvolto in uno dei dischi più importanti della storia della musica, ma oggi ricorda soprattutto il modo in cui Jackson partecipava al lavoro.

Steve Lukather racconta le sessioni di Thriller
Nel 2026 Steve Lukather è tornato a parlare delle sue esperienze in studio con Michael Jackson, raccontando a Guitar Player alcuni ricordi legati alla realizzazione di Thriller. L’intervista è stata pubblicata il 10 settembre 2026.
Lukather aveva un ruolo importante nelle sessioni. I crediti ufficiali di Thriller confermano la sua presenza alla chitarra in Human Nature, e al basso e chitarra in Beat It.
Ma il ricordo più interessante riguarda il rapporto diretto con Jackson durante il lavoro.
I momenti in studio tra Michael Jackson e Steve Lukather
Lukather ha raccontato di essere ancora un ventenne molto irriverente quando si trovò ad ascoltare le prime parti vocali di Jackson.
Quando sentì il cantante intonare “Your butt is mine“, ammise di aver riso. Era, nelle sue stesse parole, un giovane “smartass“, convinto probabilmente di trovarsi davanti a una situazione surreale.
«Ma con Michael non c’era assolutamente nulla di strano. Aveva la mia stessa età, rideva alle mie cazzate e mi trovava divertente. Era un vero professionista. La cosa che invece mi faceva ridere era la sua scimmia, Bubbles, che distrusse la cabina vocale. [ride] Quella è stata la cosa più strana che abbia visto. Mi ha fatto ridere fino alle lacrime, ovviamente.
Quincy Jones, però, gli fece capire immediatamente che non era il momento di scherzare.
Il produttore gli disse che sarebbe stato un grande disco. Lukather, come ha ricordato lui stesso, non sembrava crederci particolarmente.
Il tempo avrebbe dato ragione a Jones. Thriller sarebbe diventato uno degli album più importanti della storia della musica.
Il cambio di suono
Uno degli episodi più interessanti dal punto di vista chitarristo riguarda invece Beat It.
Lukather ha raccontato di aver inizialmente registrato il riff utilizzando diversi amplificatori Marshall con un suono molto spinto, ispirato dalla presenza di Eddie Van Halen. Quincy Jones gli chiese però di ridurre la distorsione.
L’obiettivo era ottenere un suono che potesse funzionare anche sulle radio R&B.
La soluzione fu utilizzare un piccolo amplificatore Fender e diminuire la quantità di distorsione. È proprio questo, secondo il racconto di Lukather, il suono che si sente quando entra il riff.
I crediti ufficiali di Thriller confermano che Lukather suonò chitarre e basso in Beat It, mentre Eddie Van Halen eseguì il celebre assolo.
Michael Jackson e l’apporto di Steve Lukather
È però il rapporto con Jackson ad aver lasciato a Lukather uno dei ricordi più significativi.
Il chitarrista ha spiegato che Jackson osservava attentamente quello che accadeva in studio e utilizzava il linguaggio del corpo per mostrare se una parte gli piaceva oppure no.
Quando Steve Lukather suonava qualcosa, Michael Jackson poteva intervenire suggerendo di modificare una parte per evitare che diventasse troppo ripetitiva.
Lukather ha definito Jackson molto collaborativo e ha sottolineato che il cantante voleva il suo contributo. Secondo il chitarrista, anche Quincy Jones lasciava spazio a questa interazione.
Questo spiega il vero valore di Michael Jackson, non solo cantante e ballerino, ma parte fondamentale della “catena di montaggio” e del processo creativo in studio, per tutti gli strumenti.
Il contributo a Human Nature
Un esempio particolarmente significativo è Human Nature.
Il brano, scritto da Steve Porcaro e John Bettis, venne inserito in Thriller e vide la partecipazione di Lukather alla chitarra. I crediti ufficiali indicano inoltre Lukather tra gli arrangiatori insieme a David Paich e Steve Porcaro.
Lukather ha raccontato che Quincy Jones gli chiese di rendere la parte più funky, pensando anche alla destinazione R&B del brano.
In alcune interviste Steve ricorda le parole del produttore: “Luke, I need some glue”.
Il chitarrista ha quindi creato la parte sul momento e quella registrazione è poi finita sul disco.
Il risultato è documentato nei crediti originali di Thriller: Steve Lukather alla chitarra, Jeff Porcaro alla batteria, David Paich e Steve Porcaro ai sintetizzatori e Michael Jackson alla voce.
Michael Jackson secondo Steve Lukather
Alla fine del racconto, Steve Lukather non descrive Michael Jackson come una presenza distante o semplicemente come la voce di un progetto prodotto da Quincy Jones.
Lo definisce così: Michael Jackson era un professionista.
Ed è proprio questo il dettaglio che rende interessante il ricordo del chitarrista dei Toto.
Dietro uno dei dischi più celebri della storia non c’erano soltanto grandi nomi riuniti nello stesso studio. C’era anche un processo creativo nel quale Jackson ascoltava, reagiva, proponeva modifiche e chiedeva il contributo dei musicisti.
Per Lukather, quella collaborazione rimane uno degli episodi più significativi della sua straordinaria carriera in studio.
Contenuti correlati:
* Questo post contiene link affiliati e/o widget. Quando acquistate un prodotto tramite un nostro partner affiliato, riceviamo una piccola commissione che ci aiuta a sostenere il nostro lavoro. Non preoccupatevi, pagherete lo stesso prezzo. Grazie per il vostro sostegno!
- Thriller: il nuovo racconto di Steve Lukather - 18. Settembre 2026
- Rolling Stones in segreto per 300 persone - 17. Settembre 2026
- Nuova specie di serpente dedicata a Slash - 16. Settembre 2026




