C’è qualcosa di affascinante nel salire sul palco di San Siro prima che si accendano le luci. Le tribune sembrano non finire mai, il prato appare infinito e ogni elemento della produzione è pensato per funzionare alla perfezione davanti a decine di migliaia di persone. In occasione del concerto di Achille Lauro allo Stadio San Siro di Milano ho avuto la possibilità di incontrare Mattia Tedesco e farmi accompagnare in un vero e proprio rig rundown del suo setup live. Una chiacchierata che mi ha permesso di scoprire non soltanto le chitarre che utilizza sul palco, ma anche il modo in cui oggi una produzione di questo livello viene gestita dal punto di vista tecnico.
La prima sorpresa? Nessun amplificatore, nessuna pedaliera piena di effetti, nessun muro di testate dietro le quinte. Tutto il rig di Mattia è completamente digitale.
Gibson Les Paul Custom 1990: eleganza e sostanza
Tra gli strumenti che attirano immediatamente l’attenzione c’è una splendida Gibson Les Paul Custom nera del 1990. Una chitarra che rappresenta perfettamente l’estetica classica della Les Paul Custom: finitura nera, binding multiplo e quell’aspetto raffinato che da decenni la rende una delle solid body più iconiche mai costruite.
Mattia la utilizza quando serve spessore, sustain e autorevolezza sonora. Sul palco di uno stadio una Les Paul Custom riesce a occupare perfettamente il proprio spazio nel mix, mantenendo sempre una forte personalità.
Gibson ES-335 del 2004: la versatilità fatta chitarra
Accanto alla Les Paul troviamo una Gibson ES-335 del 2004, la semiacustica per eccellenza. Uno strumento capace di muoversi con disinvoltura tra sonorità pulite, crunch e lead più espressivi, mantenendo sempre una risposta dinamica molto musicale.
Durante il nostro incontro Mattia ci ha mostrato dei tubicini termorestringenti che mette sulle corde dove c’è l’attaccatura allo stop bar del ponte. Un espediente usato anche da Stevie Ray Vaughan per evitare danni alle corde causate del metallo della bar.
Una Fender Stratocaster che non può mancare
In un setup che deve coprire un repertorio ampio e ricco di sfumature, una Fender Stratocaster è praticamente obbligatoria. La reissue del 1986 di Mattia era in origine nera ma è stata poi riverniciata come una Strat del 1960 dai ragazzi del Tone Team, Romano Burini e Matteo Rufini. Questa chitarra monta dei pick-up DiMarzio Virtual Vintage che erano montati su una chitarra di Michael Landau.
La Noise Maker di Liutart: un progetto costruito su misura
Tra tutte le chitarre presenti nel rack, quella che probabilmente incuriosisce di più è la Noise Maker. Si tratta di uno strumento realizzato appositamente per Mattia da Liutart. Una chitarra pensata attorno alle sue esigenze e caratterizzata dall’utilizzo di pickup mini humbucker, una soluzione che offre un interessante equilibrio tra la definizione tipica dei single coil e la corposità degli humbucker tradizionali.
Osservandola da vicino si percepisce immediatamente quanto sia uno strumento personale, costruito per rispecchiare il modo di suonare e le necessità artistiche del musicista.
La Maton Tommy Emmanuel Signature
Per le parti acustiche Mattia si affida invece a una Maton Tommy Emmanuel Signature. Chi conosce il marchio australiano sa quanto queste chitarre siano apprezzate per affidabilità, proiezione sonora e qualità del sistema di amplificazione integrato. Uno strumento che permette di affrontare con tranquillità anche i palchi più importanti, garantendo sempre una resa consistente e professionale.
Due Helix, zero amplificatori
Se le chitarre rappresentano il cuore del rig, il cervello dell’intero sistema è costituito da due rack Line 6 Helix. Uno principale e uno di backup. Una scelta che riflette perfettamente le esigenze delle grandi produzioni moderne, dove affidabilità e ridondanza sono fondamentali. L’intero concerto è programmato all’interno del sistema e i cambi di suono avvengono automaticamente durante le canzoni.
Ogni preset, ogni effetto e ogni variazione sonora viene richiamata senza che il musicista debba intervenire manualmente. Una soluzione che permette di concentrarsi completamente sulla performance.
Sempre pronti al piano B
Nonostante l’elevato livello di automazione, nulla viene lasciato al caso. Nella postazione di Mattia sono infatti presenti due pedaliere dedicate che consentono di richiamare i suoni manualmente in qualsiasi momento.
Se per qualsiasi motivo dovesse verificarsi un problema di sincronizzazione, il chitarrista può immediatamente prendere il controllo del sistema e continuare lo spettacolo senza interruzioni.
È uno di quei dettagli che il pubblico non vede ma che raccontano perfettamente il livello di preparazione necessario per affrontare un palco come San Siro.
Il rock del 2026 passa anche dal digitale
Osservando il setup di Mattia Tedesco emerge chiaramente una realtà ormai consolidata nel mondo dei grandi live. Le tecnologie digitali non rappresentano più una semplice alternativa agli amplificatori tradizionali: per molti professionisti sono diventate la soluzione principale. Meno peso da trasportare, maggiore controllo, preset richiamabili istantaneamente e una coerenza sonora praticamente perfetta da una data all’altra.
Sul palco di San Siro, davanti a decine di migliaia di persone, il rig di Mattia Tedesco dimostra come oggi sia possibile ottenere risultati professionali di altissimo livello senza un singolo amplificatore sul palco.
E mentre osservavo quel sistema perfettamente organizzato, non ho potuto fare a meno di pensare a quanto sia cambiato il mondo della chitarra negli ultimi anni: le chitarre restano le protagoniste, ma dietro le quinte, la rivoluzione digitale è già diventata realtà.
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