Dopo il grande successo riscontrato con la sua rock band, The Wallflowers, Jakob Dylan nel 2008 esce allo scoperto e si riallaccia alla musica americana tradizionale, senza più essere intimidito dall’enorme celebrità del padre. Seeing Thingsè un disco sorprendentemente concepito in solitaria, lui e la sua amata chitarra acustica, ma soprattutto è un capolavoro di questo nuovo millennio e, per ben promuoverlo, in quel periodo sceglie una formazione di tutto rispetto, capitanata da un vero guitar hero, un gigante che pochi anni prima aveva infiammato le platee con Rich Robinson e Jimmy Page: Audley Freed. Un incrocio affascinante e inaspettato, una trama magnifica per una nuova, entusiasmante puntata della nostra serie Crossroads.

Audley Freed & Jakob Dylan sul palco a Mansfield, Massachusetts, 20 settembre 2008 per il Farm Aid benefit concert | © ZUMA Press, Inc. – Alamy

Un progetto di nome Seeing Things

Luci e ombre da Laurel Canyon: quando Jakob inizia a “vedere le cose” in un modo diverso… 

Possedere grandi qualità, ma essere sempre sottoposti a un confronto improponibile. Quando si è sensibili, timidi e riservati di carattere fa male ancor di più, pesa come un macigno avere un padre celebre. E se quel macigno si chiama Bob Dylan non è difficile immaginare quanto possa aver gravato sul piccolo Jakob, dapprima onorato e intrigato dal trovarsi in mezzo a quell’ambiente e poi costantemente costretto all’impossibile paragone.

Un primo scudo, il primo tentativo verso la ricerca della propria strada avviene utilizzando un percorso anonimo, scrollandosi di dosso il cognome. Il “progetto” Wallflowers porta alla notorietà un gruppo, e per un momento ci si dimentica che Jakob Dylan sia il figlio di Bob Dylan. 

ANNUNCIO

La seconda fase della vita artistica conduce invece JD all’accettazione delle alte aspettative su di lui e, a tragitto ormai avviato, arriva il momento di mettersi a nudo, il tempo di essere completamente se stessi…

Stai visualizzando un contenuto segnaposto da YouTube. Per accedere al contenuto effettivo, clicca sul pulsante sottostante. Si prega di notare che in questo modo si condividono i dati con provider di terze parti.

Ulteriori informazioni

L’uscita dell’album 

Seeing Things nasce dall’assenza. Il giovane Dylan e una chitarra (a volte anche un basso), nient’altro, come se lo studio di registrazione non esistesse. A lui sta a cuore una sola cosa, accompagnare a una a una le sue canzoni, la sala d’incisione deve diventare invisibile e quell’assenza di sonorità plasma il sound del disco, nudo e crudo, semplicemente con Jason Boesel alle percussioni e con Z.Berg ai cori in Everybody Pays as They Go.

Jakob si riallaccia al caro buon vecchio Bob, ispirandosi a un pilastro del folk, Woody Guthrie, il padre della canzone moderna di protesta americana, e al re del country Hank Williams. Ma lo fa in maniera diversa, inserendo anche il suo Zeitgeist, il suo spirito del tempo. Così, lui che in quella zona ha vissuto fin da piccolo, prende spunto dal mood della California degli anni Sessanta, dal magico Laurel Canyon, quartiere di Los Angeles (di fatto una valle, letteralmente) da cui parte tutta la controcultura rock.

Dopo il completamento delle registrazioni nel 2007, Seeing Things vede la luce il 10 giugno dell’anno successivo, ottenendo un ottimo riscontro a livello di critica e pubblico. Entrambi vengono spiazzati dall’approccio minimalista, tuttavia la bellezza, profondità e storicità delle canzoni (Valley of the Low Sun sembra avere cento e più anni, come se fosse stata composta a metà strada tra le Appalachian Mountains e Nashville), le melodie orecchiabili e allo stesso tempo ricercate colpiscono subito al primo ascolto, grazie anche alla sapiente produzione di Rick Rubin, l’uomo capace di ridare un senso a due parole: “chitarra acustica”.

Stai visualizzando un contenuto segnaposto da YouTube. Per accedere al contenuto effettivo, clicca sul pulsante sottostante. Si prega di notare che in questo modo si condividono i dati con provider di terze parti.

Ulteriori informazioni

Nuovi e vecchi compagni d’avventura: la pianificazione del tour con The Gold Mountain Rebels

Prendete un batterista già nel “giro Wallflowers”, aggiungete un bassista di eccellente pedigree (Charlie Sexton, Joe Walsh, Chris Robinson Brotherhood, Fastball) e, dulcis in fundo, speziate il tutto con un guitar hero, un pistolero della sei corde dal nome altisonante: ecco il supergruppo denominato per l’occasione The Gold Mountain Rebels, la band perfetta per accompagnare Dylan in tour e colorare di nuove emozioni i brani di Seeing Things. Si tratta di Fred Eltringham, un dolce uragano dietro alle pelli, ideale stantuffo per le ballad, per i motivi mid tempo e alcune incursioni più rock, del mai troppo compianto George Reiff, metronomo dal tocco delicato, e ultimo, ma non per importanza, di Audley Freed, i cui sagaci accostamenti elettrici all’acustica di Jakob creano una magica alchimia nel suono dal vivo del disco e sono perfetto complemento a una versione da palcoscenico più energica delle canzoni.  

Nell’estate e autunno del 2008, JD e soci si esibiscono in una serie di teatri, importanti location e festival negli Stati Uniti, in Giappone e in Europa, tra cui il Bonnaroo Music Festival, il Newport Folk Festival e il Farm Aid. In scaletta alcune chicche dell’epopea Wallflowers (Shy of the Moon, Three Marlenas e I Wish I Felt Nothing) e gran parte dei pezzi di Seeing Things,che cambiano aspetto con una sezione ritmica da favola e, soprattutto con l’incredibile playing di Freed.

Stai visualizzando un contenuto segnaposto da YouTube. Per accedere al contenuto effettivo, clicca sul pulsante sottostante. Si prega di notare che in questo modo si condividono i dati con provider di terze parti.

Ulteriori informazioni

Quell’indimenticabile sera a Zurigo

Lipsia, Berlino, Monaco di Baviera, Wiesbaden e Zurigo sono date d’Agosto speciali per Jakob, che apre i concerti di Eric Clapton e fa conoscere a migliaia di europei la fantastica musica del suo album di debutto appena realizzato. Rispetto alle performance americane la scaletta si restringe e concentra sui nuovi pezzi, riuscendo ad ammaliare un pubblico piuttosto freddo, specialmente a Monaco. 

ANNUNCIO

Wiesbaden e, apoteosi, Zurigo esaltano l’atmosfera folk rock di un gruppo ormai rodato, ove alla poesia di Dylan si affianca la docile irruenza di Freed. Sono i suoi riff, gli inconsueti licks e i solo brevi, ma acuti a cucire un vestito diverso, meno dimesso e più elegante a un songbook comunque sempre strepitoso di suo.  

Stai visualizzando un contenuto segnaposto da YouTube. Per accedere al contenuto effettivo, clicca sul pulsante sottostante. Si prega di notare che in questo modo si condividono i dati con provider di terze parti.

Ulteriori informazioni

Il folgorante trittico iniziale dato da All Day and All Night,Something Good This Way Comes, Everybody Pays as They Go, il sorprendente blues di Evil Is Alive and Well provocano un’altalena di emozioni, fino ad arrivare alle conclusive, struggenti Will It Grow e Up on the Mountain. Sono canzoni profonde, intense. Parlano il linguaggio delle piccole e grandi cose di ogni giorno, narrano di una vita fatta di fatica e duro lavoro per mantenere la famiglia, e sono cantate da un rauco storyteller con l’accompagnamento ora tenue, ora forte di tre artisti al servizio della sua musica.

La Svizzera, poi, regala un meraviglioso sipario al talentuoso songwriter a stelle e strisce, proprio prima di tornare a suonare in patria…

Il saluto dopo l’inatteso encore. Sharon White, Michelle John, Doyle Bramhall II, Eric Clapton, Jakob Dylan, Abe Laboriel Jr., Willie Weeks e Chris Stainton a Zurigo, Hallenstadion, 20 agosto 2008 © Alessandro Vailati

Anche quando potrebbe risultare prevedibile, in realtàSlowhand è imprevedibile in maniera assoluta. Inaspettatamente, infatti, Eric chiama Jakob on stage per il bis di Crossroads, e se in genere è usuale per Clapton legare con il gruppo di supporto, capita raramente che accada solo in seguito a una manciata di show. Da Zurigo nasce una profonda amicizia tra i due, che collaboreranno spesso in futuro, fino alla celebre esibizione condivisa sul palco del Crossroads Guitar Festival (2023).

Ma torniamo a Dylan, Freed e compagni. La fortuna di chi scrive è stata non solo quella di aver assistito a una performance davvero speciale, con un pubblico caldo e molto partecipativo (pure per gli standard di Clapton si è trattato di un concerto top, da ricordare negli anni), ma anche di aver passato una meravigliosa serata post concerto insieme a loro. Non un filo di spocchia, una gran voglia di parlare di musica e delle sue evoluzioni con un entusiasmo mai domo. Irriducibili.

Con George Reiff, Jakob Dylan, Fred Eltringham e Audley Freed nei pressi dell’Hallenstadion © Laura Gastaldi

Le chitarre di Audley & Jakob per il tour (e non solo)

Associato alla sua storica Fender Telecaster per l’epopea Wallflowers, Jakob si è servito pure negli anni, fra le tante, di una Gibson ES-330 e una Gretsch Black Falcon.

Affiliate Links
Fender 1950 Double Esquire HANB
Fender 1950 Double Esquire HANB Nessuna valutazione del cliente ancora disponibile
Gibson ES-330 Tobacco Sunburst
Gibson ES-330 Tobacco Sunburst
Valutazione dei clienti:
(1)

Virando sull’acustica, il suo marchio primario rimane Gibson, con la J-45. Un altro brand di rilievo è Martin, specialmente la D-42. Tuttavia, per la parentesi Seeing Things il talentuoso songwriter utilizza una Kay, specificatamente un vintage-style sunburst model, dal numero di serie K61705277.

Affiliate Links
Gibson J-45 Standard VS
Gibson J-45 Standard VS
Valutazione dei clienti:
(33)

Per accompagnare Dylan in questo tour Audley Freed si è principalmente soffermato sui modelli Gretsch e sulle sue amateTelecaster (’52 Reissue) e Gibson Les Paul Goldtop (come possiamo vedere qui, durante l’esecuzione di Shy of the Moon) perfette per contrastare senza sovrastare l’atmosfera acustica e per regalare un sound ad alto tasso emotivo.

Affiliate Links
Gibson Les Paul Standard 50s GT
Gibson Les Paul Standard 50s GT
Valutazione dei clienti:
(43)
Audley con una Gretsch a Rothbury, Michigan, 4 luglio 2008 © ZUMA Press, Inc. – Alamy

La grande esperienza di Audley, una nuova era per Jakob

Da The Black Crowes con Jimmy Page ai Gov’t Mule e Peter Frampton, per arrivare ai recenti progetti di gruppo (i Big Hat) e alle numerose sessioni da turnista, con la ciliegina sulla torta degli show con Sheryl Crow, la carriera di Freed non si è mai fermata. 

Tuttavia, la tappa con Dylan rimane uno dei momenti più intensi della sua vita artistica ed è sempre di quel periodo la partecipazione di entrambi a Court Yard Hounds (2009/2010), interessante side project delle “famigerate” Dixie Chicks (dal 2020 il loro nuovo nome è semplicemente The Chicks).

Stai visualizzando un contenuto segnaposto da YouTube. Per accedere al contenuto effettivo, clicca sul pulsante sottostante. Si prega di notare che in questo modo si condividono i dati con provider di terze parti.

Ulteriori informazioni

A partire dal debutto solista Seeing Things Jakob dimostra, se vi fossero stati ancora dei dubbi, tutto il suo grande carisma di songwriter, senza bisogno di nascondersi dietro a una band che, comunque, rimarrà sempre a sua disposizione, come vedremo nei prossimi paragrafi. 

Jakob Dylan a Lipsia, 12 agosto 2008 | © dpa picture alliance – Alamy

Jakob Dylan, cantore dall’anima rock e il cuore roots

New York nella mente, Los Angeles nello spirito

Jakob Dylan nasce Il 9 dicembre 1969, a New York, ma muove i primi passi musicali a Los Angeles, dove si trasferisce con la famiglia a soli tre anni. A seguito del diploma di scuola superiore il ragazzo torna nella Grande Mela, per frequentare la Parsons School of Design, ma il richiamo delle sette note è troppo forte, e nel 1989 pianifica il rientro nella “città degli angeli”, pronto a buttarsi nel progetto Wallflowers, formazione nata sulle ceneri del vecchio gruppo, gli Apples.

Stai visualizzando un contenuto segnaposto da YouTube. Per accedere al contenuto effettivo, clicca sul pulsante sottostante. Si prega di notare che in questo modo si condividono i dati con provider di terze parti.

Ulteriori informazioni

Un eccezionale storyteller

Rock inglese, fra cui The Jam, e poi una gran quantità di punk con The Clash e Buzzcocks, sono le fonti da cui il giovane attinge quando insieme ai suoi compagni di viaggio pubblica nel 1992 il primo album omonimo. Il successo arriva solo quattro anni dopo, in seguito al cambio di etichetta discografica e di alcuni elementi nella formazione. Il leggendario producer Jimmy Iovine si entusiasma nel vedere una band che suona nei club tanto intensamente, disposta a fare tutta la gavetta necessaria nonostante un leader dal celebre nome. 

Stai visualizzando un contenuto segnaposto da YouTube. Per accedere al contenuto effettivo, clicca sul pulsante sottostante. Si prega di notare che in questo modo si condividono i dati con provider di terze parti.

Ulteriori informazioni

Il risultato è il pluripremiato Bringing Down the Horse, che con One Headlight, The Difference e 6th Avenue Heartache guadagna grande airplay anche in Italia e un po’ in tutta Europa. La vena cantautorale rock, con mescolanze country e folk, contraddistingue l’operato di Dylan, il quale si distingue anche nei successivi lavori, dal riscontro tuttavia altalenante.

Stai visualizzando un contenuto segnaposto da YouTube. Per accedere al contenuto effettivo, clicca sul pulsante sottostante. Si prega di notare che in questo modo si condividono i dati con provider di terze parti.

Ulteriori informazioni

Dio, il tempo, l’amore e la morte sono i temi che aleggiano nelle composizioni di Jakob. Con The Wallflowers vola ancora alto a inizio secolo grazie a (Breach) e il singolo Sleepwalker, prima di tornare nei ranghi con Red Letter Days (2002) e Rebel, Sweetheart, nonostante quest’ultima fatica includa un piccolo capolavoro di nome Days of Wonder (2005), ove si affrontano argomenti scomodi, così terribilmente attuali anche al giorno d’oggi, come la guerra in Iraq…

Stai visualizzando un contenuto segnaposto da YouTube. Per accedere al contenuto effettivo, clicca sul pulsante sottostante. Si prega di notare che in questo modo si condividono i dati con provider di terze parti.

Ulteriori informazioni

La pausa del gruppo, i dischi solisti e la ripresa della “missione”

Il calo di interesse nell’universo Wallflowers non riguarda solo l’aspetto commerciale: anche all’interno del sodalizio risorgono alcune insofferenze mai sopite. I due membri principali, Jakob e il tastierista Rami Jaffee (per lui i Foo Fighters nel mirino)scelgono così altre strade.

Dopo Seeing Things Dylan fa il botto con Women+Country (2010), stavolta sotto l’egida di T-Bone Burnett. L’album si rivela perfettamente complementare al primo, più movimentato e rock con una perla in apertura quale Nothing But the Whole Wide World, motivo inizialmente scritto per Glen Campbell

Stai visualizzando un contenuto segnaposto da YouTube. Per accedere al contenuto effettivo, clicca sul pulsante sottostante. Si prega di notare che in questo modo si condividono i dati con provider di terze parti.

Ulteriori informazioni

Quando sembra ormai definita una nuova carriera solitaria per Jakob ecco giungere il colpo di scena, The Wallflowers si ricongiungono per un nuovo album, sicuramente ispirato, nonostante un frangente non ancora privo di tensioni fra i membri del gruppo.

Dylan richiama all’appello Jaffee e il bassista Greg Richling, il chitarrista Stuart Mathis e un nuovo batterista, Jack Irons, nome famoso per gli appassionati di Red Hot Chili Peppers e Pearl Jam, con l’obiettivo di far “ripartire la missione”.

“Welcome Jack, the new drummer,
He jammed with the mighty Joe Strummer
I see Rami, Greg and Stuart
I got to say it, Jay, we’ve had it coming”

-(Reboot the Mission)

Glad All Over, prodotto da quel geniaccio di Jay Joyce,non solo è imbevuto di sonorità che portano il marchio di fabbrica Clash, ma vede anche la partecipazione di Mick Jones (voce e chitarra) in un paio di brani: si tratta del primo singolo realizzato, Reboot the Mission, e diMisfits and Lovers, due canzoni dal groove accattivante, il sound inconfondibile, e con grande potenza evocativa. 

Stai visualizzando un contenuto segnaposto da YouTube. Per accedere al contenuto effettivo, clicca sul pulsante sottostante. Si prega di notare che in questo modo si condividono i dati con provider di terze parti.

Ulteriori informazioni

Inoltre, la brillante opener Hospital for Sinners, la risoluta First One in the Car e la leggiadra It Won’t Be Long (Till We’re Not Wrong Anymore) ricalcano i fasti di Bringing Down the Horse, dando continuità a un discorso che si era interrotto sul più bello, mentre la sorpresa, che ci vuole per delineare una nuova strada, è It’s a Dream, un brano dall’incedere spiritato e sbilenco, con la chitarra di Mathis libera di cavalcare sulle onde d’un mare improvvisamente increspato.

The Wallflowers on stage all’American Music Festival, Virginia Beach, 2017  © ZUMA Press, Inc. – Alamy

Passeranno altri nove anni prima di rivedere un nuovo lavoro, stavolta senza Jaffee e con un altro terremoto nella lineup: Exit Wounds è meno eclettico e più concentrato sul rock nella sua essenza, comunque Jakob Dylan e i suoi “ragazzi” sono ormai un classico (anche nel 2026 sono previste parecchie date live) a cui è difficile rinunciare in quest’epoca sfuggente, nella quale spesso si dimentica la circolarità degli avvenimenti, delle cose, della musica.

Stai visualizzando un contenuto segnaposto da YouTube. Per accedere al contenuto effettivo, clicca sul pulsante sottostante. Si prega di notare che in questo modo si condividono i dati con provider di terze parti.

Ulteriori informazioni

Proprio con Echo in the Canyon, progetto del 2018 in mezzo ai due dischi citati, il cantautore statunitense chiude un cerchio, rimpossessandosi, con nuovi e vecchi amici, di un periodo che ha influenzato e tuttora determinato la musica contemporanea. E a proposito di vecchi amici, gli incontri avuti con Roger McGuinn rappresentano ancora, davvero, qualcosa di unico. Un nuovo, entusiasmante episodio di “Crossroads”, la rubrica speciale di Planet Guitar, sta prendendo forma!

Stay tuned

To be continued…

Contenuti correlati:

* Questo post contiene link affiliati e/o widget. Quando acquistate un prodotto tramite un nostro partner affiliato, riceviamo una piccola commissione che ci aiuta a sostenere il nostro lavoro. Non preoccupatevi, pagherete lo stesso prezzo. Grazie per il vostro sostegno!

Alessandro Vailati