Tredici date, tra cui quattro sold out in una stipata e debordante Royal Albert Hall. Una setlist emozionante, che attinge da quasi una trentina di canzoni, creata con piccoli cambiamenti sera dopo sera a seconda del mood di un guitar hero, Eric Clapton, tornato a far pace con se stesso e disposto nuovamente a mettersi in gioco. Un entusiasmo rinato, che lo ha portato ad aggiungere nel breve tour improvvisamente, sorprendentemente e repentinamente un ultimo show in Italia, nella splendida cornice delle antiche mura di Lucca. Ed eccoci quindi alla prova del nove, in una location all’aperto da brividi, davanti a un pubblico caldissimo e pieno di aspettative: riuscirà l’uomo soprannominato Dio a confermare il suo stato di grazia anche in terra toscana?

Eric Clapton torna in Italia: una sorpresa inaspettata a Lucca

Una chiusura col botto per il mini tour europeo

“Troubles I got all my own

They don’t fit no other person

The memories keep rolling on

And I don’t know what I will do if I can’t get

Back home”

Lucca non è una città come le altre per Eric Clapton. Innamorato dell’Italia e delle sue bellezze artistiche, Slowhand si è esibito in questo luogo magnifico due volte, nel 2006, in Piazza Napoleone, e pochi giorni fa nella splendida cornice delle Antiche Mura. In entrambe le date l’autore di Layla ha suonato Back Home, forse perché tornare a Lucca è un po’ come “tornare a casa”, fra le braccia di un pubblico che, dopo un pomeriggio di pioggia e un clima autunnale nonostante si fosse agli inizi di giugno, ha manifestato tutto il suo calore nei confronti del proprio beniamino. 

Esattamente in Back Home, all’inizio del set acustico, è partito un affettuoso battimani, una sorta di festoso tributo a un artista spesso schivo e timido di fronte alla platea, ma sempre pronto a cercar di dare il meglio anche nei momenti più difficili. Poco conta se servono guanti, felpa con cappuccio, foulard, cappellino e trench (con quest’ultimo vi è stata una vera e propria battaglia per tutto il concerto!), l’importante per Clapton è riuscire a toccare le corde dell’anima con i suoi assoli, le sue note cesellate e una voce sempre pronta ad emozionare e commuovere. 

E ancora Back Home non è praticamente quasi mai mancata in un mini tour europeo ricco di sorprese, ove l’uomo soprannominato Dio è spesso uscito dalla “comfort zone” degli ultimi anni per rispolverare chicche pressoché dimenticate, presentare nuovi ispirati brani e offrire inusuali arrangiamenti per quelli imprescindibili in scaletta.

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EC e la sua Strato Blu Scozia alla Royal Albert Hall. Foto di Tord Meisingset

Da Newcastle a quelle magiche date alla RAH

“In questo tour suoniamo dal profondo del nostro cuore per quelli che ci hanno lasciato o sono in procinto di farlo, e specialmente per chi non ha la minima possibilità di difendersi dall’inevitabile”.

Estratto dalle note d’accompagnamento del tour book program, 2024.

Cinque show di spessore. Newcastle, Liverpool, Birmingham, Dublino e Manchester fanno da palestra per i quattro alla leggendaria Royal Albert Hall. Spiccano White Room e Presence of the Lord, tirata fuori dal cassetto quasi quindici anni dopo i concerti con Steve Winwood. Le meraviglie non sono finite: assolutamente inattesa, come un caro amico che non vedevi da tanto tempo, arriva e accarezza alcune serate con la sua dolcezza e malinconia You Were There, sentito omaggio al pubblico, ai fan che non lo hanno mai lasciato solo, e vi è spazio per un’inaspettata versione acustica di Kind Hearted Woman oltre che per il classico Driftin’. Inoltre, a volte nel bis compare una tonitruante Sunshine of Your Love

Lo show irlandese regala la presenza di un ospite speciale, Paul Brady, ed è occasione (come a Birmingham suonando invece River of Tears) per ricordare un gigante del sax venuto tristemente a mancare in quei giorni, David Sanborn, con l’esecuzione del vecchio folk Sam Hall

Tuttavia l’unicità e la sacralità di un luogo che non ha eguali, il tempio della musica di Londra, innalza il livello già alto di Clapton e band. Eric alla RAH trova il coraggio di inserire una delle sue più belle ballate, Golden Ring, decide di donare un arrangiamento insolito e sfavillante a Crossroads, duetta nei bis con Andy Fairweather Low e pure, sorpresa delle sorprese, insieme a Dhani Harrison per Give Me Love, Give Me Peace on Earth

In particolare il 21 maggio si assiste a una curiosa scenetta, quando Clapton, prima di Back Home (eccoci di nuovo a questa canzone!) accetta, tra lo stupito e il divertito, un dono speciale da un fan sfegatato.

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Anche gli show francesi evidenziano la vitalità del chitarrista di Ripley, in piena carica nell’amatissima Holy Mother, un gioiello troppo centellinato durante gli anni, e nel blues torbido di That’s All Right, sentito tributo a Jimmy Rogers, a un secolo esatto dalla sua nascita.

La stupenda cornice di un’arena di Nimes sold out è pronta a passare il testimone a Lucca, ultima fermata di una tournée sin qui spettacolare…

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Eric Clapton, cronistoria di una notte magica a Lucca

I brividi appena prima e dopo l’inizio

Poco prima dello scoccare delle 20,54, orario in cui senza preavviso si presenta anticipatamente Clapton, lo scenario è da favola a lieto fine. L’entusiasmo di quasi ventimila persone ha spazzato via le nubi e una pioggia per alcuni tratti torrenziale. Le mura antiche sono un fantastico colpo d’occhio e l’intreccio tra musica, arte e storia funziona alla perfezione, facendo venire i brividi lungo la schiena di chi scrive al momento dell’entrata nel luogo dell’esibizione. I brividi, purtroppo, scorrono anche per l’umidità post temporale e il brusco calo della temperatura.

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Ci pensa una toccante versione di Blue Dust, pur non senza qualche esitazione (il pezzo è comunque perfetto per sgranchirsi e prepararsi ai momenti clou della serata) a far dimenticare ogni affanno e a far tornare la pelle d’oca solo per le lacrime di gioia: una nuova avventura sta per cominciare!

Intitolata inizialmente Blue Rainbow e concepita come uno struggente omaggio a Jeff Beck, ora la canzone assume un significato più ampio di disperazione, collegandosi alla guerra in Medio Oriente. La chitarra di Eric ha un sound fenomenale, emette un lamento di disperazione che sembra non lasciar spazio alla speranza, ma forse la bellezza di questo strumentale incarna la speranza stessa, ovvero che con la musica di possano infrangere le barriere e non costruirle. 

Seguono la concitata Key to the Highway, una Hoochie Coochie Man tarantolata, impreziosita dal “solo” di slide di Doyle Bramhall II, per arrivare al primo highlight della serata: Badge esalta la folla con i suoi cambi di tempo, l’abilità di Slowhand nel creare suspense, la precisione delle linee di basso dell’insuperabile Nathan East e l’esuberanza delle coriste Katie Kissoon e Sharon White, “due nomi, due garanzie” nel rappresentare l’universo claptoniano. 

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“I still got something left to say”

“Ho ancora qualcosa da dire”, cantava in modo perentorio nel 1983 sulle note di Ain’t Going Down, colui che a oggi è l’unico personaggio  ad essere stato per ben tre volte indotto alla Rock & Roll Hall of Fame. Quando il punk prima e la plastica degli eighties successivamente sembravano voler inghiottire in un tritacarne gli eroi dei decenni precedenti, Clapton lanciava il suo grido di ribellione al nuovo status, stimolato dalla musica e dalla voglia di reinventarsi sempre.

L’orgoglio, la generosità, il desiderio di non perdere quanto ottenuto con tanto sacrificio hanno sempre fatto la differenza e, in quest’epoca buia, lo hanno ancora una volta stimolato, di fronte alle storture e alle bruttezza della società moderna, a fare qualcosa per i più deboli, “per chi non ha la minima possibilità di difendersi dall’inevitabile”. È il momento più toccante del concerto, i due grandi schermi proiettano le immagini del video di Prayer of a Child, mentre Eric intona i fraseggi iniziali.

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Nata in un periodo di transizione emotiva, Prayer of a Child riesce a esprimere tutto il frastuono e lo scompiglio che un dolore o una gioia possono generare nell’animo. Queste montagne russe emozionali si declinano in quattro minuti intensi, in cui momenti laceranti e più pacifici si rincorrono tra aperture melodiche e un cantato sofferto. Il brano rappresenta l’evoluzione dello stile compositivo del Clapton di fine/inizio secolo, richiamando per sonorità Theme from a Movie That Never Happened, In Case You Hadn’t Noticed, scritta in era Legends, ma soprattutto alcuni stralci della colonna sonora di Three Days in Auschwitz.

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Il set acustico, la potenza di Got To Get Better e una canzone inaspettata 

Il morbido fingerstyle di Back Home e di un illustre ripescaggio, Golden Ring, perla autografa da Backless (1978), e la solita empatia di Nobody Knows You traghettano all’immancabile Tears in Heaven. Una canzone sempre difficile da cantare per Clapton: negli anni l’aveva ritirata dal suo repertorio, per poi (ri)eseguirla con un tenue arrangiamento reggae, quasi ad esorcizzare il dolore. A Lucca accade qualcosa di speciale. Nel mentre di un applauso durante l’esecuzione, Eric Clapton la dedica a Lory De Santo, la mamma di Conor, un gesto davvero commovente, dopo tanta sofferenza.

A conclusione di un set acustico all’insegna di eleganza e dolcezza, Slowhand abbandona la Martin e le corde della Stratocaster “palestinese” tornano a ruggire per un’incendiaria Got to Get Better in a Little While, perfetta per evidenziare le doti dell’immarcescibile Sonny Emory, batterista scuola Earth, Wind & Fire, un dolce uragano dietro alle pelli. E poi avviene l’inaspettato. Un tour inizialmente senza canzoni su Pattie Boyd prima accoglie in scaletta Golden Ring e poi ripesca la storica Old Love, amatissima dai fan. Ascoltarla in a Lucca rende questa data unica e consente a Tim Carmon di svisare sul suo Hammond, con un Clapton un po’ impacciato nella chiusura, ma autore di un assolo notevole. Ora manca solo il finale e sorge repentina una domanda: quale sarà il bis?

Clapton & la sua band durante Cocaine

Un encore cambiato all’ultimo momento

Le immancabili Crossroads, il blues seminale di Little Queen of Spades e la grintosa Cocaine, introdotta da Close to Home di Lyle Mays, infiammano una platea in visibilio. Clapton e Bramhall si scambiano “soli” perforanti, Chris Stainton fa capire a tutti perchè in carriera è stato un pupillo di Joe Cocker e David Gilmour. Eric Clapton saluta soddisfatto, si toglie il cappellino e s’inchina, passa un istante di pausa e giunge il bis. La setlist prestampata prevedeva Sunshine of Your Love, invece è in arrivo Before You Accuse Me, con tanto di citazione durante il pezzo della mitica Hideaway, a praticamente sessant’anni dalla pubblicazione del “Beano Album” con John Mayall e i Bluesbreakers.

Arriva così la fine, dopo novantasei minuti di fuoco. E ora? Ora è giunto davvero il momento per Eric Clapton di fare il ritorno a casa, dalla famiglia dove ormai da più di vent’anni si rifugia dopo le immancabili capatine in ogni parte del mondo. Ma presto, a fine estate, sarà già ora di ripartire e di sentirsi nuovamente a casa, stavolta ospite del suo pubblico in Sudamerica e negli Stati Uniti, perché, come dice una frase di Marvin Gaye spesso citata da Zucchero (a proposito, il bluesman italiano era presente allo show di Lucca!): “Ovunque poso il mio cappello quella è casa mia”. 

“Cause I been on this road too long

Going in the wrong direction

And I don’t know where I’ve come from

All I know is I will die if I don’t get

Back home”

Una breve digressione sulle chitarre di EC

In attesa dei concerti di settembre, facciamo un veloce recap delle chitarre utilizzate in suolo europeo.

Per il set elettrico sono state due le sei corde usate: la Fender Custom Shop Stratocaster con i colori della Palestina e quella Blu Scozia, non impiegata nello spettacolo di Lucca. 

Il set acustico prevede la Martin Guitar OM 45. Pochi gli effetti scelti da un Dio della Chitarra capace di far uscire un feeling incredibile da ogni nota suonata e ogni pausa, ma non può mancare il pedale wah-wah.

Fender Clapton Strat Signature BLK

Fender Clapton Strat Signature BLK

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Martin Guitars 000-28EC Eric Clapton

Martin Guitars 000-28EC Eric Clapton

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Dunlop Crybaby GCB95

Dunlop Crybaby GCB95

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Il wah-wah di Clapton

Curiosità: Doyle Bramhall II fra le varie chitarre ha imbracciato una semi-hollow Collings I-35, una Heritage 535, e la sua storica Fender Stratocaster del 1964.

Heritage Guitar H-535 AN

Heritage Guitar H-535 AN

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(4)

Conclusioni, considerazioni personali e di alcuni VIP 

Avendo avuto l’opportunità di assistere a uno show indoor, nella magia della Royal Albert Hall e all’ultima tappa all’aperto (il mio concerto numero 33 di Eric), posso affermare che la location, ma soprattutto il clima avverso, hanno fatto la differenza, mettendo in difficoltà le performance di Nimes e, ancor maggiormente, di Lucca. Eric Clapton, come un prode capitano, non ha però mai abbandonato  la nave in burrasca e l’ha portata fin oltre l’arcobaleno, dove risplende il sole. 

Un Clapton che ha tenuto ben salde in mano le redini della propria arte, disposto a rischiare pur di continuare a stupire con la sua musica, pronto a prendere per mano il pubblico e portarlo all’interno del suo cuore. Un artista che si è sempre sottovalutato come autore, e che finalmente ha rinfrescato le setlist di ogni sera con parecchi pezzi autografi.

La mia felicità è poi raddoppiata vedendo l’entusiasmo contagioso di Elle Macpherson, compagna di Bramhall, lontana pochi posti dal mio e sempre pronta ad applaudire o a riprendere i momenti clou con il suo cellulare. E che dire di Andrea Rossi, storico fondatore del sito Eric Clapton Italia, felice come una Pasqua per l’assolo di wah wah in Cocaine?

Un’altra soddisfazione sta nell’aver individuato tra la folla due giganti della sei corde accorsi in platea per godersi l’esibizione. Chissà quali emozioni avrà provato Phil Palmer, ripensando ai suoi trascorsi sul palco con Eric Clapton nei primi anni Novanta! 

Sono riuscito a catturare le impressioni di Gennaro Porcelli, eccezionale bluesman e storico chitarrista di Edoardo Bennato, ancora infervorato dopo aver assistito al live del suo maestro: “Quando Clapton ingrana la marcia non ce n’è per nessuno! Una grande band e un meraviglioso set acustico, che bella Golden Ring…Quando dici classe dici Eric Clapton!”. 

Come c’era scritto a caratteri cubitali in un bellissimo negozio di dischi (esistono ancora!!) in centro a Lucca: “Clapton is God”. Alla prossima, Eric!

Clapton e il suo gruppo ai saluti finali dopo una magica nottata alla RAH. Foto di Tord Meisingset

Scaletta di Eric Clapton a Lucca

  1. Blue Dust
  2. Key to the Highway
  3. Hoochie Coochie Man
  4. Badge
  5. Prayer of a Child
  6. Back Home
  7. Nobody Knows You When You’re Down and Out
  8. Golden Ring
  9. Tears in Heaven
  10. Got to Get Better in a Little While
  11. Old Love
  12. Crossroads
  13. Little Queen of Spades
  14. Close to Home 
  15. Cocaine

Bis

  1. Before You Accuse Me (with Hideaway interlude)

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Alessandro Vailati