Joe Bonamassa è uno dei chitarristi più legati al mondo degli amplificatori valvolari vintage, ma proprio lui ha dovuto fare i conti con una tecnologia che per molto tempo non sembrava adatta al suo modo di suonare. Dopo averla provata sul palco, però, la sua posizione è cambiata. E il motivo è più interessante di un semplice passaggio dalle valvole al digitale.

Joe Bonamassa ha cambiato idea sugli amplificatori digitali
Il protagonista di questa svolta è il Fender Tone Master, che Joe Bonamassa ha utilizzato durante una fase di test dal vivo.
Il chitarrista ha raccontato a MusicRadar di essere arrivato alla prova con un atteggiamento tutt’altro che favorevole. “Devo essere onesto e ammettere quando sbaglio”, ha spiegato, prima di raccontare cosa è successo quando ha collegato la chitarra.
La sua reazione è stata sorprendente anche per lui:
“Quando l’ho provato per la prima volta, ho capito che era davvero buono. Volevo che non mi piacesse, lo volevo davvero, ma non ci sono riuscito”.
Il punto non è stato soltanto il suo giudizio personale. Secondo Bonamassa, anche il suo production manager, il tecnico del suono e il chitarrista Josh Smith gli hanno detto che il Tone Master suonava meglio e aveva una risposta convincente.
Il Tone Master ha superato il test più difficile: il palco
Per Bonamassa la differenza è arrivata soprattutto utilizzando l’amplificatore in una situazione reale.
Il chitarrista ha spiegato che continua ad avere altri amplificatori valvolari nel proprio setup, ma che il suo Fender ’59 High Powered Twin è stato sostituito, nel contesto del test, da un Tone Master.
La questione diventa quindi molto più concreta rispetto al classico confronto tra valvole e modellazione digitale.
Per Bonamassa conta quello che succede fisicamente davanti al musicista.
“Devi muovere aria”
È questo il passaggio più interessante delle dichiarazioni del chitarrista.
Joe Bonamassa sostiene che il punto fondamentale sia “spingere fisicamente fuori il suono”. In altre parole, per lui è essenziale muovere aria attraverso gli speaker.
Il suo ragionamento è che il Tone Master riesca a funzionare nel suo contesto proprio grazie alla combinazione tra tecnologia digitale e una vera riproduzione attraverso gli speaker.
Il problema, secondo Bonamassa, emerge quando il digital modeling viene utilizzato in configurazioni che non restituiscono quella stessa sensazione fisica. In quei casi, a suo giudizio, alcuni sistemi possono iniziare a sembrare più generici e avere una dinamica meno convincente.
Non è quindi una bocciatura del digitale. È piuttosto la spiegazione di ciò che, per il chitarrista, rende credibile un amplificatore digitale sul palco.
Bonamassa non ha abbandonato le valvole
Come prevedibile però Joe Bonamassa non ha deciso di eliminare gli amplificatori valvolari dal proprio mondo.
Lo stesso chitarrista ha precisato di avere ancora i suoi altri amplificatori a valvole. La novità riguarda il fatto che il Tone Master è riuscito a conquistare uno spazio concreto nel suo rig.
E la prova non è rimasta confinata all’esperimento.
Nel luglio 2026 Bonamassa ha annunciato che avrebbe portato quattro Fender Tone Master Twin nel tour estivo, spiegando che il nuovo setup avrebbe anche alleggerito sensibilmente il backline da trasportare.
Per un chitarrista con una reputazione costruita attorno a strumenti vintage e amplificatori valvolari, è probabilmente questo il dato più significativo.
Il digitale non ha convinto Bonamassa perché fosse semplicemente più comodo. Lo ha convinto perché, nel suo caso, ha superato il test più importante: quello del suono e della risposta sul palco.
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