Eric Clapton torna a parlare di due chitarre che hanno segnato profondamente la sua carriera. Blackie e la Gibson ES-335 finirono all’asta nel 2004 per una ragione precisa, ma oggi il chitarrista ammette quanto sia stato difficile separarsi da strumenti che considera ancora sacri.

Oltre vent’anni dopo l’asta, Eric Clapton racconta perché Blackie e la ES-335 erano così importanti e perché decise comunque di sacrificarle.
ric Clapton e il vero valore di Blackie e della Gibson ES-335 per Crossroads – © Majvdl, link,

Eric Clapton: “È stato un grande, grosso errore”

A più di vent’anni dalla storica asta di Christie’s del 2004, Eric Clapton è tornato a parlare di due delle chitarre più importanti della sua carriera: Blackie, la celebre Fender Stratocaster, e la Gibson ES-335 Cherry Red del 1964.

In una nuova intervista realizzata con Guitar Center, Clapton ha ammesso che cedere quei due strumenti è stato un “big, big mistake”, un grande, grosso errore.

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Le due chitarre, però, non furono vendute semplicemente per il loro enorme valore collezionistico. L’asta era legata a Crossroads e alla volontà di Eric Clapton di sostenere il centro da lui fondato per il trattamento delle dipendenze.

La Gibson ES-335 era la “star dello show”

Tra le due chitarre, la Gibson ES-335 aveva per Clapton un significato particolarmente profondo.

Nel 2004, parlando degli strumenti che aveva deciso di mettere all’asta, il chitarrista aveva definito la sua ES-335 rossa la “star dello show”, spiegando che la chitarra era stata presente in praticamente tutte le fasi della sua carriera.

Si trattava di una ES-335 del 1964 che Clapton aveva acquistato durante gli anni con gli Yardbirds e che avrebbe poi utilizzato anche con i Cream. La chitarra è legata in particolare all’ultima fase della storia dei Cream e alla loro esibizione alla Royal Albert Hall nel 1968.

All’asta Christie’s, la ES-335 raggiunse il valore di 847.500 dollari, diventando uno degli strumenti più preziosi dell’intera vendita.

Blackie e la ES-335: oltre 1,8 milioni di dollari

L’altra grande protagonista era Blackie, la Fender Stratocaster assemblata da Eric Clapton utilizzando componenti provenienti da diverse Stratocaster degli anni ’50.

Nel corso della sua carriera, Blackie divenne uno degli strumenti più identificabili associati al chitarrista. Secondo Christie’s quella era la chitarra utilizzata da Clapton come principale strumento sul palco e in studio per molti anni.

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Nel 2004, Guitar Center la acquistò per 959.500 dollari.

La ES-335 fu venduta per altri 847.500 dollari.

Insieme, i due strumenti raggiunsero quindi 1.807.000 dollari. L’intera asta Christie’s totalizzò 7.438.624 dollari.

Per Clapton le chitarre sono qualcosa di sacro

Parlando del rapporto con gli strumenti musicali, Clapton spiega che la musica rappresenta per lui una delle fonti più affidabili di ispirazione e, nei momenti difficili, anche una forma di salvezza.

Se si trova in una situazione negativa, racconta, prendere una chitarra può permettergli di superare quel momento attraverso l’espressione musicale.

La conclusione è netta: “These guitars are sacred things to me”, “queste chitarre sono cose sacre per me“.

È una frase che rende particolarmente significativo il suo successivo racconto dell’asta.

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Ulteriori informazioni

Perché allora Clapton le vendette?

La risposta arriva quando il chitarrista racconta cosa si ripeteva durante l’asta.

Clapton spiega di aver dovuto ricordare continuamente a sé stesso quale fosse il suo obiettivo: mantenere la sobrietà e aiutare altre persone a raggiungerla.

“Il mio obiettivo principale è restare sobrio e aiutare gli altri a restare sobri”, afferma. E aggiunge che questo obiettivo viene prima del suo essere musicista, marito o padre.

In questo contesto, anche strumenti per lui estremamente importanti potevano essere sacrificati.

“Queste chitarre, per quanto sacre, devono essere date via”, spiega Clapton.

Il punto centrale della sua testimonianza non è quindi che l’asta fosse una scelta sbagliata nel suo significato complessivo. Il rimpianto riguarda soprattutto la perdita di strumenti che, ancora oggi, considera parte fondamentale della propria storia.

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Giuseppe Ruocco