Anche Joe Perry, uno dei chitarristi più importanti della storia dell’hard rock, rimase spiazzato quando ascoltò per la prima volta Eddie Van Halen. Era il 1978 e gli Aerosmith stavano lavorando a un nuovo disco quando qualcuno della crew portò una copia dell’album di debutto dei Van Halen.

Il primo ascolto di Van Halen durante le prove degli Aerosmith
La storia risale al 1978, quando gli Aerosmith erano impegnati nella preparazione di un nuovo album. Il primo disco dei Van Halen era appena arrivato nei negozi e un componente della crew della band di Joe Perry aveva già recuperato una copia.
La portarono in automobile e la ascoltarono insieme.
Anni dopo, Perry avrebbe raccontato questo episodio parlando dell’impatto che Eddie Van Halen ebbe su di lui. La sua reazione fu immediata: il chitarrista rimase impressionato dalla personalità dello strumento e da una serie di soluzioni che non riusciva a comprendere.
«Amavo quel disco e lo amo ancora oggi. Il modo di suonare di Eddie era semplicemente fenomenale. Aveva preso tutto quello che aveva ascoltato e gli aveva dato un’impronta personale».
Perry ricordò anche quanto fosse rimasto sorpreso da alcuni dettagli tecnici:
«C’erano molte cose che faceva e che mi lasciavano perplesso, piccoli trucchi, e mi chiedevo come riuscisse a farli. Ero completamente sbalordito da quello che stava facendo».
Il chitarrista degli Aerosmith descrisse l’arrivo di Eddie come una ventata d’aria fresca, soprattutto considerando il momento che la sua band stava attraversando.
«Era qualcosa di nuovo, potente e fresco. Sentivo che fosse l’inizio di qualcosa di nuovo».
«Eddie Van Halen ha reinventato il modo di suonare la chitarra»
Perry è tornato più volte sull’impatto del chitarrista dei Van Halen. In un’intervista ha spiegato perché il primo album della band gli fosse sembrato così speciale.
«Amavo il primo disco dei Van Halen fin dal momento in cui l’ho ascoltato. La cosa incredibile era che conteneva molte cose che avevo già sentito, eppure sembravano tutte nuove».
Un esempio riguarda il suono ottenuto da Eddie alla fine di Eruption, grazie all’Echoplex, un effetto di eco utilizzato per creare ripetizioni e sonorità particolari.
Perry ammise che si trattava di un trucco che conosceva già, ma che non avrebbe utilizzato personalmente perché lo considerava quasi eccessivo.
«Eddie apparteneva alla generazione successiva e per lui tutto era nuovo. Era molto intelligente da parte sua utilizzare quei trucchi insieme al suo talento naturale».
Perry arrivò a paragonare l’impatto di Eddie a quello di Jimi Hendrix, sottolineando come entrambi fossero riusciti a trasformare uno strumento conosciuto da tutti in qualcosa di completamente diverso.
«Ha fatto quello che aveva fatto Jimi Hendrix: ha preso la stessa chitarra che suonano tutti e l’ha trasformata in uno strumento diverso».
Il tapping e il suono che cambiarono l’hard rock
L’innovazione di Eddie Van Halen è spesso associata alla tecnica del tapping a due mani, diventata famosissima grazie a Eruption, il brano strumentale che chiudeva il lato A del debutto dei Van Halen.
La tecnica consiste nell’utilizzare anche le dita della mano destra direttamente sulla tastiera, producendo note attraverso hammer-on e pull-off senza dover ricorrere continuamente al plettro.
Eddie non fu il primo chitarrista a sperimentare questa soluzione, ma riuscì a portarla a un livello di visibilità e popolarità senza precedenti nel rock mainstream.
Anche Brad Whitford, compagno di Perry negli Aerosmith, ha ricordato quanto fosse difficile inizialmente comprendere quello che Eddie stava facendo: ha raccontato che alcune di quelle soluzioni erano già state sperimentate da altri musicisti, ma che Van Halen riuscì a portarle a un livello differente.
Perry, dal canto suo, riconobbe quanto il primo album della band avesse cambiato gli equilibri del rock americano.
«Eddie era un musicista dotato di un talento naturale. Un musicista del genere arriva una volta ogni dieci o vent’anni, se sei fortunato».
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