La chitarra sembra avere tutte le note che servono. Dodici per ogni ottava, ripetute lungo il manico. Eppure basta ascoltare un brano di Angine de Poitrine o dei celebri King Gizzard & The Lizard Wizard per accorgersi che tra un tasto e l’altro esiste un mondo intero. Quelle frequenze apparentemente stonate sono in realtà parte di una storia musicale molto più antica del rock e possono essere ottenute anche senza una chitarra “microtonale”.

Da mesi è tornata di moda fortemente grazie agli Angine de Poitrine e non solo: come funzionano la musica e la chitarra microtonale?
Angine de Poitrine e la musica microtonale – © p_a_h, link, CC BY 4.0

Perché una chitarra microtonale suona così diversa

La musica occidentale moderna utilizza normalmente il sistema chiamato 12 TET, cioè temperamento equabile a dodici note, dodici suoni.

In pratica, l’ottava viene divisa in dodici intervalli uguali. Sulla chitarra tradizionale ogni semitono misura 100 cents e l’intera ottava misura 1.200 cents.

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Questo significa che tra il Mi a vuoto e il Mi all’ottavo superiore non esistono soltanto dodici possibili frequenze perché la natura abbia deciso che debbano essere quelle. Sono le dodici suddivisioni del sistema che utilizziamo abitualmente nella musica occidentale, forse per colpa (o merito) anche di Bach.

La microtonalità parte proprio da qui e va contro questa regola.

Un microtono è, in termini generali, un intervallo più piccolo del semitono. Esistono moltissimi modi diversi di organizzare questi intervalli e il 24 TET è soltanto uno di essi.

Cosa significa 24 TET

Il 24 TET divide l’ottava in 24 intervalli uguali anziché 12.

Ogni intervallo misura quindi 50 cents.

Per visualizzarlo sulla chitarra è sufficiente immaginare un nuovo tasto esattamente a metà tra ogni coppia di tasti tradizionali. In questo modo, oltre alle note del sistema 12 TET, diventano disponibili anche le suddivisioni intermedie.

È uno dei motivi per cui le chitarre microtonali possono apparire così insolite.

King Gizzard & The Lizard Wizard ha utilizzato chitarre costruite e modificate per lavorare con sistemi microtonali, in particolare il 24 TET, già a partire dal progetto Flying Microtonal Banana. La band ha poi proseguito questa esplorazione con K.G. e L.W..

Il problema è che le note non finiscono sui tasti

Il punto fondamentale della musica microtonale è che una frequenza non contiene naturalmente dei confini.

Un suono può salire continuamente di altezza. I tasti della chitarra sono invece una soluzione pratica che stabilisce dove fermarsi.

Un chitarrista però può già produrre tutti i microtoni senza possedere uno strumento microtonale.

Il bending è un esempio perfetto.

Quando si tira una corda, infatti, la frequenza aumenta continuamente fino a raggiungere la nota successiva. Se ci si ferma prima, si ottiene una nota “stonata” e che non corrisponde necessariamente a nessuno dei dodici semitoni del sistema occidentale.

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Anche lo slide offre lo stesso tipo di libertà.

Spostando il bottleneck lungo la corda, il chitarrista può raggiungere praticamente qualsiasi altezza disponibile su quella corda. In questo senso, uno slide trasforma la tastiera in un sistema molto più vicino a uno strumento fretless.

Il quarto di tono che il rock conosce già

Il concetto di microtonalità non è quindi completamente estraneo alla chitarra elettrica.

Il blues ad esempio utilizza da decenni bending che possono fermarsi tra due note. Quello che spesso viene percepito semplicemente come espressività chitarristica può essere descritto anche attraverso la microtonalità.

Un quarto di tono corrisponde a 50 cents, cioè metà dei 100 cents che separano due semitoni nel 12 TET.

È proprio questa posizione intermedia che crea quella sensazione di tensione così caratteristica.

Per un ascoltatore abituato esclusivamente al sistema occidentale temperato, una nota collocata in mezzo ai due semitoni familiari può sembrare fuori posto.

Ma non è necessariamente fuori posto.

È semplicemente una nota appartenente a un altro modo di organizzare le altezze.

Il problema matematico che ha cambiato la musica occidentale

Per capire perché il sistema occidentale sia arrivato a privilegiare dodici note, bisogna tornare indietro alla teoria delle accordature.

Nella tradizione pitagorica la quinta perfetta deriva dal rapporto di frequenze 3 a 2. Se si costruiscono le note sovrapponendo quinte pure, però, emerge un problema.

Dodici quinte pure non coincidono perfettamente con sette ottave.

La differenza è di circa 23,46 cents ed è conosciuta come comma pitagorico.

È una differenza piccola, ma musicalmente significativa.

Il problema diventa particolarmente importante quando gli strumenti devono permettere di suonare in tonalità differenti e costruire accordi complessi senza dover continuamente riaccordare le note.

Il temperamento equabile offre una soluzione pratica.

Invece di mantenere perfettamente pure tutte le quinte, divide l’ottava in dodici intervalli identici.

Ogni semitono misura 100 cents.

La quinta temperata diventa così esattamente 700 cents invece dei circa 701,955 cents della quinta pitagorica.

Il compromesso permette allo strumento di funzionare in tutte le tonalità senza accumulare l’errore caratteristico delle accordature basate esclusivamente sulle quinte pure.

La microtonalità è molto più antica della chitarra

Raccontare la microtonalità come una recente invenzione della musica sperimentale sarebbe però fuorviante.

La storia della musica comprende numerosi sistemi che organizzano le altezze in modi differenti rispetto al moderno 12 TET.

Nella teoria musicale indiana compare il concetto delle 22 shruti. Il Natya Shastra tratta esplicitamente ventidue shruti all’interno della propria teoria musicale. Non significa però che la musica indiana moderna possa essere semplicemente descritta come una scala di 22 note equidistanti: le shruti hanno una storia teorica complessa e il rapporto tra shruti, swara e pratica musicale non coincide con un semplice sistema di 22 TET.

Dall’oud agli strumenti a corde con tasti

Un altro passaggio fondamentale riguarda l’oud.

La sua natura fretless permette al musicista di controllare l’intonazione senza essere vincolato dalla posizione fissa dei tasti.

Quando strumenti della famiglia dell’oud entrarono in contatto con la tradizione musicale europea, il problema della polifonia rese particolarmente utile l’introduzione di posizioni fisse.

La storia che porta dall’oud agli strumenti a corde con tasti non è una semplice linea retta, ma il principio è importante: fissare le posizioni delle note rende molto più semplice costruire accordi e suonare polifonicamente, sacrificando però parte della libertà continua dell’intonazione.

È una delle tensioni che ancora oggi definiscono il rapporto tra strumenti fretless, strumenti temperati e chitarre microtonali.

Non esiste una sola microtonalità

Questo è forse il concetto più importante dell’intero argomento.

Microtonalità non significa automaticamente 24 TET.

Il 24 TET è soltanto un sistema nel quale l’ottava viene divisa in 24 parti uguali.

Esistono sistemi basati su rapporti armonici, sistemi con un numero differente di suddivisioni e sistemi progettati per specifiche tradizioni musicali.

Anche il mondo del maqam non può essere ridotto semplicemente a una scala di 24 quarti di tono. La notazione moderna può utilizzare approssimazioni basate sui quarti di tono, ma le pratiche melodiche e le intonazioni possono essere molto più articolate.

Per questo è più corretto parlare di sistemi microtonali al plurale.

La chitarra microtonale di Tolgahan Çoğulu

La ricerca sulla chitarra microtonale non appartiene soltanto alla musica rock.

Il chitarrista e docente Tolgahan Çoğulu ha progettato nel 2008 la sua Adjustable Microtonal Guitar, sviluppata successivamente con il liutaio Ekrem Özkarpat. Il principio è particolarmente interessante: i tasti possono essere spostati all’interno di appositi canali e possono essere aggiunti o rimossi in base al sistema di intonazione utilizzato.

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Ulteriori informazioni

L’obiettivo non è soltanto riprodurre il suono di una chitarra con qualche tasto in più.

La sua ricerca nasce anche dalla necessità di utilizzare sulla chitarra sistemi legati al maqam, repertori contemporanei microtonali e accordature differenti dal temperamento equabile.

È un approccio completamente diverso rispetto al semplice aggiungere un tasto tra quelli esistenti.

Perché Angine de Poitrine ha riportato il microtonale al centro dell’attenzione

Negli ultimi mesi il fenomeno della musica microtonale ha trovato un nuovo catalizzatore in Angine de Poitrine.

Il duo canadese ha attirato un’enorme attenzione online anche grazie alla particolare chitarra e basso double neck utilizzata da Khn de Poitrine, caratterizzata da una tastiera con una quantità insolita di tasti e da un approccio microtonale integrato nel sound della band.

La particolarità dello strumento è diventata talmente riconoscibile da generare anche una risposta commerciale.

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Ulteriori informazioni

Nel 2026 Eastwood Guitars ha presentato la Microtonal Doubleneck 4/6 Electric Guitar/Bass, nata da una storia di collaborazione e progettazione che coinvolge Raphaël Le Breton, il liutaio dietro la double neck di Khn. Eastwood precisa che il modello non è una replica signature ufficiale della chitarra di Khn.

Il modello prevede un manico chitarra e uno basso, con 38 tasti sul lato chitarra e 28 sul basso secondo le specifiche riportate da Eastwood. La scala è di 24,75 pollici per la chitarra e 30,5 pollici per il basso.

Come provare la microtonalità con una chitarra normale

La cosa più interessante per un chitarrista è che non serve necessariamente cambiare strumento per approcciarsi alla musica microtonale.

Bending

È il punto di partenza più semplice per sperimentare la microtonalità.

Suona una nota e tira lentamente la corda. Con un accordatore cromatico puoi osservare la frequenza mentre attraversa lo spazio tra due semitoni.

Prova a fermarti a circa 50 cents sopra la nota di partenza e avrai ottenuto un intervallo di un quarto di tono. Hai bisogno di un ottimo orecchio, e un ottimo accordatore.

Slide

Lo slide elimina gran parte del vincolo imposto dai tasti.

Su una singola corda puoi fermarti tra due posizioni convenzionali e cercare intenzionalmente una determinata altezza.

È uno dei modi più immediati per capire fisicamente che tra due tasti esistono moltissime possibilità.

Accordatura di una singola corda

Un’altra possibilità per approcciarsi alla musica microtonale è modificare l’accordatura di una corda o meglio “scordarla” di un numero preciso di cents.

Abbassandola di un quarto di tono, per esempio, si possono ottenere combinazioni che permettono di avvicinarsi a determinati riff microtonali senza modificare fisicamente la tastiera.

Non significa trasformare una chitarra standard in uno strumento 24 TET completo, ma può essere un metodo pratico per sperimentare.

Pitch shifter

Anche l’elettronica può creare microtoni, ad esempio utilizzando pedali che ti permettono di cambiare l’intonazione e quindi “stonare” le note.

Un pitch shifter con controllo continuo permette di spostare l’altezza gradualmente e di fermarsi tra due note del sistema temperato.

È una soluzione particolarmente interessante per chi vuole esplorare la microtonalità senza intervenire fisicamente sullo strumento.

Modificare una chitarra con nuovi tasti

Per chi vuole andare oltre, esistono anche manici e tastiere progettati specificamente per la microtonalità.

Il principio più semplice consiste nell’inserire ulteriori tasti tra quelli tradizionali ma il risultato dipende dal sistema microtonale scelto.

Se si vuole costruire una tastiera 24 TET, le posizioni devono essere calcolate matematicamente in modo che i 24 intervalli dell’ottava risultino equidistanti dal punto di vista logaritmico della frequenza.

Se invece si vuole lavorare con un altro sistema, la posizione dei tasti cambia.

È qui che una chitarra microtonale smette di essere semplicemente una chitarra con più tasti e diventa uno strumento progettato intorno a una specifica teoria dell’intonazione.

La microtonalità non significa suonare stonato

È probabilmente il pregiudizio più comune.

Una nota microtonale può sembrare stonata soltanto se viene giudicata utilizzando come riferimento esclusivo il 12 TET.

Ma se una composizione è costruita intorno a un altro sistema di intonazione, quella stessa nota può essere perfettamente coerente con il linguaggio musicale utilizzato.

È la stessa differenza che esiste tra parlare una lingua con una grammatica diversa e parlare una lingua sbagliata.

Il punto non è stabilire se una nota sia giusta o sbagliata in assoluto.

Il punto è capire rispetto a quale sistema di intonazione la stiamo giudicando.

La nuova frontiera di musica microtonale e chitarra

La popolarità di Angine de Poitrine e il lavoro ormai consolidato di King Gizzard & The Lizard Wizard mostrano che la microtonalità non è più soltanto un argomento per specialisti di teoria musicale.

È diventata anche una questione di strumento.

La chitarra, per sua natura, sembra suggerire che le note siano quelle indicate dai tasti. Ma basta aggiungere una nuova posizione, spostare un tasto, tirare una corda o muovere un pitch shifter per rendersi conto che quella griglia è soltanto una delle possibili mappe dell’intonazione.

La microtonalità non sta quindi necessariamente cercando di sostituire la chitarra tradizionale ma sta mostrando ai chitarristi quante possibilità rimangono nascoste tra un tasto e l’altro.

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Giuseppe Ruocco