La settimana scorsa, in occasione dell’uscita del nuovo disco da solista di Paul McCartney, The Boys of Dungeon Lane, abbiamo iniziato a ripercorrere la storia dei Beatles attraverso i loro strumenti. Continuiamo il nostro viaggio tra le chitarre e i bassi dei Fab Four, grazie a questo articolo di Mauro Teti e Vincenzo Oliva.

Le Rickenbacker dei Beatles

I Beatles fecero largo uso di chitarre Rickenbacker, tanto da diventarne veri e propri sponsor, ricevendone in omaggio vari modelli e prototipi direttamente da F.C. Hall, presidente dell’azienda.

Durante il primo viaggio ad Amburgo nel 1960 John Lennon vide Toots Thielemans, chitarrista del gruppo jazz di George Shearing, suonare una Rickenbacker. Immediatamente si entusiasmò sia per il suono sia per il look di questa chitarra e subito ne acquistò una. Era un modello 325 formato 3/4, finitura naturale, con quattro manopole di controllo e tre pickup; modello molto raro, solo otto ne furono prodotte nel 1958 e di queste solo tre arrivarono in Germania. Non tenendo molto all’originalità delle parti, John presto apportò delle modifiche allo strumento, prima sostituendo la leva del vibrato Kauffman con una leva Bigsby, poi cambiando le manopole stile tv, ed infine facendola riverniciare in nero nel 1963 dalla fabbrica londinese di strumenti di Jim Burns.

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Nel 1964, durante la settimana della seconda apparizione americana all’Ed Sullivan Show, la Rickenbacker mandò a John a Miami un secondo modello di 325, caratterizzato dal vibrato tipo Ac’cent, da una quinta manopola di miscelazione, dal battipenna bianco a due ‘piani’ e da un corpo e una paletta più piccoli.

Lennon utilizzò, a parte la mitica 325 Capri, le riedizioni 325 a 6 e 12 corde.

Harrison acquistò una 420 durante un suo soggiorno in Ohio nel 63 e di seguito ricevette in omaggio (da Hall e da una radio locale) due 360-12. Seguendo il suo esempio, Brian Jones dei Rolling Stones, Jim McGuinn dei Byrds e tanti altri, se ne procurarono una.

La 320 è una piccola chitarra con diapason 3/4 che ha fatto la storia. Una sfida per chi ha le dita non abbastanza affusolate per farne entrare tre nello stesso tasto! A parte l’assenza dell’unità vibrato Ac’cent, questa chitarra riproduce quella fornita dal CEO della Rickenbacker, J.C. Hall, alla vigilia dell’Ed Sullivan Show di Miami e destinata a dare il cambio alla 325 Capri.

Nel febbraio 1964 durante la settimana della prima apparizione dei Beatles all’Ed Sullivan Show a New York, il signor Hall, presidente della Rickenbacker, organizzò un incontro con i Fab Four. In una suite del Savoy Hotel fu allestita una esposizione dei nuovi prodotti, inclusi una 12 corde e un basso mancino. Il signor Thielemans, rappresentante delle vendite, era lì ad incontrare il gruppo quando i Beatles, tranne George, arrivarono per provare i nuovi strumenti l’8 febbraio. Il primo Beatle a provare la 12 corde fu John Lennon; George infatti aveva l’influenza ed era isolato in una stanza al Plaza Hotel.

Volendo far comunque vedere a George le chitarre, il personale della Rickenbacker impacchettò l’essenziale e lo portò nella sua stanza al Plaza. George suonò la 12 corde seduto sul letto, mentre parlava al telefono con gli ascoltatori di una radio di Minneapolis. Secondo la leggenda più tardi quel giorno una persona della stazione radio comprò la chitarra dal signor Hall e la diede ad Harrison come regalo per l’intervista.

George ha usato la Rickenbacker 12 corde per le riprese del film A Hard Day’s Night, in buona parte del relativo album, in quasi tutti gli spettacoli dal 1964 al 1966 come seconda chitarra e saltuariamente in registrazione in vari album. Il sound inconfondibile di questa chitarra, usata sia negli assoli che nelle ritmiche, caratterizza molte splendide canzoni, conferendo loro una particolare atmosfera agrodolce.

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Esempi tipici sono l’accordo iniziale ed il solo (doppiato dal pianoforte) di A Hard Day’s Night, I Should Have Known Better, If I Fell, la prorompente Any Time At All, l’arpeggio di You Can’t Do That, If I Needed Someone.

La 360/12 De Luxe di George, secondo esemplare in assoluto costruito dalla casa americana, è una hollowbody del dicembre 1963 e fu la prima 12 ad avere le coppie di corde montate al contrario, cioè con la corda dell’ottava alta in basso. La finitura è rossa sfumata, detta Fireglo, col binding sia sul top sia sul fondo, la buca sonora a virgola, gli intarsi segnaposizione a triangolo, una cordiera piatta, un battipenna di plastica bianca a due piani, quattro manopole per i toni e i volumi ed una quinta più piccola per la miscelazione dei due pickup chrome bar.

Successivamente Harrison ebbe una seconda 360 dodici corde, sempre Fireglo, ma New Style, con il binding solo dalla parte del fondo e gli spigoli del top arrotondati, usata sia in studio che nei concerti del 1965 e del 1966. Guardando il film A Hard Day’s Night, Jim McGuinn rimase talmente affascinato da questo particolare strumento che ne fece poi l’emblema del sound dei Byrds. Saltuariamente nel ’63 George ha suonato anche una Rickenbacker mod. 425 con un solo pickup.

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Rickenbacker 325C64 JG
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Paul passa dal basso Hofner al Rickenbacker

Paul McCartney provò per la prima volta questo nuovo basso a New York nel febbraio del 1964, ma non lo prese in considerazione, preferendo il più leggero Hofner. Successivamente, durante la settimana degli spettacoli all’Hollywood Bowl, il presidente della Rickenbacker ripropose a Paul lo strumento, e così McCartney fu il terzo Beatle ad usare un prodotto Rickenbacker.

Il 4001S di Paul, costruito nel gennaio 1964, ha i segnaposizione a pallino, il manico è parte integrante della cassa (neck-through-body), monta un pickup chrome bar alla tastiera ed un pickup horseshoe (a ferro di cavallo) al ponte. Senza il binding sul corpo e sul manico, la finitura originale era rosso sfumato tipo Fireglo. Nel 1967, durante il periodo di Magical Mystery Tour, Paul dipinse il basso in stile psichedelico, per poi riportarlo definitivamente al colore naturale. McCartney cominciò ad usare in studio questo strumento già nell’autunno del 1965, in alcune registrazioni di Rubber Soul, come Nowhere Man e Think For Yourself.

In concomitanza col passaggio dall’Hofner al Rickenbacker, il suono ed il fraseggio del basso nei dischi dei Beatles cambiò da uno stile più tradizionale ad uno stile nuovo, quasi sperimentale, melodico-ritmico, che caratterizzò Paul come un grandissimo innovatore nell’uso di questo strumento. Rain, Paperback Writer, Taxman, Penny Lane, I’m The Walrus e soprattutto With A Little Help From My Friends, Getting Better, Fixing A Hole sono tuttora dei veri e propri modelli di gusto, sintesi e creatività.

Fu nel 1966, durante le incisioni di Rain e Paperback Writer, e successivamente a partire dall’album Revolver che cambiarono le cose. All’epoca John Entwhistle degli Who fu il primo a trattare il basso da solista, e Paul iniziò a suonare il Rickenbacker già ai tempi di Rubber Soul. La Rickenbacker, la casa produttrice tedesca che stava raggiungendo una fama universale grazie alle chitarre utilizzate da Lennon e Harrison, nel 1964 aveva fornito a Paul il modello di basso 4001. Ma ci vollero quasi due anni perché McCartney apprezzasse lo strumento, anche per mancanza di tempo, così presi da tour e incisioni frenetiche.

Quando nel 1966 vennero incise Paperback Writer e Rain, Paul aveva da poco iniziato ad usare il nuovo Rickenbacker 4001 ed insisteva con Emerick affinché escogitasse qualche stratagemma per migliorare la resa nei dischi del suo basso: si chiedeva perché nei dischi americani il basso aveva un suono più potente, mentre ad Abbey Road i tecnici erano ancora legati al passato. E qui Geoff Emerick ebbe un’idea geniale e capì che i microfoni e gli altoparlanti sono entrambi dei convertitori di segnale, e se il microfono cattura l’onda sonora e la trasforma in impulso elettrico, l’altoparlante fa l’esatto opposto; ma siccome ha un cono molto più grande di un microfono, potrebbe recepire frequenze più profonde.

Così sistemò l’amplificatore del Rickenbacker non più davanti al solito microfono, ma faccia a faccia con un altro amplificatore, utilizzato però come ricettore del suono. L’espediente funzionò anche perché Paul aveva elaborato linee di basso per Rain e Paperback Writer con salti di ottava suonate in alto sul manico e sulle corde basse, quindi con una dinamica maggiore. Il suono del Rickenbacker fece il resto, perché ha un attacco decisamente più fragoroso dell’Hofner ed ha sonorità molto più decise.

Da Revolver in avanti, per quasi tutte le successive incisioni, il basso ha sempre avuto una sua pista tutta per sé.

Due regali di Linda

Facciamo un breve salto temporale nella carriera solista di Paul: nel 1974 Linda regalò a Paul per il suo trentaduesimo compleanno il contrabbasso utilizzato da Bill Black, il bassista che accompagnava Elvis. Paul lo utilizzò in diverse canzoni, tra cui Love In Song, Cook Of The House, Baby’s Request, The Song We Were Singing, Real Love e Two Magpies.

Un altro basso particolare adoperato da McCartney fu il Wal Custom a cinque corde, un basso britannico non molto comune. Era un altro regalo di Linda nell’epoca in cui iniziavano a diffondersi i bassi con cinque corde. Paul lo usò in Flowers In The Dirt, inizialmente solo per il brano Figure of Eight, e poi saltuariamente dal vivo nei tour del 1989 e 1990, fino al New World Tour del 1993), sempre alternandolo al riesumato Hofner Violin Bass.

La Epiphone Casino

Il primo Beatle ad usare la chitarra Epiphone Casino, suonando il solo nella coda di Ticket To Ride, è stato Paul McCartney. Fondamentalmente la Epiphone Casino è una Gibson ES-330, monta due pickup P90, ha la cassa vuota, sedici tasti fuori dal corpo, scala 24 e 3/4. Successivamente anche George e John, impressionati da questo strumento, ne presero una. La Casino di Paul aveva la paletta stile Gibson e la leva Bigsby con l’abbassacorde; in quella di Lennon la paletta era stile Epiphone e la cordiera a trapezio stile Gibson, mentre quella di George montava in più la leva Bigsby. Tutte e tre originariamente erano Sunburst.

John e George usarono la Casino Revolution come chitarra principale negli spettacoli del 1966. Per John divenne, negli anni successivi, la sua chitarra elettrica preferita fino allo scioglimento del gruppo nel 1970 ed oltre. Anche George la usò saltuariamente in registrazione, alternandola ad altre, e in filmati promozionali. Paul in studio la usò spesso, come ad esempio nell’assolo di Taxman. Le due Epiphone di John e George successivamente furono sverniciate e portate a color legno naturale.

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Epiphone Casino Vintage Sunburst
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La Epiphone Casino di John Lennon.
link, autore: Ronald Saunders, CC BY-SA 2.0

Qualche acustica e la “moda” della sverniciatura

Paul dal 1965 usava una Epiphone Texan, modello simile alla Gibson J-50, e quasi interi album avevano un accompagnamento acustico, come Beatles For Sale. Ancora oggi è un gran piacere riascoltare la tipica pennata fluida di John: I’ll Be Back, No Reply, I’m A Loser, Help! e Norwegian Wood ne sono solo alcuni esempi.

Nel febbraio del 1968 i Beatles andarono in India dal Maharishi Mahesh Yogi per un corso di meditazione. John e Paul portarono con sé due Martin D28, con le quali composero molto del materiale che fece poi parte del White Album. Questa permanenza in India, oltre ad essere una fonte di ispirazione, permise specialmente a John di apprendere, aiutato dal suo compagno di avventura Donovan, la tecnica del fingerpicking. Così sono nate alcune delle più intense canzoni del White Album, come Dear Prudence, Happiness Is A Warm Gun e Julia.

In quel periodo i Beatles amavano gli strumenti nudi, senza ornamenti superflui. Dopo aver esplorato la psichedelia con i suoi colori sgargianti, c’era stato un ritorno alla natura che li avrebbe portati a una fase di “sverniciatura”. La nuova abitudine di scartavetrare le chitarre derivava dal loro soggiorno in India, quando c’era stato un riavvicinamento ai temi e agli aspetti basilari di Madre Natura, che sarebbe sfociato anche nella composizione di alcune canzoni a tema (come Mother Nature’s Son e Child Of Nature).

Si era giunti alla conclusione che, una volta privati delle rifiniture e delle verniciature, gli strumenti suonassero meglio, come se tornassero a respirare liberi da “pesanti” sovrastrutture. Anche questo era un pensiero tipico di quegli anni. L’operazione “nature” fu messa in pratica al ritorno in Inghilterra, prima delle sessioni per il nuovo disco, e interessò diversi strumenti, tra cui le chitarre della Epiphone e il basso Rickenbacker di Paul e avrebbe coinvolto anche la batteria di Ringo (e perfino il portone d’ingresso della Apple venne dipinto di un colore bianco candido, E la copertina dell’album pubblicato in quel periodo era, “naturalmente”, bianca: il White Album.

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Martin Guitar D28
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Qualche Stratocaster e la “Rocky”

Nel 1965 durante la registrazione di Help! e soprattutto di Rubber Soul, i Beatles cominciarono a sperimentare nuove chitarre. John e George presero due Stratocaster color Sonic Blue, pre-CBS, con il tremolo e il manico in palissandro. George usò questa Fender probabilmente per il solo di You’re Going To Lose That Girl e sicuramente per quello di Nowhere Man (grande esempio, questo, dell’eleganza e della semplicità dello stile di Harrison) e nelle parti soliste di Fixing A Hole.

Quella di George Harrison era una Strato fabbricata nel 1961 di colore Sonic Blue, la stessa che poi, negli anni della psichedelia, avrebbe dipinto a mano con colori fluorescenti Day-Glo, un tipo di vernice all’epoca considerata una novità tecnologica. Da allora la chitarra fu soprannominata “Rocky”.

In seguito, nel 1969, aggiunse ulteriori dettagli, come la scritta “BEBOPALULA” sul corpo e un ritratto di Eric Clapton sulla paletta, utilizzando lo smalto per unghie preso in prestito dall’allora moglie Pattie Boyd. Clapton dipinto da George con lo smalto di Pattie: primi “sintomi” del più celebre triangolo amoroso del rock?

Gossip a parte, la Fender ha celebrato questo iconico strumento con modelli signature, tra cui una serie limitata Custom Shop nel 2020 e una riedizione Artist Series nel 2022.

Altri strumenti Fender e la Telecaster Rosewood

Per la registrazione di Sgt. Pepper’s Paul usò, oltre alla Epiphone, una Fender Esquire, col manico in palissandro, con la quale eseguì il solo di Good Morning, Good Morning. Nel 1968 John e George ebbero dalla Fender due prototipi di Telecaster Rosewood (chitarra tutta di palissandro prodotta solo per tre anni), un basso Jazz sunburst e un basso a sei corde, chiamato Bass VI.

Questi due bassi furono usati da George in Back In The USSR (il Jazz), Hey Jude (il Bass VI), Birthday, Honey Pie e in alcune session di Abbey Road; da John in Helter Skelter, Rocky Raccoon, Back In The USSR (dove vengono usati due bassi) e nella versione filmata di Let It Be. Generalmente nelle Get Back Sessions quando Paul suonava il piano, John o George suonavano uno dei due Fender Bass.

La Telecaster Rosewood fu la chitarra principale per George nelle Get Back Sessions del 1969 e durante il concerto sul tetto della Apple il 30 gennaio 1969, La chitarra era stata modellata appositamente dalla Fender per George ed era stata costruita dai liutai Roger Rossmeisl e Philip Kubicki. Il modello era molto particolare per via del legno utilizzato, il palissandro, e non il più comune ontano, frassino o acero utilizzato fino ad allora.

La Rosewood era priva di vernice, per cui erano molto visibili tutte le striature irregolari del legno lungo tutto il corpo. Ma la storia di questo splendido strumento non termina certo sul tetto, e nasconde particolari poco noti. Alla fine del 1969, dopo una lunga assenza dai palcoscenici George si unì al gruppo Delaney & Bonnie per un tour inglese. Con il gruppo guidato da Delaney Bramlett e sua moglie Bonnie, c’era anche un nutrito gruppo di artisti del giro del blues inglese, tra cui Eric Clapton, Bobby Whitlock, Dave Mason, Jim Gordon, Bobby Whitlock, Rita Coolidge, Bobby Keys e Jim Price. George aveva visto il gruppo dal vivo, in una data londinese, e ne era rimasto colpito. Clapton, amico per la pelle, lo invitò ad unirsi a loro per le restanti date e lui accettò con entusiasmo.

Quando il gruppo passò a casa Harrison, con il pullman carico di strumenti, un George molto riconoscente si presentò con un regalo per Delaney Bramlett, anche conoscendo la sua passione per le chitarre: aveva tra le mani la preziosa Fender Telecaster Rosewood e, con molta nonchalance, la porse a Delaney, il quale rimase tra il sorpreso e l’incredulo ma abbracciò George e accettò il gentile omaggio. Dopo molti anni, nel 2004, Delaney la mise all’asta; George non c’era più da tre anni, e lo strumento fu venduto a più di 400.000 dollari: l’aveva comprata Olivia, la vedova di George, che la riportò a casa nel suo posto naturale.

Gli autori

Mauro Teti scrive di musica e cultura per Auralcrave, Il Buscadero e L’Isola che non c’era. Su Milano Free si occupa di musica e impegno sociale, con un focus particolare sui progetti per le categorie protette. Già collaboratore di Musica 361 e formatore in comunicazione digitale ed Excel, unisce rigore analitico e sensibilità narrativa per esplorare storie e suoni d’autore, alla ricerca di nuovi significati da raccontare.

Vincenzo Oliva è saggista e storico della musica. Autore di volumi di riferimento sui Beatles (The Beatles – Let It Be. Il concerto sul tetto e le sessioni della discordia, Girl. L’universo femminile nella vita e nelle canzoni dei Beatles, Help! Tutte le canzoni e gli album che i Beatles hanno realizzato con altri musicisti), è coautore di importanti monografie su John Lennon e Paul McCartney. La sua pubblicazione più recente, scritta con Ruggero Menin, è Le fiabe di Anderson. I Jethro Tull tra concept, parodia e prog.

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