La storia dei Beatles è un argomento che continua ad affascinare e appassionare milioni di fan nel mondo, anche a più di cinquant’anni dallo scioglimento della band. Le prospettive con cui questa storia è stata raccontata sono molteplici e affascinanti. In occasione dell’uscita del nuovo disco da solista di Paul McCartney, The Boys of Dungeon Lane, Planet Guitar, grazie a questo articolo di Mauro Teti e Vincenzo Oliva, la ripercorre attraverso le chitarre e i bassi che i Fab Four hanno utilizzato nella loro magnifica carriera.

Da Amburgo alla leggenda: le chitarre dei primi Beatles
Tra l’agosto del 1960 e il dicembre 1962 i Beatles, nella loro prima formazione con John, Paul, George, Pete Best e Stuart Sutcliffe, oltre a suonare stabilmente al Cavern di Liverpool, si esibirono in estenuanti show ad Amburgo.
Il primo ingaggio glielo aveva procurato un manager più o meno improvvisato di nome Alan Williams, e fu lì che in pratica si fecero strada nella loro ascesa verso il professionismo e il successo planetario che sarebbe arrivato di lì a poco. Per loro, quattro sbarbatelli di provincia, l’esperienza tedesca fu una gavetta d’altri tempi, davvero dura e caratterizzata da tanti episodi e imprevisti, di cui alcuni molto singolari.
Nei loro vari soggiorni tedeschi, il gruppo suonò in diversi locali di St. Pauli, il famigerato quartiere a luci rosse di Amburgo, a partire dall’Indra Club, dove pernottavano in condizioni estreme nel retro di un cinema, il Bambi-Kino, passando poi ai più dignitosi Kaiserkeller e Top Ten, per poi arrivare allo Star-Club. E sempre ad Amburgo incisero il loro primo disco come band di supporto a Tony Sheridan e, particolare non proprio trascurabile, tentando di imitare gli esistenzialisti bohémien tedeschi, inventarono la celebre pettinatura a caschetto, quella “mop-top” che li avrebbe caratterizzati per i primi anni.
Quando partirono per il loro primo ingaggio, insieme a loro a bordo di un pulmino malridotto caricarono i loro strumenti personali, tra cui le chitarre elettriche che avevano acquistato per le serate al Cavern: John aveva una Hofner 126/B, George una cecoslovacca Neoton Grazioso poi ribattezzata Futurama Resonet, Paul una scassatissima Rosetti Solid 7, Stuart un basso Hofner President 333. Tuttavia, le cose sarebbero cambiate in fretta: e fu proprio ad Amburgo che cominciarono a cambiare.
In questo articolo cercheremo di ripercorrere, in breve, la storia dei Beatles attraverso le principali chitarre e bassi impiegati dal gruppo tra 1961 e il 1970.
Il sound dei Fab Four
Prima di entrare nel dettaglio di ogni singolo strumento, spendiamo due parole su quello che è stato il sound dei Fab Four. Sarebbe infatti molto riduttivo identificare il loro stile di comporre ed interpretare le canzoni, così sfaccettato, pieno di sfumature ed in continuo cambiamento ed evoluzione, con l’uso di un tipo particolare di chitarra o di amplificatore.
Certamente i suoni presenti e squillanti della Gretsch Duo Jet (quella che appare sulla copertina dell’album solista di George Cloud Nine), così come quelli caldi della Gretsch Country Gentleman o del basso Hofner, e quelli inconfondibili della Rickenbacker 12 corde hanno contribuito a determinare il marchio di fabbrica della musica dei Beatles, e soprattutto alla sua evoluzione che ancora oggi ha pochi eguali.
Il loro caratteristico sound inizia a prendere corpo prima nelle cantine fumose di Liverpool e poi, come abbiamo visto, nei locali di strip-tease di Amburgo dove i Beatles eseguivano cover dei successi dei loro idoli. Soltanto in seguito, dopo cotanta gavetta, sarebbe arrivata la clamorosa evoluzione attraverso il beat, il pop, e infine con la maturità le sperimentazioni e le alchimie degli ultimi lavori che hanno segnato un’epoca.
Paul diventa un bassista: l’Hofner 500/1
Proprio ad Amburgo, durante il soggiorno del 1961, Stuart Sutcliffe, primo titubante bassista, abbandonò definitivamente il gruppo per restare in Germania con la sua ragazza, la fotografa Astrid Kircherr. Fu allora che Paul, fino ad allora chitarrista ritmico, divenne il bassista dei Beatles dopo un rapido confronto con John e George.
Ricorda Paul:
“Nessuno di noi voleva passare al basso: fino ad allora il bassista era solo un il tipo che se ne stava nelle retrovie, mentre noi tutti volevamo stare davanti, essere carini e soprattutto rimorchiare… ma quando Stu rimase ad Amburgo e uscì dal gruppo, bisognava sostituirlo. Ci riunimmo per discuterne, quando mi accorsi che tutti guardavano me! Certo, non avrei mai potuto dire a un tipo come John “suonalo tu il basso”, anche perché lui aveva da poco comprato una splendida Rickenbacker. Di noi tre chitarristi, io ero l’unico che non aveva una chitarra presentabile. Dunque, se avessi detto di voler continuare a suonare la chitarra, mi avrebbero certamente risposto di procurarmene una più decente. E quelli erano tempi magri…”.
Così, Paul comprò un nuovo basso a forma di violino in un negozio di Amburgo, uno strumento a cassa vuota, con finiture marroni, a scala scorta, con due pickup, uno vicino alla tastiera e l’altro in posizione centrale, tra il ponte e la tastiera stessa.
McCartney ha ricordato anche che, a volte, Sutcliffe montava sul suo basso delle corde di pianoforte, perché un set di corde per basso costava molto e non era neanche facile da trovare:
“Quando eravamo in difficoltà, rubavamo le corde dal pianoforte di qualche club e le montavamo sul basso. E quando passai al basso, provai a fare la stessa cosa con la mia vecchia chitarra Rosetti; andai avanti così per un po’ finché non si spaccò…. Ed era così vecchia che non valeva neanche la pena ripararla. Continuai per qualche settimana con il vecchio Hofner 333 di Stu, che suonavo alla rovescia essendo mancino, fino a quando non trovai un negozio nel centro di Amburgo che aveva in vetrina un Hofner 500/1 a 20 sterline. Era un buon prezzo, ed il basso era leggero e maneggevole, con un manico piccolo e stretto che mi permetteva di eseguire scale molto veloci, così lo acquistai”.
L’Hofner 500/1 fu il basso principale di Paul dal 1961 al 1965, e successivamente lo alternò al basso Rickenbacker.
Nel 1963 Paul comprò una nuova versione del 500/1, fondamentalmente uguale alla precedente ma con il pickup centrale spostato al ponte. Infine nella primavera del 1964 la Selmer, casa distributrice in Inghilterra della Hofner, diede a McCartney un altro modello con le finiture dorate.

link, CC BY-SA 3.0 NL
Alla ricerca del basso perduto
Ma il “vecchio” 500/1 del 1961 avrà sempre un posto nel suo cuore e verrà utilizzato saltuariamente in studio. Questo basso storico ha una lunga incredibile storia, ricostruita recentemente nel documentario della BBC McCartney: The Hunt For The Lost Bass, che riassumiamo qui per gli appassionati del genere.
Quando intorno al 1965 il basso, leggermente danneggiato, venne portato dal liutaio Selmer, a Tottenham Court Road, per essere riparato, venne anche riverniciato, ma la verniciatura Sunburst aveva una particolare gradazione di rosso, che risulterà decisiva per riconoscere lo strumento dopo oltre 50 anni!
Infatti accadde che, all’inizio degli anni ‘70, con Paul che aveva già intrapreso la carriera post Beatles, il basso venne rubato nella zona di Notting Hill a Londra, insieme a parte dell’attrezzatura dei Wings. Malgrado denunce, indagini, appelli e ricerche, il prezioso basso (affettivamente parlando), non verrà mai ritrovato per alcuni decenni. Ma nonostante il trascorrere dei decenni, McCartney perseverò, fino a creare una vera e propria squadra investigativa che esaminasse ogni dettaglio dello strumento per mettere in atto un’operazione di ricerca piuttosto unica. Ovviamente fioccarono decine di segnalazioni, vere o false, di avvistamenti. Ma una di queste, giunta addirittura nel 2023, si rivelerà attendibile.
Una certa Cathy Guest, di Hastings, lesse la storia e ricordò un vecchio basso simile a quello descritto, abbandonato da anni nella soffitta di casa, così pensò di farlo vedere allo staff di Paul. Lo strumento venne esaminato dai tecnici della MPL e poi, finalmente, anche da Paul in persona, il quale riconobbe immediatamente la particolare verniciatura rossa, alcuni dettagli della vecchia riparazione, e addirittura la custodia originale con il velluto interno verde. Il basso verrà restaurato e tornerà come nuovo.
Questo particolare strumento, insieme alla 325 e alle due prime Gretsch di George, fu uno dei simboli del look dei Beatles nei turbolenti ed entusiasmanti anni della Beatlemania.
Gibson J-160E: l’acustica dei Beatles
I Beatles facevano un grande uso di chitarre acustiche. Lennon ed Harrison comprarono due chitarre J-160E uguali nell’estate del 1962, giusto in tempo per la registrazione del primo singolo Love Me Do. La J-160E è una chitarra acustica dalla caratteristica forma round-shouldered (spalla arrotondata), con un pickup single-coil posizionato alla fine della tastiera, due manopole di controllo sulla cassa, top laminato, fondo e fasce in mogano, tastiera in palissandro, intarsi a trapezio, finitura Sunburst.
Fu la chitarra acustica principale di John e George per molti anni, sia nei concerti che in sala d’incisione, dove veniva registrata, a seconda dei casi, direttamente col pickup, con il microfono, o con entrambi. Per sperimentare nuove sonorità, spesso il pickup fu spostato dalla posizione originaria, portandolo tra la buca e il ponte. La J-160E rimase la chitarra acustica più usata da Lennon per tutta la sua carriera da Beatle ed anche oltre.

link, autore: Lauren Gerson, CC0 1.0
Le Gibson di George Harrison
Oltre alla già citata J160E Harrison, dal 1965 in poi, suonò diverse Gibson. Eccone un elenco con alcune note sintetiche.
- ES-345: molto simile alla 335 ma con i segnaposizione a doppio parallelogramma, con un controllo di toni a sei vie (Varitone, come la Lucille di B.B. King) e con un circuito stereo. George usò questa chitarra nel filmato promozionale di Ticket To Ride e nelle session di Rubber Soul.
- SG Standard: usata nel 1966 per la realizzazione del singolo Rain/Paperback Writer e dell’album Revolver. È una Gibson stile diavoletto, pre-1966, finitura Cherry, parti nichelate, due pickup humbucking e leva Gibson tipo Vibrola.
- Les Paul: nell’agosto del 1968 Harrison ricevette in regalo questa Les Paul, chiamata “Lucy”, da Eric Clapton che l’aveva usata per il lavoro solistico di While My Guitar Gently Weeps. George la suonò in Cry Baby Cry e Sexy Sadie, e nella maggior parte delle tracce di Abbey Road. Lucy fu poi rubata e finì in Messico, ma Harrison riuscì alla fine a rintracciarla e a riscattarla scambiandola con un’altra Les Paul J200. Mentre Lennon rimaneva fedele alla sua J160E, George usò quasi sempre questa acustica Jumbo dalle session del White Album in poi.

link, CC BY-SA 3.0
Le Gretsch di George Harrison
George cominciò ad usare la Gretsch 6122 Country Gentleman nell’estate del 1963 per la registrazione di She Loves You e dell’album With The Beatles. Fu anche la principale chitarra negli spettacoli fino al 1964. La si può vedere infatti nei filmati degli storici concerti della Royal Command Performance a Londra e del Washington Coliseum nella prima tournée americana.
Le Country Gentleman sono caratterizzate da due magneti Gretsch Filter Tron, leva del vibrato Bigsby B-6, zero fret, segnaposizioni ad unghietta, doppio stoppato per i bassi e gli acuti, doppia spalla mancante. Il modello di Harrison, detto anche “King George” e prodotto nel 1962-63, è caratterizzato dal colore marrone molto scuro, dalle meccaniche Grover Imperial Treesteps, dai feltrini rossi degli switch degli stoppati. Nel 1965 questo strumento ebbe una tragica fine: legata al portabagagli di una macchina cadde fuori e si spaccò senza nessuna possibilità di riparazione.
George ha suonato la Gretsh Tenessean 6119 in studio nel 1964 e 1965, ed è stata la chitarra principale nel tour mondiale del 1965 che toccò anche l’Italia. Tutto l’album Beatles For Sale è suonato con la Tennessean. La si può ascoltare distintamente nel solo e negli abbellimenti di I’m A Loser e Words Of Love, in Honey Don’t e I Don’t Want To Spoil The Party in stile Perkins.
La Tennessean, modello meno lussuoso e rifinito rispetto alla Country Gentleman (nessuna delle sue parti è dorata) monta due pickup Gretsch Hi-Lo Thron, leva Bigsby, segnaposizione ad unghietta, binding semplice solo sul top, finitura rosso ciliegia, zero fret, battipenna argentato, effe dipinte in nero con bordino bianco, una spalla mancante. Anche Lennon durante le session di Revolver ha usato una Gretsch mod. Nashville.

link, PDM 1.0
Gli autori
Mauro Teti scrive di musica e cultura per Auralcrave, Il Buscadero e L’Isola che non c’era. Su Milano Free si occupa di musica e impegno sociale, con un focus particolare sui progetti per le categorie protette. Già collaboratore di Musica 361 e formatore in comunicazione digitale ed Excel, unisce rigore analitico e sensibilità narrativa per esplorare storie e suoni d’autore, alla ricerca di nuovi significati da raccontare.
Vincenzo Oliva è saggista e storico della musica. Autore di volumi di riferimento sui Beatles (The Beatles – Let It Be. Il concerto sul tetto e le sessioni della discordia, Girl. L’universo femminile nella vita e nelle canzoni dei Beatles, Help! Tutte le canzoni e gli album che i Beatles hanno realizzato con altri musicisti), è coautore di importanti monografie su John Lennon e Paul McCartney. La sua pubblicazione più recente, scritta con Ruggero Menin, è Le fiabe di Anderson. I Jethro Tull tra concept, parodia e prog.
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