Una frase durissima su Angus Young è tornata improvvisamente a circolare tra gli appassionati di rock, ma il titolo che sta facendo discutere racconta solo una parte della storia. Dietro quella battuta sugli AC/DC c’è infatti una riflessione molto più ampia di Pete Townshend sul rapporto tra tournée, creatività e crescita artistica. E soprattutto c’è un dettaglio fondamentale che cambia completamente il contesto della vicenda.

Torna al centro dell'attenzione l'intervista di Pete Townshend in cui critica Angus Young e gli AC/DC per la loro creatività.
Angus Young, Pete Townshend – © Raph_PH, link, CC BY 2.0 – © Phyllis Keating, link, CC BY-SA 2.0

La frase che ha riacceso il dibattito

La discussione nasce dalla ripubblicazione di una storica intervista di Pete Townshend da parte di Guitar Player. Nel passaggio più citato, il chitarrista dei The Who afferma:

«Penso che molti grandi musicisti rimangano congelati nel tempo a causa della loro ossessione per la strada. Guardate gli AC/DC. Non hanno mai smesso di andare in tour e Angus indossa ancora quegli stupidi pantaloncini. Suona ancora brillantemente ed è uno dei miei chitarristi preferiti, ma la band è decisamente bloccata in un solco.»

Cosa ha detto davvero Pete Townshend

Il punto centrale del ragionamento non era criticare il valore musicale degli AC/DC. Al contrario, Pete Townshend definisce apertamente Angus Young uno dei suoi chitarristi preferiti.

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Secondo il musicista inglese, il problema nasce quando la carriera di una band è dominata solo dalle tournée e lascia poco spazio alla sperimentazione creativa in studio.

Perché parlava proprio degli AC/DC

Gli AC/DC vengono presi come esempio di una band rimasta fedele alla propria identità per decenni. Per Townshend, questa continuità artistica può diventare anche un limite se non viene affiancata da nuove esperienze creative.

È una riflessione generale sul processo compositivo più che un giudizio sull’importanza della band nella storia del rock.

Il ruolo dello studio di registrazione

Nella stessa intervista, infatti. Pete Townshend spiega che il suo home studio è sempre stato il luogo in cui sviluppare idee, registrare demo e sperimentare nuovi suoni prima di portarli nei dischi e nei tour dei The Who. E tra

Per lui la creatività nasce anche dallo spazio dedicato alla composizione, una filosofia che contrappone al ritmo incessante delle tournée. È questo il vero tema dell’intervista che oggi è tornata a far discutere.

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Giuseppe Ruocco