Dopo averlo annunciato in anteprima sulle pagine di Planet Guitar, abbiamo finalmente assistito ad uno degli eventi rock dell’anno. Il ritorno degli AC/DC dal vivo è stato un evento spettacolare e che ha richiamato oltre centomila fan a Reggio Emilia, pronti a scatenarsi al ritmo del puro rock proposto dalla band australiana per l’unica data italiana del Power Up Tour. Vi raccontiamo com’è stato questo incredibile concerto, visto e ascoltato dalla Red (Leonardo) e dalla Orange Zone (Riccardo). 

The Pretty Reckless: hard rock e bellezza da New York 

Come richiesto dall’organizzazione, arriviamo con largo anticipo alla RCF Arena e l’atmosfera è già di festa. Moltissimi fan delle più svariate età e tante famiglie dimostrano quanto gli AC/DC siano una band che è stata in grado, in cinquant’anni di carriera, di raggiungere un vastissimo pubblico. Qualche tuono ci accoglie mentre raggiungiamo la Orange Zone, ma non abbiamo paura. Anzi, vediamo anche l’arcobaleno e siamo speranzosi che la serata sarà asciutta ed elettrizzata solo dalle note degli AC/DC.

Rimaniamo piacevolmente stupiti dall’organizzazione: l’arena è molto bella e il flusso è ben controllato. Entriamo rapidamente e ci rendiamo conto che la pendenza del terreno rende possibile vedere bene il palco anche dai settori posti più indietro. Aspettiamo solo la conferma che anche il suono sia ottimale ma, per quanto riguarda la location, siamo contenti. Ci sembra il posto giusto per sentire un grande concerto rock.

Anche l’attesa si riesce ad ingannare molto bene, grazie ad una playlist convincente. Dai Black Sabbath a Eric Clapton, dai Free ai Deep Purple, dai Guns N’ Roses alla Jimi Hendrix Experience, ascoltiamo tanto rock classico e facciamo amicizia con i tanti appassionati che stanno arrivando sul posto da ogni parte d’Italia e d’Europa. 

Ore 19:05 e siamo pronti a sentire la band di apertura, i The Pretty Reckless. La band newyorkese, capitanata da Taylor Momsen, attrice e modella che forse ricorderete per il film Il Grinch e per la serie Gossip Girl, ha l’arduo compito di scaldare i centomila presenti alla RCF Arena questa sera. Death by Rock and Roll è il primo brano che ascoltiamo e Taylor, con il suo vestitino rosso, la giacca in pelle e gli stivali neri è davvero rock e ci conquista fin da subito. L’abbiamo anche vista da vicino prima del concerto, quando è andata allo stand di una radio per un’intervista, e vi possiamo confermare che è davvero molto carina.

Bello il sound della band, molto classico e inquadrato nel genere. Ci piace anche la chitarra lead di Ben Phillips, che ci sembra proprio essere una Gibson ES-335.

Gibson ES-335 Dot Vintage Ebony

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Follow Me Down è già il terzo brano, dall’inizio molto erotico. È chiaro che è Taylor il fulcro dell’esibizione e i pezzi girano, anche se, dobbiamo ammettere, per la portata dell’evento ci aspettavamo un’altra band in apertura, o magari un terzo gruppo nella line up della serata. Quello dei The Pretty Reckless è un hard rock moderno ed estremamente ritmato, con largo uso di note profonde e basse.

“Italia! I’m gonna try to speak a little bit of Italian for you guys” e in effetti Taylor ci prova, ma non possiamo dire di aver capito quello che voleva dirci. Il brano seguente però, Witches Burn, dedicata alla donne, è finora il brano che ci convince di più. “Vi amo Italia” che Taylor urla in chiusura invece riusciamo a capirlo benissimo. Il pezzo successivo è il primo pubblicato dalla band, Make Me Wanna Die, e al pubblico viene chiesto di cantarla. Taylor gioca molto con i fan, calcando tutto il palco con movimenti quasi sessuali e la sua carica erotica è molto rock.

“Grazi Italia” ci dice Taylor prima di attaccare Going to Hell, brano che troviamo molto a tema se pensiamo a chi salirà sul palco tra poco. Anche Heaven Knows ci convince e seguiamo l’invito di Taylor per battere il tempo del pezzo, mentre Ben si scatena nel lunghissimo solo. Per l’ultimo brano anche Taylor imbraccia una chitarra: Take Me Down chiude un onesto set di circa un’ora, buono per aprire le danze e, soprattutto, per farci innamorare della carichissima frontwoman.

AC/DC: una band ancora in alto voltaggio 

Cambio palco canonico e finalmente vediamo il muro di Marshall che ci aspettavamo. Notiamo che il palco è costruito su due livelli, con delle scale rosse decorate da fulmini a destra e a sinistra e una passerella centrale che si estende verso le prime file del pubblico. Il colpo d’occhio nell’arena ormai è veramente spettacolare, il sole tramonta alle nostre spalle e sono scomparse le nuvole minacciose all’orizzonte. Sale l’adrenalina e la carica elettrica è ben percepibile tra il pubblico, mentre noi avanziamo un po’ verso il palco. Quando alle 20:25 appare lo storico logo della band con la scritta PWR/UP TOUR sui maxischermi… capiamo che ci siamo per davvero!

Alle 20:45 parte il video di lancio: una muscle car sfreccia verso Reggio Emilia, diretta all’Arena RCF. Dal prato, vicino alle scale del palco, si intravede Angus Young, già impaziente di fare la sua comparsa. Il video termina con la macchina che arriva direttamente sul palco e si scatena il boato del pubblico, così potente che avrebbero potuto sentirlo fino a Bologna. Il volume sale alle stelle e gli AC/DC attaccano con If You Want Blood (You’ve Got It).

La band sale sul palco e la folla esplode: tutti iniziano a saltare freneticamente e a cantare. Un brivido collettivo di pura adrenalina attraversa la spina dorsale di ogni presente, il volume è così alto che le orecchie sono già messe a dura prova, promettendo un sicuro acufene. Eppure, come disse una volta Ozzy Osbourne, “Se la musica è troppo alta, allora tu sei troppo vecchio”, e noi siamo ben felici del volume che stiamo sentendo!

“Come stai Bologna, Imola, Emilia. It’s good to see you!” ci saluta Brian Johnson, prima che Angus ci proponga il micidiale riff di Back In Black. Il suono è proprio quello che ricordiamo, immutato dopo 44 anni dalla pubblicazione su disco, martellante e micidiale, ma dal vivo. La band esegue poi la nuova Demon Fire, contenuta nell’ultimo disco Power Up, pubblicato nel 2020. Poi si passa a Shot Down in Flames, già più frenetica e perfetta per caricare il pubblico. Sono ovviamente partiti fin da subito anche i giochi di luci sul palco, coordinati con ogni singolo brano. E Angus com’è? È partito alla grande e, anche se ormai canuto, si ricorda ancora benissimo come si fa. La sua Gibson SG è già infuocata e ci regala la prima duck walk della serata, una delle sue tipiche mosse, ispirata dal leggendario Chuck Berry.

Gibson SG Standard EB

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Gibson SG Standard HC

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Gibson SG ´61 Standard VC

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Tuttavia, è con Thunderstruck che la Red Zone finalmente si scatena. Purtroppo, come in ogni concerto, un esercito di persone con il telefono in mano riprende ogni singolo momento. Tra il pubblico, però, appena parte il ritornello di questo leggendario brano del 1990, i veri fan decidono di mostrare cosa significa davvero essere a un concerto degli AC/DC. Circa 30 persone si uniscono in un pogo sfrenato, finalmente travolte dall’euforia. Ora sì che siamo a un concerto rock! A dire il vero Angus ci è parso un pochino arrugginito sul classico riff del pezzo, ma sull’assolo recupera ampiamente punti.

Dopo Have a Drink on Me è il momento di Hells Bells, con l’iconica campana che scende sul palco, seguita dai profondi rintocchi. Questo elemento scenico è probabilmente uno dei pochi rimasti del corredo che accompagna la band sul palco, ed è ancora molto efficace. Intanto Angus, tra una duck walk e l’altra, inizia a perdere pezzi del suo costume: prima la giacca da scolaro, poi il cappello e la cravatta, diventando sempre più carico ed energico ad ogni brano completato. Non fa mai mancare, inoltre, il saltino finale che chiude ogni pezzo con stile.

Shot In The Dark è un altro brano estratto dal nuovo album, mentre Stiff Upper Lip è la title track del disco del 2000. Brian ci sembra reggere particolarmente bene, con la sonorità che ci aspettavamo, anche se le pause tra un brano e l’altro non sono mai brevi. Apprezziamo lo sforzo e ci ricordiamo che ha 76 anni compiuti.

Anche su Shoot to Thrill la band riesce a regalarci una grande performance e le corna rosse accese tra il pubblico, sicuramente il gadget più venduto della serata, contribuiscono a creare un gran colpo d’occhio. La scaletta propone sostanzialmente un grande greatest hits della carriera della band, con tanti brani cantati originariamente da Bon Scott, come ad esempio Sin City del 1978. È un piacere ascoltare Angus finalmente dal vivo, ora è anche più caldo e ci sembra suonare meglio dei primi pezzi. Il suono della sua SG è davvero inconfondibile. e non sta fermo un attimo. All’età di 69 anni, lo scolaro più famoso della storia del rock ha ancora tantissimo da insegnare.

Dopo Rock’n’Roll Train, pezzo del 2008 estratto dall’album Black Ice, un’ora di concerto è già volata via, ma abbiamo ancora moltissimo da ascoltare. Dirty Deeds Done Dirt Cheap è un altro brano molto cantato, dove apprezziamo il bellissimo gioco di luci e l’assolo a base di trilli. Angus è ormai caldissimo e canta anche un pezzo dell’ultima strofa, prima di scatenarsi sul finale infuocato. Questo è puro rock and roll alla vecchia maniera.

Con High Voltage torniamo invece agli albori della band, e questo pezzone clamoroso, che non ha perso assolutamente smalto e potenza, è ancora basilare e immediato, proprio come l’intero sound degli AC/DC. Potremmo cantare questo ritornello all’infinito, ma quando parte Angus stiamo tutti zitti per forza di cose. Il volume è assordante su Riff Raff, un altro brano del ‘78 e l’intro e l’outro sono tutti affidati alla sua SG Custom, in finitura nera con battipenna bianco e hardware dorato.

You Shook Me All Night Long, si trasforma in una sorta di abbraccio collettivo, che fa venire la pelle d’oca a tutti i presenti, mentre il fuoco sul palco accompagna Highway to Hell, con Angus che indossa anche lui le corna, proprio come sull’iconica copertina del disco. Poi arriva il turno della canzone più dura e veloce di tutto il repertorio, Whole Lotta Rosie, dove la Red Zone si trasforma in una bolgia animalesca, che riesce a coinvolgere persino la gente che è stata con i cellulari accesi per tutto il tempo. Nessuno riesce a resistere e starsene in disparte, questo è il miracolo della fratellanza dei concerti! Mentre Rosie appare sui maxischermi (sono finiti i tempi dell’enorme gonfiabile), il finale è tutto per Angus, ed è magnifico. Come fa a saltellare a destra e a sinistra come un giovane ribelle? Davvero non c’è lo spieghiamo.

Let There Be Rock è un altro manifesto della band, dove le strofe sono caratterizzate dal basso e dalla batteria e poi Angus parte con il riffone sul ritornello, per poi prendersi tutto il palco. Sono ben due infatti gli assoli che ci propone: il primo su una pedana rialzata, da cui governa la folla e si rotola per terra come ai vecchi tempi. Per il secondo, invece, sale le scale e raggiunge la parte alta del palco, per regalarci uno dei migliori momenti della serata. Angus ha ancora la stessa forza e passione che aveva da ragazzino e si diverte a fare lo showman, dimostrando che il rock rende le sue leggende, letteralmente, degli immortali.

“Buonanotte e mille grazie” dice Brian, ma non ci crede nessuno. T.N.T. non poteva non esserci in scaletta, ed è il primo bis, mentre la chiusura è affidata a For Those About to Rock (We Salute You), un altro dei grandi inni della band. Vediamo i classici cannoni sul palco (un altro elemento scenico che è per fortuna sopravvissuto) e sul finale il cielo è illuminato da uno spettacolo di fuochi d’artificio dal palco e da un tripudio di suoni.

Nessuna presentazione della band e nessun saluto e ringraziamento particolare a Stevie Young alla chitarra ritmica, Matt Laug alla batteria e a Chris Chaney al basso; il leggendario Malcom Young non viene mai ricordato. Gli AC/DC sono una band senza fronzoli e formalismi e lo confermano anche da queste piccole cose. Cinque rocker alla vecchia maniera, venuti a Reggio Emilia per suonare e fare casino. Mentre siamo in macchina (il contro esodo è stato complesso), riflettiamo sulla potenza del rock e su serate come queste.

Nonostante qualche piccola difficoltà dovuta all’età di Brian e Angus e la scaletta accorciata rispetto alle prime due date tedesche (ventuno canzoni invece di ventiquattro), il concerto è stato straordinario, carico di un’energia travolgente che ha superato ogni aspettativa. Rispetto alla data di Imola del 2015, dove il gruppo era apparso più sottotono, questa serata ha visto gli AC/DC al massimo della loro potenza. Hanno fatto ballare, scatenare e persino commuovere i centomila spettatori di Reggio Emilia, regalando loro una notte indimenticabile. Gli AC/DC sono tornati e ci hanno ricordato perché sono delle leggende. Speriamo di rivederli presto, perché concerti così rimangono nel cuore per sempre.


Scaletta:

The Pretty Reckless

  1. Death by Rock and Roll
  2. Since You’re Gone
  3. Follow Me Down
  4. Loud Love
  5. Witches Burn
  6. Make Me Wanna Die
  7. Going to Hell
  8. Heaven Knows
  9. Take Me Down

AC/DC

  1. If You Want Blood (You’ve Got It)
  2. Back in Black
  3. Demon Fire
  4. Shot Down in Flames
  5. Thunderstruck
  6. Have a Drink on Me
  7. Hells Bells
  8. Shot in the Dark
  9. Stiff Upper Lip
  10. Shoot to Thrill
  11. Sin City
  12. Rock ‘n’ Roll Train
  13. Dirty Deeds Done Dirt Cheap
  14. High Voltage
  15. Riff Raff
  16. You Shook Me All Night Long
  17. Highway to Hell
  18. Whole Lotta Rosie
  19. Let There Be Rock
  20. T.N.T.
  21. For Those About to Rock (We Salute You)


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Riccardo Yuri Carlucci
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