Per The Edge lo spessore delle corde non è un dettaglio da poco e può cambiare il carattere del suono di una chitarra. Il chitarrista degli U2 aveva già espresso una posizione molto netta nel 1982, criticando chi sceglieva corde leggere per facilitare l’esecuzione. E le sue preferenze tecniche raccontano qualcosa di interessante anche sul suo rapporto con due chitarre diventate parte della sua identità.

© Remy, link, CC BY 4.0

The Edge contro le corde leggere: «Sacrificate il suono»

Utilizzare corde più sottili per suonare velocemente può sembrare una scelta conveniente, ma secondo The Edge c’è un prezzo da pagare. Il chitarrista degli U2 aveva affrontato la questione già nel gennaio 1982 e la sua posizione era piuttosto categorica:

«Le corde leggere sono una mezza illusione. Aiutano a suonare se si punta sulla velocità, ma si sacrifica il suono».

Il chitarrista sosteneva inoltre che i musicisti della generazione di Jimi Hendrix utilizzassero corde più pesanti e che la differenza fosse percepibile nelle registrazioni. Nella stessa intervista criticava l’abitudine sempre più diffusa di scegliere corde sottili, accusando i chitarristi di essere diventati un po’ pigri.

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Per The Edge la scelta delle corde faceva parte del modo in cui un musicista affrontava lo strumento. Alleggerire la tensione poteva rendere alcune esecuzioni più semplici, ma non era necessariamente la strada migliore per ottenere il suono desiderato.

Quali corde utilizzava The Edge sulla Explorer e sulla Stratocaster

L’intervista del 1982 contiene anche un dettaglio importante per chi si occupa di chitarre e cambi corde, ed è fan di The Edge .

All’epoca The Edge utilizzava due configurazioni differenti a seconda dello strumento.

Sulla Gibson Explorer montava corde Ernie Ball .010. Sulla Fender Stratocaster, invece, sceglieva corde Gibson .011, con un Mi basso da .056.

Non erano quindi configurazioni estreme, ma rappresentavano una scelta precisa rispetto ai set più leggeri già disponibili all’epoca.

La differenza tra spessori diversi non riguarda soltanto la sensazione sotto le dita. Lo spessore delle corde influenza la tensione necessaria per raggiungere l’intonazione corretta, la risposta alle pennate, il comportamento durante i bending e il modo in cui lo strumento reagisce alle diverse dinamiche.

Questo non significa che una muta più pesante produca automaticamente un suono migliore. Il risultato dipende anche dalla costruzione della chitarra, dai pickup, dall’amplificazione e soprattutto dal modo di suonare.

Jimi Hendrix, B.B. King e Billy Gibbons: non tutti sono d’accordo

La posizione di The Edge diventa ancora più interessante quando si confronta con le scelte di altri grandi chitarristi.

Il primo nome chiamato in causa è proprio Jimi Hendrix. Ma su questo punto la ricostruzione del chitarrista degli U2 merita una precisazione.

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Roger Mayer, tecnico di Hendrix, aveva raccontato che il chitarrista utilizzava una muta composta da .010, .013, .015, .026, .032 e .038.

La particolarità era soprattutto la terza corda .015, scelta per ottenere un equilibrio specifico tra le diverse corde.

Mayer aveva anche spiegato che la risposta elettrica delle corde dipende dal quadrato del loro diametro, un elemento che contribuisce a determinare il bilanciamento del volume tra le diverse note.

Anche B.B. King aveva un’opinione decisamente diversa da quella di The Edge. Il leggendario bluesman preferiva corde molto leggere e riuscì persino a convincere Billy Gibbons degli ZZ Top a riconsiderare le proprie convinzioni.

Gibbons raccontò che, quando King provò la sua chitarra, gli domandò perché si stesse sforzando così tanto. Il consiglio del bluesman era semplice: «Light is all right», ovvero anche le corde leggere vanno benissimo.

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Giuseppe Ruocco