Otis Rush è sinonimo di Blues. Con il suo stile unico fatto di note lunghe e bending sofferenti e la voce potente, Rush è stato un’icona del genere, influenzando moltissimi  musicisti tra cui Michael Bloomfield, Peter Green ed Eric Clapton. Rush era mancino e suonava come tale; tuttavia, le sue chitarre montavano le corde in ordine inverso rispetto allo standard, ovvero con il Mi basso come prima corda e via via fino al Mi cantino posizionato come ultima. Non vi è dubbio alcuno che questo abbia contribuito al suo suono caratteristico ed unico. In questo articolo, esploreremo la carriera, i successi, lo stile chitarristico e la strumentazione di questo grande artista del blues. Ho pensato di farvi ascoltare qualcosa imitando il suo stile inconfondibile!

© Martin Bond / Alamy Stock Photo

La nascita di una leggenda

Otis Rush è nato il 29 aprile 1935 a Philadelphia, Mississippi. Cresciuto in una famiglia povera, Rush ha trovato la sua passione per la musica fin da giovane, imparando a suonare la chitarra intorno agli 8 anni e ascoltando i grandi del blues come Muddy Waters e Howlin’ Wolf. La sua famiglia si trasferì a Chicago nel 1949, dove Rush iniziò a mettere radici nella scena musicale blues della città con lo pseudonimo di Little Otis. Suonava in tutti i club blues del South e West Side della città, maturando show dopo show uno stile che strizzava l’occhio a quello di Muddy Waters. 

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“Mi sono trasferito da Philadelphia, nel Mississippi a Chicago nel 1949. Avevo anche una famiglia piuttosto numerosa: quattro fratelli e due sorelle. E si può dire che stavo cercando di trovare me stesso, sai, trovare quella parte di te stesso che non ha nessun altro, quel piccolo qualcosa di speciale che rende una persona ciò che è.

Vivevamo a Chicago tra la 31esima e Wentworth, in un appartamento, e mi comprai la mia prima chitarra, una piccola Sears da pochi soldi, credo, e qualcuno mi portò a sentire una band che suonava in un locale. È una cosa molto difficile da capire al giorno d’oggi; voglio dire che il primo gruppo che ho sentito in vita mia è stato Muddy Waters, con Jimmy Rogers alla chitarra e Junior Wells all’arpa! Come si fa a trovare di meglio?”

Carriera e successi

Il debutto discografico di Otis Rush avvenne nel 1956 con il singolo I Can’t Quit You Baby, pubblicato per l’etichetta Cobra Records. Questo brano è diventato rapidamente un successo, posizionandosi al numero 6 nella classifica R&B di Billboard e consolidando la reputazione di Rush come uno dei principali artisti emergenti del blues.

Alcune delle successive pubblicazioni videro anche Ike Turner e Jody Williams alle chitarre.

Il suo stile vocale distintivo, caratterizzato da una miscela di passione e malinconia, catturò l’attenzione del pubblico e dei critici musicali. Le sue esibizioni dal vivo erano intense e coinvolgenti, con Rush capace di trasmettere emozioni viscerali attraverso la sua musica.

La Cobra Records fallì nel 1959 e Rush firmò un contratto di registrazione con la Chess Records nel 1960. Registrò otto brani in totale per l’etichetta; sei di questi furono in seguito inclusi nell’album Door to Door del 1969, una compilation che conteneva anche registrazioni Chess di Albert King. Dopo qualche canzone incisa prima per la  Duke Records nel 1962, poi per la Vanguard tre anni più tardi, nel 1969 registrò il suo album Mourning in the Morning che fu pubblicato dalla Cotillion Records. Registrato ai FAME Studios di Muscle Shoals, in Alabama, l’album fu prodotto da Michael Bloomfield e Nick Gravenites. Il sound proposto ondeggiava fra soul e rock e rappresentò senza dubbio una nuova direzione artistica per Rush.

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Nel 1971 vennero completate le registrazioni dell’album Right Place, Wrong Time a San Francisco per la Capitol Records. Tuttavia, quest’ultima decise poco prima della data di lancio di non pubblicarlo. Il disco vide la luce solo nel 1976, quando Rush acquistò il master dalla Capitol e lo fece pubblicare dalla P-Vine Records in Giappone. La Bullfrog Records lo pubblicò negli Stati Uniti poco dopo. Da allora l’album ha guadagnato la reputazione di uno dei suoi migliori lavori. 

Tra i suoi successi più memorabili ci sono brani come All Your Love (I Miss Loving), Double Trouble e So Many Roads, So Many Trains. Queste canzoni hanno catturato l’essenza del blues, con testi struggenti e arrangiamenti musicali capaci di dare voce ai sentimenti, all’amore, al dolore e alla disperazione, il tutto entro i confini di 12 battute.

Lo stile chitarristico di Otis Rush

Otis Rush ha dato un contributo inestimabile al blues elettrico. Era noto per il suo uso innovativo della chitarra elettrica che univa tecnica raffinata ed emotività espressiva, consentendogli di creare suoni intensi e avvolgenti. Usava ad esempio voicing non canonici nel diteggiare gli accordi, creando sonorità davvero originali.  

Il suo marchio di fabbrica era senza dubbio il vibrato; potente e molto “largo” quasi a sconfinare i limiti dell’intonazione. La cosa davvero interessante era che Otis amava vibrare anche le triadi e non solo le note singole durante gli assoli. E vibrare tre note contemporaneamente con tre dita diverse genera un inevitabile effetto chorus ed una comunicazione ricca di pathos. Rush era maestro nel creare atmosfere cupe e intense attraverso il suo strumento ergendosi a vero caposcuola del blues minore, più triste e malinconico rispetto al blues maggiore.

“A volte mi sento più felice – o dovrei dire più soddisfatto – quando me ne sto seduto nella mia casa vuota a suonare il blues con la mia chitarra. Non importa che sia collegata o meno, mi piace in entrambi i modi, quindi a volte sono piuttosto rumoroso e altre, invece, mi si sente a malapena. Ma per me, in ogni caso, è il momento in cui suono e canto al meglio.”

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La strumentazione di Otis Rush

Nel corso della sua carriera, Otis Rush ha utilizzato una serie di chitarre elettriche per creare il suo suono distintivo. Ai tempi della Cobra Records amava usare una Fender Stratocaster ma poco dopo iniziò a suonare una Epiphone Riviera, chitarra semi-hollow con pickup mini humbucker. Otis ne tagliò l’estremità della paletta poichè, pare, la custodia che possedeva era leggermente più corta della chitarra! 

Passò poi alle semiacustiche Gibson e non disdegnò qualche passaggio su una Fender Jaguar.

Beh, ci sono due chitarre che mi piacciono molto: le mie Gibson semi-hollow e le Fender Strat. Posso scegliere la Gibson 345 o 355, ma qualsiasi semi-hollow fa al caso mio.”

Per quanto riguarda gli ampli, Rush ha usato per molto tempo un Fender Bassman 4×10, passando poi ai combo Mesa/Boogie.

Eredità e influenza

Anche se la sua carriera ha avuto alti e bassi, l’eredità di Otis Rush nel mondo della musica è indiscutibile. Il suo impatto sul blues e sulla chitarra elettrica è duraturo, con molte delle sue registrazioni considerate pietre miliari del genere.

Numerosi artisti hanno citato Rush come fonte di ispirazione, tra cui Eric Clapton, Stevie Ray Vaughan, Jimmy Page e Joe Bonamassa. Il suo stile unico e la sua voce penetrante hanno influenzato intere generazioni di musicisti, contribuendo a plasmare il panorama musicale del XX secolo e oltre.

Otis Rush ci ha lasciato il 29 settembre 2018, ma la sua voce, la sua chitarra ed il suo spirito ribelle resteranno per sempre nella memoria di coloro che amano il vero blues.

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Matteo Bidoglia